Ben Sherwood.
...
.
...
L'uomo che mangi il 747.
...
.
...
Titolo originale: The Man Who Ate the 747. 2000.
Traduzione di: Alessandra Montrucchio.
2002. Instar Libri, TORINO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Ormai quell'aereo era parte di lui.
Questa  la storia del pi grande amore di tutti i tempi.
Comincia cos l'avventura di J. J. Smith, Controllore dei Record per il Guinness dei Primati, uomo ordinario in cerca dello straordinario. J. J. ha certificato il bacio pi lungo, la pi lunga buccia di mela, il pi lungo botto di un tappo di champagne. Ovunque vada gli aspiranti primatisti si contendono la sua attenzione: i bambini lo circondano saltando speranzosi sui trampoli, gli adulti lo implorano di guardarli mentre si reggono in equilibrio sulla testa. Ma J. J. ha un problema. A quanto pare i suoi record sono noiosi, o scopre in fretta qualcosa di originale o verr licenziato.
J. J. parte allora per la sperduta cittadina di Superior; in Nebraska, a caccia di un primato senza precedenti. L, nel cuore degli Stati Uniti, un mastodontico contadino di nome Wally Chubb sta mangiando un Boeing 747 per dimostrare il proprio amore a Willa Wyatt, la direttrice del quotidiano locale.
Tra i campi di mais di questo sterminato territorio perennemente spazzato dal vento, anche J. J. verr travolto dalla passione e scoprir che i cuori, al pari dei record, possono essere infranti, e che le cose pi belle, in fondo, non si lasciano misurare.
...
.
...
L'AUTORE.
...
.
...
Ben Sherwood  senior producer dei programmi d'informazione serali della NBC. Nato e cresciuto in California, ha studiato a Harvard e Oxford. Attualmente vive a New York. Ha ricevuto l'Emmy Award per i suoi servizi sulla guerra del Kosovo e sull'alluvione in Mozambico, e due Edward R. Murrow Award per il miglior notiziario televisivo.
Scrive regolarmente per il New York Times, il Washington Post e il Los Angeles Times. L'uomo che mangi il 747  il suo primo romanzo. Nel settembre del 2000, Superior; la cittadina del Nebraska dove ambientata la storia di questo libro, gli ha conferito la cittadinanza onoraria.
...
.
...
A Dorothy Sherwood e in memoria di Richard Sherwood.
...
.
...
I record mondiali riportati in queste pagine sono veri, cos come i luoghi dove si svolge la vicenda.
Il resto  inventato.
...
.
...
Questa  la felicit: dissolversi in qualcosa di completo e di grande.
E quando questo avviene, avviene naturalmente come il sonno.
Willa Cather, La mia Antonia.
...
.
...
Quanto ai record...
...
.
...
Questa  la storia del pi grande amore di tutti i tempi. Un'affermazione bizzarra, magari esagerata, ma fidatevi.
Sono stato Controllore dei Record per il Guinness dei Primati, il Libro dei Record, e ne ho vagliate di affermazioni stravaganti.
Il pi alto, il pi basso, il pi veloce, il pi lento, il pi vecchio, il pi giovane, il pi pesante, il pi leggero, e tutti quelli fra i due estremi.
Ho convalidato la grandezza.
In foreste pluviali, deserti, capanne di fango e ville signorili, ho guardato uomini e donne saltellare su trampoli a molla, acchiappare al volo con la bocca acini d'uva, pizzicare i dischetti del gioco delle pulci, lanciare escrementi secchi di vacca, tenere bottiglie di latte in equilibrio sulla testa. Volevano un riconoscimento. Insistevano per avere un posto nella storia. Stabilire se ne erano degni spettava a me.
A New York ho guardato Kathy Wafler pelare la pi lunga buccia di mela della storia: 52 metri e 52 centimetri senza interruzioni.
Nello Sri Lanka ho cronometrato quanto tempo Arulanantham Suresh Joachim  rimasto in equilibrio su un piede solo: 76 ore e 40 minuti. Le nostre verifiche si basano su regole rigidissime, perci ho controllato che il signor Joachim
non appoggiasse mai il piede libero su quello a terra, e che non usasse niente per sostenersi o bilanciarsi. Nell'ex repubblica sovietica della Georgia ho certificato che Dimitrij Kinkladze aveva alzato 47,2 chilogrammi con le orecchie reggendoli per dieci minuti(1). Ancora a New York ho calcolato il volo pi lungo di un tappo di champagne sparato da una bottiglia non manipolata e non riscaldata: 54 metri e 18 centimetri.
Ho fotografato Jon Minnoch, la persona pi pesante nella storia della medicina, 1 metro e 85 centimetri per oltre 635 chili(2).
Ho passato il metro intorno ai 213 centimetri del giro vita di Bill e Ben McRrary, del North Carolina, i gemelli pi pesanti del mondo. Ho calcolato la lunghezza delle unghie attorcigliate di Shridhar Chillal, 615 centimetri. Ho registrato la crisi di starnuti di Donna Griffith, 978 giorni di seguito, e documentato l'attacco di singhiozzo di Charles Osborne, durato 68
anni. Ho compitato lettera per lettera la pi lunga parola in lingua inglese: pneumonoultramicroscopicsilicovolcanoconiosis(3). La mia specialit: tutto ci che  superlativo. Anche se ammetto con serenit di essere un uomo sommamente medio. Per altezza, peso e origini sono un esempio di normalit: 1 metro e
75, 76 chili, nato e cresciuto nel Midwest. Il mio nome, John,  comunissimo. Il mio cognome, Smith,  quanto ho di pi vicino a un record mondiale. E il pi diffuso nel mondo anglofono: negli Stati Uniti sono 2 382 500 le persone che ne condividono l'originalit. Io mi faccio chiamare J. J. perch era cos che
mia madre mi distingueva da mio padre, John Smith, dal padre di mio padre, John Smith, dal padre del padre di mio padre e da tutti i John Smith della Terra.
Eppure, a dispetto della mia natura ordinaria, anch'io voglio parlare di grandezza, anche se di un tipo che non entrer nel Libro. Sono stato testimone del pi incredibile tentativo di record di tutti i tempi, e questo mi ha fatto capire qualcosa che mi era sfuggito in tanti anni da Controllore. Prima credevo che le meraviglie del mondo fossero misurabili, calcolabili, quantificabili.
Ora non pi.
Nelle pagine che seguono ho ricostruito quella straordinaria vicenda, presentando i fatti che io stesso ho certificato.
Forse vi verr voglia di verificare se tali eventi sono nel Libro, beh, non troverete neanche un cenno al riguardo, neanche una nota a pi di pagina o un asterisco. E per quanto setacciate il Midwest, con i suoi palazzi di pannocchie e i suoi giganteschi gomitoli di spago, non incontrerete mai una statua o un segno che attesti quella singolare impresa. N monumenti ufficiali, n iscrizioni scolpite nella pietra, e nemmeno un museo o una deviazione panoramica con bancarella dei souvenir vi faranno fermare e chiedere: Ma  successo davvero?
Per scoprire la verit dovete andare in una cittadina nel cuore degli Stati Uniti, dove la gente bada al raccolto, alla famiglia e alla fede. Restateci per un po', drizzate le orecchie, e ascolterete delle panzane - cos vi sembreranno - su un uomo che avrebbe mangiato un aereo. S, un aereo. Lo so, pare un'assurdit, e neppure gustosa, ma prendete la macchina, dirigetevi a nord, oltrepassate il mulino, superate due morbide colline e arriverete a un declivio coperto di granturco. Guardate oltre la fattoria rossa, vicino al granaio, vedrete una larga ferita nella terra.
Lo squarcio misura esattamente 70 metri e 66 centimetri, ed  tutto ci che rimane di quel tentativo. E un luogo inverosimile, ma la storia lo  ancora di pi. Per credeteci, anche solo un po', potreste liberarvi della corazza che vi difende dai
vostri sentimenti e vi fa attraversare la vita come sonnambuli. Potreste scoprire la grandezza dove meno ve l'aspettavate. Potreste addirittura decidere di fermarvi una volta per tutte e di rischiare, come ha fatto Wally Chubb, un agricoltore che ha amato una donna al punto da mangiare un jumbo jet per lei.
Forse quel posto e quegli eventi metteranno a dura prova la vostra razionalit, forse andranno contro le leggi della fisica
e della biologia, ma lasciateli entrare nella vostra vita e scoprirete una semplice verit: inseguiamo sogni folli e desideriamo ci che non possiamo avere quando le gioie pi grandi sono a portata di mano. Basta riconoscerle.
...
.
...
Note.
1. Potr interessarvi sapere che l'orecchio sinistro del signor Kinkladze
(in grado di sollevare 31,5 chili)  considerevolmente pi forte di quello destro (15,7 chili).
2. Il signor Minnoch non va confuso con Robert Earl Hughes, per decenni l'uomo pi pesante del mondo, che raggiunse un peso massimo di 481 chili e fu sepolto in una bara grande quanto la cassa di un pianoforte.
3. Secondo l'Oxford English Dicticmary, parola dal significato incerto che pare identifichi una malattia polmonare causata dall'inalazione di polvere di silice, ma usata soprattutto come esempio di termine molto lungo.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
All'ombra di un antico ponte, i due giovani si stringevano con grande decisione, le labbra sigillate e le braccia allacciate. Un bacio determinato, senza ombra di dolcezza o sentimento. E
loro apparivano rigidi, goffi, come colleghi d'ufficio sgattaiolati per un attimo sulle indolenti rive della Senna, o studenti di una vicina cole che imparavano i primi rudimenti dell'amore.
Non molto lontano, dietro un cordone di velluto rosso, un branco di fotografi starnazzanti catturavano l'abbraccio con i loro zoom. I flash lampeggiavano, le videocamere riprendevano.
E i due baciatori continuavano a stringersi risoluti. Dietro di loro, sulle gradinate, centinaia di spettatori li incoraggiavano.
- Allez! Vive la France! - grid un ragazzo.
- Courage! - disse una donna.
Dai lampioni dell'Ile Saint-Louis pendevano bandiere sgargianti.
Rmy Martin, Evian, Air France, Wrigley's, aziende orgogliose di sponsorizzare la commedia della passione. A sorvegliare la scena c'erano alcuni uomini vestiti in modo impeccabile, compiaciuti dell'eccezionale affluenza di pubblico.
In mezzo a tutta quella confusione, J. J. Smith sedeva tranquillo al tavolo del giudice. Aveva trentaquattro anni, i capelli
mossi e castani, il naso dritto e proporzionato e il viso ovale, forse un po' troppo delicato. Emanava una certa autorit. Indossava un blazer blu con uno stemma dorato sul taschino, pantaloni di lino e scarpe scamosciate. Un esame pi attento avrebbe rivelato che sulle spalle c'erano alcune sfilacciature, che l'orlo della giacca era appiccicato alla fodera interna con lo scotch, mentre i calzoni erano leggermente gualciti e le scarpe un po' consunte. Ma dei vestiti J. J. non si curava affatto.
Aveva cose pi importanti cui pensare. Davanti a lui, sul tavolo, c'era un libricino nero e spesso. Osservava i baciatori, poi consultava le pagine. Fino a quel momento neppure una violazione del regolamento ufficiale.
- Gradisce qualcosa, monsieur? - gli domand una ragazza sbattendo le ciglia. Indossava un prendisole leggero, e dal suo collo di cigno pendeva una catena con le credenziali. Erano molto solleciti, quelli dello staff francese. - Magari un bicchiere di vino?
- Non, merci - rispose J. J. Un bicchiere di vino l'avrebbe ridotto uno straccio. Si ubriacava molto facilmente. - Grazie.
Sto bene cos.
- Sono a sua disposizione - disse la ragazza con un sorriso.
J. J. la guard allontanarsi, una sagoma sottile nel sole.
A sua disposizione. Certo. Si asciug la fronte, sorseggi un po' d'acqua minerale da una bottiglia e diede un'occhiata alla folla gallica.
Nel record del bacio pi lungo c' qualcosa che richiama orde di spettatori. Sempre. Un anno prima, a Tel Aviv, erano in migliaia a guardare Dror Orpaz e Karmit Tsubera che battevano il vecchio record. J. J. aveva cronometrato ogni secondo di quelle 30 ore e 45 minuti in piazza Rabin. Poi si era precipitato con i vincitori all'ospedale Ichilov, dove la coppia era stata ricoverata per disidratazione e spossatezza. Adesso, a Parigi, in un giorno di primavera, altri due ragazzi si trovavano a un passo dall'impresa. Erano gli ultimi due rimasti dei seicento iscritti iniziali.
Quello del bacio  un record molto semplice. Non richiede capacit particolari. Farcela  pi una questione di resistenza che di sentimento, di forza pi che di passione. Le regole sono elementari: le labbra non possono mai staccarsi, i concorrenti devono rimanere in piedi e non  permesso riposarsi o andare al bagno. Alcune norme aggiuntive servono a complicare la gara. La numero 4 era la preferita di J. J.: La coppia deve sempre essere sveglia. La numero 7, per quanto difficile da far osservare, era particolarmente dura per chi aveva una scarsa forza di volont e la vescica debole: Non sono ammessi assorbenti n pannoloni.
Ma vincere quelle sfide logistiche era una bazzecola. Mentre i novellini abbandonavano il campo dopo le prime otto-dieci ore, morti di fame e di sete, i concorrenti pi scafati risolvevano i problemi nutrizionali con una cannuccia, qualche beverone iperproteico e del Gatorade. Le labbra screpolate, un effetto collaterale che si verificava di quando in quando, venivano rapidamente ammorbidite con il burrocacao.
L'unica cosa davvero seccante era farsi venire voglia di baciare una persona, una qualsiasi, per giorni, stringendola, avvinghiandosi a lei. Una sola volta J. J. si era innamorato di una donna al punto che avrebbe potuto baciarla tanto a lungo.
Emily faceva l'agente di viaggio. L'aveva incontrata in una paninoteca vicino all'ufficio. Era un po' pi vecchia di lui, brillante e acuta. I suoi discorsi erano cos caotici che non si riusciva a seguirli, ma alla fine portavano sempre a qualcosa di originale e di logico. Emily aveva un modo di baciarlo che gli piaceva, un'esplorazione gentile che prendeva in considerazione ogni parte del suo corpo.
- Baciare te  come baciare un Paese straniero - gli aveva detto una volta, sulla porta dell'agenzia di viaggi. -  misterioso.
Come tutti i posti in cui vai e la gente che incontri.
Quando J. J. le aveva chiesto di sposarlo, lei aveva accettato, ma nessuno dei due sentiva una fretta impellente di andare all'altare. Erano passati i giorni, i mesi, gli anni, e lui aveva
continuato a inseguire record nei quattro angoli della Terra.
I suoi viaggi diventavano sempre pi lunghi, la sua devozione al Libro sempre pi profonda. Poi, una mattina, il discorso d'addio di Emily si era riversato nella camera da letto. Lui stava riempiendo il suo trolley.
- Tu passi la vita a cercare la grandezza - aveva detto Emily, rimettendo l'anello nella custodia di velluto. - Cerchi cose che io non posso darti. E io non voglio passare la vita a deludere le tue aspettative.
- Ma io ti amo - aveva detto lui. - Davvero. - La decisione di Emily non aveva senso. Secondo i calcoli di J. J., il loro quadriennale fidanzamento non aveva nemmeno sfiorato il record assoluto, 67 anni, detenuto da Octavio Guiln e Adriana Martnez, di Citt del Messico.
Emily gli aveva rivolto un sorriso sghembo. - Sai tutto su chi  stato il pi veloce ad arrampicarsi su una palma da cocco, o sul cavolfiore pi grande del mondo, ma non sai qual  la cosa pi importante dell'amore. - Si era asciugata una lacrima dagli occhi color del mare. -  quella l'unica forma di grandezza che conta, e spero che un giorno la troverai anche tu.
L'aveva amata? E lei, lo aveva amato? Quel giorno era partito per la Finlandia, dove si teneva l'annuale campionato del mondo di Corsa con la Moglie. Quando Imre Ambros, dell'Estonia, aveva trionfato portandosi in spalle Annela Ojaste lungo un percorso a ostacoli di 235 metri in 1 minuto 4 secondi e
50 centesimi, J. J. aveva iniziato a interrogarsi sulla natura dell'amore. I giorni passavano, e il torpore si diffondeva nel suo corpo come un gelo strisciante.
- Ancora tre minuti - url una donna. Sull'enorme cronometro digitale della Swatch lampeggiava un 30,42,01.1 baciatori, esausti, si sostenevano a vicenda. Braccia e gambe tremavano per lo sforzo. Un ufficiale di gara pass loro dell'acqua Evian con due cannucce. La donna ciucci da un angolo della bocca, poi gett in terra la bottiglia, che and in frantumi sui ciottoli.
Era il momento della verit, il record stava per essere infranto.
Ancora tre minuti, poi ci sarebbero stati titoli di giornali, una copertura televisiva a tappeto, e J. J. avrebbe firmato una tregua con la sede centrale. Aspettavano da un pezzo che sancisse un record. I suoi ultimi viaggi di verifica non erano andati molto bene. Il mese prima, in Germania, uno Jodler aveva cambiato 21 toni di voce in un secondo, peccato che il record fosse 22. E ancora prima, un podologo con un disturbo respiratorio aveva toccato, russando, i 92 decibel, purtroppo il record mondiale era 93. Pareva difficile imputargli questi fallimenti, ma il suo capo non la pensava cos.
Se quei due ragazzi fossero rimasti incollati per altri novanta secondi, al suo rientro a casa J. J. avrebbe ricevuto un'accoglienza trionfale, si sarebbe rilassato un po', rimesso in pari con il lavoro d'ufficio e dedicato alle domande d'iscrizione. Poi avrebbe dato una mano a sfornare l'edizione di giugno e trascorso le ultime sere calde dell'estate nei posti economici dello Yankee Stadium.
Presto sarebbe arrivato l'autunno, e in un baleno Natale.
Le stagioni e gli anni correvano via cos, senza quasi lasciare traccia, eccetto i volumi del Libro sul suo scaffale. Quattordici edizioni, quattordici anni.
A sessanta secondi dalla fine ci fu il primo brutto segno.
La coppia di baciatori inizi a oscillare. Le gambe del ragazzo traballarono, gli occhi gli si rovesciarono indietro. Le ginocchia gli cedettero. Lei si sforz di tenerlo su, badando a non staccare le labbra. Lo afferr disperatamente per la cintura, ma lui sembrava voler scivolare in terra attraverso le gambe dei pantaloni. La testa gli cadde di lato, con la mascella allentata.
Lei la raddrizz sudata e tremolante, premendo ancor pi le labbra contro la debole, sfinita faccia del compagno. Sbirci il cronometro con un occhio iniettato di sangue. Ancora dieci secondi, dieci. Lo baci furiosamente. Poi il suo corpo ebbe un fremito, e all'improvviso le forze l'abbandonarono. Il ragazzo si accasci, e lei gli si butt addosso. Stravolta in viso, cerc la sua bocca, baciandolo con tutte le sue forze.
Tre metri pi in l, J. J. schiacci con riluttanza il pulsante rosso che gli stava di fronte.
30,44,56.
Si alz in piedi in preda alla nausea.
- Niente record - annunci.
La folla trattenne il respiro.
Mancava cos poco, soltanto quattro secondi. Ma le regole sono regole. Stava male per i due baciatori, si sentiva a pezzi.
L'idea di guardarli negli occhi gli risultava intollerabile. Non esistono compromessi quando si tratta di record mondiali. La posta  troppo alta.
- Impossible! - grid uno spettatore. I medici si precipitarono a soccorrere il ragazzo, che era ancora a terra. Uno gli premette sulla faccia la maschera dell'ossigeno, un altro gli auscult il battito. La donna piangeva sdraiata sul suo compagno, mentre i cameramen studiavano l'angolazione migliore per le riprese.
J. J. chiuse il regolamento e lo fece scivolare nella sua valigetta di cuoio consunto. Quando si alz, le gambe gli scricchiolarono;
erano state trentuno lunghe ore. Si sistem il blazer e prese il trolley sotto il tavolo. Poi cerc di sgusciare tra la folla, stando attento a non incrociare i due sconfitti.
- Solo un paio di domande - lo richiam un giornalista, due passi dietro di lui.
- Mi spiace, - disse J. J. - la limousine mi aspetta. Sono in ritardo per il volo.
- A quando un'altra gara di baci?
- Contatti la sede centrale. Le daranno certamente una risposta.
J. J. gir l'angolo e scomparve in Rue Saint-Louis en l'Ile.
Camminava in fretta, la valigia sbatacchiava violentemente alle sue spalle. Voleva scappare da quel fallimento, e in fretta. Voleva allontanarsi dai concorrenti senza record da festeggiare, dai cronisti senza storie da raccontare. Che cosa avrebbe detto al suo capo? Un altro buco nell'acqua. Alcuni isolati pi avanti,
quando fu sicuro che nessuno lo seguiva, chiam un taxi. La sede centrale non pagava la limousine.
- Charles de Gaulle, per favore - disse al conducente. - Il mio aereo parte fra quaranta minuti.
- Oui, monsieur. Non si preoccupi. - Il tassista si tuff nel traffico. Poi, con uno sguardo perplesso, osserv il suo passeggero nello specchietto retrovisore. - Lei  del Guinness dei Primati, vero? L'ho vista l'altra sera in TV, alla gara di baci.
J. J. sorrise. Con tutte quelle apparizioni televisive, ogni tanto succedeva che qualcuno lo riconoscesse per strada. E inevitabilmente...
- Qual  stata la corsa in taxi pi lunga della storia? - domand il conducente.
- Andata e ritorno Londra-Citt del Capo - rispose J. J. - Tassametro fuso. 35 000 chilometri per 62 908 dollari.
- Vorrei avere la stessa fortuna.
Sfrecciarono in Rue de la Paix. Non c'erano molte macchine in giro.
- Di dov'? - domand il tassista.
- New York - rispose J. J. - Il posto pi fantastico della Terra.
- Sbagliato - lo schern il tassista. - Il posto pi fantastico della Terra  Parigi. Il cibo, le donne, la vita...
- S, s, lo dicono tutti. Ma  New York il pi fantastico.
- No, monsieur- insist il tassista. - A New York vivono tutti l'uno sull'altro. Come sardine.
- Ma no. Abbiamo delle belle case con tanto spazio.
Il tassista emise uno sbuffo di protesta - pffff- e accese la radio.
J. J. chiuse gli occhi. New York o Parigi? Non gli piaceva discutere.
Ovunque andasse, la gente voleva sempre dire la sua su che cosa era il meglio o il peggio. Specialmente quando riconoscevano il suo blazer blu con lo stemma dorato.
S, aveva preso in considerazione l'idea di passare il fine settimana a Parigi. Conosceva Hlne, una divorziata che aveva un bistrot in Rue de Buci. Hlne gli preparava cene prelibate,
e di notte gli offriva il calore del suo corpo. All'orecchio gli sussurrava che non voleva niente in cambio, ma il suo sguardo, i suoi abbracci d'addio che duravano troppo, lo lasciavano con una sensazione di disperata tristezza.
Adesso voleva solo tornare a casa.
Ripens all'accusa che Emily gli aveva mosso pochi anni prima, quella di non saper niente dell'amore. J. J. l'aveva presa come una sfida. Era diventato un ricercatore infaticabile, deciso a imparare tutto sull'argomento. Aveva letto i classici e i romanzetti rosa, fatto indigestione di Shakespeare e di Shelley, studiato Marte e Venere, imparato a memoria l'opera omnia di Deepak Chopra, approfondito l'antropologia, la biochimica e la psicologia da Freud a Ruth.
Era anche uscito con qualche ragazza, e aveva dato e ricevuto in pari misura piacere e delusioni. In conclusione l'amore, quello vero, sembrava lontano quanto Messier 31, una nebulosa a spirale che ruota nella Grande Galassia di Andromeda, l'oggetto pi distante visibile a occhio nudo: 231 milioni di anni luce dalla Terra.
Ma una cosa J. J. l'aveva imparata, una cosa che aveva verificato ripetutamente e senza possibilit di errore. Le relazioni occasionali, quelle che capitano durante i viaggi, finiscono sempre con qualcuno che soffre. Cos decise di non chiamare Hlne.
Fermarsi a Parigi per il fine settimana avrebbe anche significato consolare i primatisti mancati della gara di baci. Conosceva fin troppo bene quell'orribile spettacolo. Ormai la folla se n'era andata, le bandiere colorate non c'erano pi, gli spazzini avevano ripulito le strade dagli ultimi rifiuti. Sotto l'arco del ponte, nell'ombra, i medici avevano smesso di prestare soccorso al ragazzo, ma lui era ancora l, per terra. Le cifre sul cronometro erano immobili.
30,44,56.
Quell'uomo collassato e quella donna in lacrime erano arrivati a quattro secondi dal record mondiale. A quattro secondi
dall'essere immortalati in uno dei pi grandi best seller di tutti i tempi. A quattro secondi dalla storia.
Negli anni J. J. aveva consolato migliaia di sconfitti, uomini e donne che avevano passato intere nottate chiedendosi che cosa sarebbe cambiato se... Per il Libro contava solo vincere.
Arrivare secondi significava l'oblio. L'esperienza peggiore l'aveva vissuta con un disperato pilota pakistano dell'Air France, che voleva a tutti i costi gli fosse riconosciuto il record della caduta pi lunga senza paracadute. Risucchiato fuori della cabina a causa di una strana decompressione durante il volo, era precipitato per 10150 metri finendo in un lago, e in qualche modo ne era uscito vivo. J. J. era andato a trovarlo a Islamabad, dove il pilota era costretto a letto, mummificato nelle bende con trentasette ossa rotte. Una meticolosa indagine aveva dimostrato che per soli dieci metri non c'era stato nessun nuovo record. Il posto nella storia spettava ancora a Vesna
Vulovic, una hostess iugoslava che era caduta per 10.160 metri quando il DC-9 su cui viaggiava era esploso sopra la Cecoslovacchia.
Saputa la notizia, il pilota pakistano aveva pianto cos a lungo sulla spalla di J. J. che il pregiato blazer blu si era tutto inzuppato.
No, non era proprio il caso di star l a perdere tempo, e neanche di disturbare i ricordi. Troppe volte si era lasciato coinvolgere, si era fermato pi del necessario, si era preoccupato oltre il suo dovere. Con la pratica aveva imparato. In fondo non poteva fare niente. Lui doveva verificare e basta. I sentimenti erano solo un impaccio, e davanti a lui, da qualche parte, c'era sempre un altro record.
- Con quale compagnia vola, monsieur? - domand il tassista.
J. J. controll sul biglietto. La sede centrale lesinava su ogni centesimo.
- Dollarjet - rispose. Era a sette, lunghe ore da casa.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Il palazzo su East Fourth Street si stava sgretolando mattone dopo mattone. Davanti all'entrata era stravaccato un senzatetto con le braccia e le gambe divaricate, e una copia della rivista Martha Stewart Living aperta sul torace nudo. J. J. lo scavalc con attenzione, vide che non avevano aggiustato l'ascensore e arranc per le scale sudice fino al quinto piano, dov'era il suo appartamento.
New York, la citt pi fantastica del mondo.
La porta era spalancata. La luce disegnava uno sfocato rettangolo bianco sul polveroso pavimento di legno. J. J. pos le valigie e appese con cura la giacca nell'armadio a muro del corridoio. - Ehil! - grid.
Come al solito la casa era un macello. In un angolo c'era una piccola pagoda di contenitori da asporto dell'Empire Szechuan.
J. J. s'infil a fatica tra i fornelli e il frigo, stipati nell'ingresso.
All'inizio, quando si era trasferito l dal Midwest, l'agente immobiliare l'aveva convinto che molte case di Manhattan avevano gli elettrodomestici della cucina nell'ingresso, o addirittura in soggiorno. Le pareti erano di un bianco spento, costellate a intervalli irregolari di rachitiche cornici nere: fotografie
di persone cos familiari da essere quasi la sua famiglia.
C'era il finlandese Henri Pellonp, che aveva ucciso il maggior numero di zanzare nei cinque minuti del campionato mondiale; c'era il neozelandese Alan McKay, che aveva fatto la bolla di sapone pi grande del mondo, 32 metri di diametro, con una cannuccia, del detersivo per i piatti e un po' d'acqua;
e c'era Joni Mabe, della Georgia, che possedeva una verruca di Elvis Presley: ufficialmente la reliquia umana pi strana del mondo.
- Signora Bumble! - chiam J. J. - Sono a casa!
In fondo all'angusto soggiorno, china sotto le tristi tende della finestra, la sua anziana vicina del piano di sopra innaffiava i girasoli in un vaso sul davanzale. Indossava un cappottone logoro e una lobbia, e aveva le cuffiette.
- Signora Bumble?
La donna non fece una piega. Continu a innaffiare. Lui le tocc dolcemente una spalla, e lei si gir. Solo allora. J. J. sent il gracchiare metallico del Walkman: Lite a Virgin di Madonna.
- Ciao, caro - disse la signora Bumble. Grosse chiazze di fard le si incresparono sulle guance. - Non pensavo che saresti tornato cos presto. Com' andato il viaggio?
- Parigi  sempre Parigi - rispose J. J., e le porse una bottiglia di buon Chardonnay che aveva preso al duty free. - 
per lei.
- Oh, grazie. Sono scesa per la posta, e per offrire un bicchierino ai miei amici. - La signora Bumble si volt verso i girasoli.
Erano di plastica, ricoperti della polvere nera che saliva dalla citt. Pul le foglie sintetiche a una a una con uno straccio morbido, poi ci spruzz sopra altra acqua. - Allora? Hai conosciuto qualche ragazza?
- Era un viaggio di lavoro - disse J. J. - I record richiedono tutta la mia concentrazione. - In realt era sfuggito alle avance di una radiosa hostess che avrebbe fatto tappa in citt per due giorni.
- Bah - disse la signora Bumble.
J. J. sapeva che era preoccupata per lui. Non riusciva a
convincerla che i suoi brevi incontri, destinati al fallimento fin dall'inizio, lo facevano sentire ancora pi solo. Conosceva bene la chimica cerebrale che si scatenava a quegli infausti appuntamenti.
Una folata di feromoni compatibili, un furioso flusso neurochimico, stordimento, piacere e, non appena la dopamina si esauriva, la dura realt. La donna latrava nel sonno come un cane, o aveva una fedina penale lunga come il Nilo.
Oppure, pi spesso, era lui a deluderla. Pi la ragazza s'infatuava dell'uomo in blazer blu e stemma dorato, pi restava delusa quando lui si rivelava per quello che era: un John Smith qualsiasi.
- L'amore  qualcosa di pi che vedersi con una ragazza -
disse J. J. alla signora Bumble, cercando di sorridere. - Ha di fronte un uomo che suscita nelle donne parossismi di ambivalenza.
- Ti prendi troppo sul serio. Te ne stai seduto tutto il giorno con il tuo contasecondi e il tuo metro. Non ti diverti mai.
Che fine ha fatto quella bella figliola danese, quella dell'hula hoop? Mi piaceva.
- Non era il mio tipo - disse lui, lasciandosi cadere su un divano peloso. - Mi ha stufato.
-Allora parliamo di quell'altra, quella bella donna con il collo pi lungo del mondo... Di dov'era?
- Di Myanmar. Si ricorda? Non parlava inglese.
- Sciocchezze. Vediamo... C' la ragazza del 6B. Lavora in pubblicit...
- Ci siamo storditi di noia.
- Sei troppo pignolo - disse la signora Bumble, poi la sua attenzione si concentr su altro. - Il catalogo diceva che questi girasoli sono uguali a quelli veri. Ma i girasoli veri seguono il sole. - Alz lo sguardo verso la luce che scivolava tra gli edifici sull'altro lato della strada.
- Possiamo comprarne di veri - disse J. J.
- Questo non  un posto adatto ai fiori.
La signora Bumble prese una bottiglia di Schlitz da una tasca
del cappottone e ne bevve un lungo sorso. - La posta  sul letto. E ci sono due messaggi nella segreteria.
-  gentile a badare alle mie cose, - disse J. J. - grazie. -
And in camera, una celletta quadrata con un letto e un comodino dell'Ikea. Riavvolse il nastro della segreteria telefonica.
Che la hostess l'avesse pedinato dalla poltrona dell'aereo fino a casa? Era gi successo.
Primo messaggio. La voce era lontana, assediata dalle scariche statiche. Buongiorno, signor Smith. Sono io, Mitros
Papadapolous. Adesso sono pronto per lei. Ho risolto tutti i problemi.
Vedr. Adesso posso farcela. Pronto? Signor Smith? Mi sente? Operatore? E ancora in linea? Venga a trovarmi a
Folegandros, signor Smith.
- Chi ? - domand la signora Bumble, sulla porta.
- Una brava persona - rispose J. J. - Vuole battere uno dei record pi duri.
- E cio?
- Stare in piedi immobili.
- Che razza di record ?
- Mica facile, mi creda. Il record di immobilit  di 18 ore,
5 minuti e 50 secondi.
- E perch mai qualcuno dovrebbe fare una cosa del genere?
- Per un posto nella storia - disse J. J.
- Un soffio di immortalit. -
Inizi il secondo messaggio. La voce registrata del suo capo, Nigel Peasley, strisci fuori dall'altoparlante. Sono Peasley. La voglio nel mio ufficio luned mattina.
Le fantasie sulla radiosa assistente di volo e il piacere di essere a casa svanirono, mentre J. J. si domandava quale tempesta lo attendesse.
-  in ritardo - disse Peasley con la sua voce acuta e il suo impeccabile accento british. Indossava un gessato blu navy, bretelle rosse su camicia azzurra inamidata con colletto bianco e
cravatta regimental. I baffi erano curati e geometrici, le dita sottili sempre intrecciate per evitare la tipica stretta di mano americana, obbligatoriamente vigorosa. E la palma di J. J. Smith, ne era certo, era appiccicosa o umidiccia.
-Jet lag. Non mi sono svegliato - disse J. J. chinando il capo.
- Mi scusi.
- Niente record, a Parigi.
- Nossignore. Niente record.
Peasley soppes il disgraziato che gli sudava davanti. Cosa fare di uno che ormai si era bruciato? Cosa sarebbe successo se la sua squadra non avesse trovato qualcosa di grosso, di davvero spettacolare? La sede centrale lo aveva incaricato di incrementare gli affari in America, di aumentare la diffusione del Libro, di diffondere in lungo e in largo il celebre marchio.
Peccato ci fossero certi residui fossili come J. J. Smith che affossavano l'azienda.
-  con noi da quattordici anni - disse Peasley, gettando il fascicolo personale targato Smith sulla sua spaziosa scrivania di quercia. Il dossier pattin sulla superficie levigata fino all'angolo opposto.
- Dopo il piede pi lungo non ha pi scovato nulla.
- Veramente, signore, dimentica il record di spaccatura del capello stabilito da Alfred West, Gran Bretagna, che ha spaccato un capello umano 17 volte. Cio in 18 parti.
Peasley storse il naso con disdegno. - E passato pi di un anno. Mi dica cosa c' che non va. Parli liberamente. - Aveva imparato quella tecnica resistendo per un intero weekend a un corso di management. Mettiti dalla parte del dipendente. Mettiti nei suoi panni, anche se non ti sogneresti mai di indossare una camicia dei grandi magazzini.
- Non c' niente che non va - disse J. J., rompendo un brutale silenzio. - E la lumaca pi veloce del mondo? Mi ci ha mandato lei in Inghilterra al campionato mondiale di corsa delle lumache.
Se la ricorda la piccola Archie? Ha stabilito il record sui
33 centimetri piani. 2 minuti e 20 secondi.
Peasley gli lanci un'occhiata torva. - Non guarda mai la televisione, Smith? Non ha mai visto I video pi incredibili del mondo? Ieri sera, su una portaerei americana, un uomo  stato risucchiato nel motore di un caccia A-6.  sparito dentro una turbina, eppure ne  uscito vivo. Solo qualche bernoccolo, qualche livido e una clavicola rotta.
Peasley agit un dito affusolato contro J. J. - Ecco di cosa abbiamo bisogno. Imprese rischiose. Idoli delle folle. Animali che attaccano. Detenuti che evadono. Giovani Esploratrici che perdono l'innocenza. Si aspetta davvero che domineremo il nuovo millennio con la lumaca pi veloce del mondo?
Il disprezzo gli gorgogliava nella trachea.
- Pensa di sapere tutto? - continu Peasley, senza riuscire a mascherare il sarcasmo. - Beh, ho una piccola sorpresa per la sua banca dati. Mi rivogliono alla sede centrale. E vogliono ridimensionare questa filiale: due soli impiegati con computer portatile e niente ufficio. Vogliono eliminare il personale in esubero.
- Che cosa significa?
- Lumpkin e Norwack la stanno eclissando, Smith. Quei due s che mi portano record grandiosi. Loro vanno a caccia del Record con la R maiuscola, mentre lei... lei spacca capelli e insegue lumache.
Peasley poteva annusare lo sconforto di J. J. Quel piccolo imbroglione sapeva di essersi seduto sugli allori del passato. A
chi diavolo interessava se sapeva a memoria tutti i ventimila record e se ricordava la data di compleanno di ogni membro dello staff?
- Di record grandiosi non ne arrivano tutti i giorni - disse J. J. - Comunque, ho delle idee.
Peasley lo guard da sopra gli occhielli da lettura e si raddrizz sulla sedia. Strapp un filo che pendeva da una manica.
- E allora mi porti un record che risvegli l'attenzione del pubblico, Smith.  il caso che le dica altrimenti?
-  stato chiarissimo.
J. J. si alz, e la sedia stridette rumorosamente sul pavimento.
- Nient'altro?
Peasley lo conged con un cenno della mano. Aveva gi aperto un altro fascicolo. - Vada, e si dia da fare.
Il Guinness dei Primati  nato da una scommessa.
Durante un grande safari in Africa, due gentiluomini cominciarono a discutere se la lingua della giraffa (quasi 46 centimetri)
fosse la pi lunga del regno animale. Non avendo modo di dirimere sul momento la controversia, si resero conto che se un libro avesse raccolto primati di quel tipo sarebbe certamente diventato un best seller internazionale(1). Il Libro nacque quando i due cacciatori tornarono a casa. Oggi  pubblicato in novanta Paesi e in trenta lingue diverse.
Se s'immagina la sede centrale del Guinness dei Primati, probabilmente si pensa a un'istituzione venerabile, a un imponente edificio di granito, a una specie di tribunale. Grandi scalinate, corrimano d'ottone e, davanti al gigantesco portone d'ingresso, una lunga fila di persone che fanno roteare palle da bowling o inghiottono spade in attesa di essere ricevute da un Controllore dei Record. Dentro, forse, si immagina un posto brulicante di ricercatori che vagliano attentamente le domande arrivate dalle centonovanta nazioni del mondo. In breve, un posto dove il miracolo e la meraviglia sono di casa, dove uomini e donne brillanti con lauree a pieni voti e secoli di esperienza verificano e incoronano le pi eroiche gesta del globo terracqueo.
Ma se si scosta il velo, ecco la realt. La filiale americana occupa un anonimo piano di un palazzo di uffici, come una qualsiasi tetra agenzia assicurativa. I muri sono disadorni, i
cubicoli degli impiegati angusti, e non ci sono bacheche illuminate per gli oggetti memorabili. Alla reception, su uno scaffale, languisce solitaria e ammuffita una testa d'aglio, detentrice del record mondiale: 1 chilo e 180 grammi.
Rintanato nella sua postazione lavorativa, incastrato dietro una scrivania d'acciaio grigio, J. J. picchiettava con un piede sul cestino della carta e aspettava che gli passasse la paura.
Davvero la sede centrale voleva ridurre la filiale americana a un ufficio di computer portatili? Sacrilegio! E lui, che fine avrebbe fatto? Quattordici anni da Controllore dei Record non gli avevano dato uno straccio di preparazione. Al di l del Libro non c'era vita.
Alz gli occhi sul muro di fronte alla scrivania e sulla foto di una ragazza raggiante di felicit, Allison Culler, vincitrice della pi grande gara di Twister(2) di tutti i tempi. Vicino a lei c'era un ragazzo dall'aria fiduciosa; indossava un blazer blu con uno stemma dorato ed era circondato da 4160 giocatori.
Quanti anni erano passati? Cinque, dieci? Dov'era finita l'euforia, l'eccitazione di attestare la grandezza, di rendere immortali quei momenti? Basta, quei pensieri non portavano a nulla.
J. J. si gir bruscamente. Piangersi addosso era inutile. Davanti a s aveva una pila di domande, e vicino al telefono muto una tazza di caff freddo.
La posta del weekend aveva gi subito la cernita del Comitato, espressione stravagante che nei fatti s'incarnava in Trudy Dobbs, ventitr anni, graziosa segretaria part time che rispondeva al telefono e vagliava le proposte. Un comitato mononucleare.
La signorina Dobbs raccoglieva le domande degne di nota e allegava a ciascuna un modulo, cos erano pronte per la procedura interna.
Quando la fioca luce del pomeriggio tocc la finestra, J. J.
aveva gi esaurito quasi tutte le domande. Lumpkin e Norwack,
i giovani leoni, erano in giro a verificare nuovi record.
In fondo al corridoio, Peasley era di sicuro impegnato in qualche furtivo sabotaggio.
Diede una rapida scorsa alle ultime pagine che aspiranti e potenziali concorrenti avevano spedito da ogni angolo della Terra. In Honduras, un uomo sosteneva di poter contorcere l'intestino fino a farlo assomigliare a Elizabeth Taylor. J. J.
prese la radiografia acclusa alla lettera e la sollev per guardarla in controluce. Tra le ombre non s'indovinavano stelle del cinema. Fece una croce in una delle caselle del modulo.
Respinto.
Poi c'era un canadese che si diceva in grado di poter emettere dalla scatola cranica un suono cos acuto da rompere un vetro. Ridicolo. J. J. fece una croce nella casella. Respinto.
Una donna francese affermava di poter galoppare carponi saltando ostacoli alti quaranta centimetri. Una mera variante dello strisciare, senza contare che il Libro era pieno di record simili. Un'altra croce.
Dal Pakistan, un uomo diceva che avrebbe camminato all'indietro da Gilgit fino al Passo di Mintaka. Il Libro straripava di camminate all'indietro, e poi chi aveva mai sentito parlare di Mintaka? In una nota scrisse che, se il candidato avesse deciso di camminare all'indietro fino al pi noto Passo Khyber, lo avrebbero preso in considerazione.
Una squadra di polacchi che lavorava in una miniera di sale voleva stabilire il record del pi profondo volo sotterraneo in mongolfiera. Il loro obiettivo era percorrere una caverna lunga quasi due chilometri. Un'idea eccellente. J. J. tracci una X: accolta. L'avrebbe riesaminata meglio pi tardi, ma era difficile che Peasley intendesse qualcosa del genere parlando di Record con la R maiuscola.
Un tizio di Huntsville dichiarava di poter trovare l'acqua con i suoi genitali. Fuori discussione. Non erano permessi record che chiamassero in causa i genitali. Il Libro era un libro
per tutte le et. La decenza e il decoro venivano prima di tutto(3).
Respinto.
J. J. termin le domande generiche e pass a un altro fascicolo, la posta dei bambini, cio le lettere dei lettori pi giovani, che erano anche i pi affezionati. Molti anni prima, quando era entrato al Libro, aveva cominciato rispondendo a migliaia di lettere come quelle. E anche adesso che aveva fatto carriera le leggeva spesso per trovare ispirazione. Quegli scarabocchi sprizzavano una speranza ancora viva, parlavano di sognatori ingenuamente convinti che tutto fosse possibile.
Da qualche parte, in fondo al suo cuore, anche J. J. conosceva quella sensazione. L'aveva provata per la prima volta a dieci anni. Era un caldo giorno d'estate, e nel fazzoletto di prato dietro casa aveva raccolto 116 quadrifogli. Era corso in cucina da sua madre, e lei lo aveva aiutato a scrivere una lettera al Guinness dei Primati. L'aveva scritta a mano, con dedizione, e l'aveva spedita al Comitato. Ogni giorno, dopo la scuola, aspettava accanto alla cassetta delle lettere sperando in una buona notizia.
Alla fine la risposta era arrivata in una busta elegante; lui l'aveva aperta e aveva letto le dure parole. Il record mondiale della categoria era stato stabilito in Pennsylvania da un carcerato, che durante l'ora d'aria in cortile aveva raccolto 13382 quadrifogli.
Non c'era neanche un grazie, neanche un cenno di incoraggiamento.
Mentre tremava accanto alla cassetta delle lettere aveva capito che non sarebbe mai stato capace di stabilire un record mondiale. In fondo non era che uno dei tanti John Smith dell'Ohio, ordinario sotto ogni profilo. Eppure, in quello stesso doloroso istante, aveva trovato l'ambizione della sua vita.
Avrebbe lavorato per il Guinness dei Primati. Avrebbe conosciuto e certificato la grandezza. J. J. pesc a caso in una pila disordinata di lettere scritte in stampatello su fogli di bloc-notes.
A CHIUNQUE APRE LA POSTA.
La MIA MUCCA  LA MUCCA PI VECCHIA. QUANTI
ANNI HA LA MUCCA PI VECCHIA CHE CONOSCI? GUARDA
SUL RETRO DEL FOGLIO. Ho DISEGNATO UN GALLO
PER TE.
Tommy Ruskin Fremont, Wyoming Gir il foglio e osserv attentamente il disegno a matita di un gallo. Poi diede una scorsa alla fotocopia della risposta, unita con una graffetta alla lettera del bambino. L'aveva dettata prima di partire per Parigi.
Caro Tommy, il disegno del gallo  bellissimo. Un Rhode Island rosso! Mi  piaciuto proprio tanto.
Grazie per averci scritto della tua mucca. Secondo i nostri archivi, il bovino pi vecchio  vissuto 48 anni e 9 mesi. Big Bertha  morta il 31 dicembre 1993 a County Kerry, in Irlanda. Qualora ti interessi saperlo, il record della mucca pi pesante  di 225 quintali.
Ti auguro di stabilire un giorno il tuo record mondiale.
Sei sulla buona strada.
J. J. Smith Controllore dei Record.
J. J. continu a sfogliare le lettere, anche se il resto della pila avrebbe dovuto aspettare un po' per il responso. Amava quegli errori di ortografia, quella grammatica bislacca. E chiss che non nascondessero qualcosa, qualsiasi cosa, cui valesse la pena stare dietro.
Caro Signore, MI CHIAMO HaNK CALDWELL E LA MIA SPECIALIT
SONO LE SCULTURE DI POLPETTONE. LEGGO IL TUO LIBRO
E NON VEDO UN RECORD SULLE SCULTURE DI POLPETTONE.
Ne HAI UNO?
Hank Caldwell Chilton, Alabama Al Guinness dei Primati.
Questa  una nuova cattegoria. I miei due DENTONI SONO STRASEPARATISSIMI. Il DOTOR HoNIG
HA PRESO LE MISURE E LA DISTANZA  DI 8 MILLIMETRI.
Ci PASSA IN MEZZO UN BASTONCINO DI PESCE. TUTTI
PENSANO CHE HO PERSO UN DENTE, MA NON  VERO. Ti MANDO UNA FOTO COS VEDI.
Grazie.
Jeanie Vandeveer Boone, Indiana Caro Signore o Signora, HO I CAPELLI PI DURI DEL MONDO! OGNI GIORNO, PRIMA DI ANDARE A SCUOLA, CI SPRUZZO SOPRA
UNO SPRAY, COS QUANDO I MIEI AMICI LI TOCCANO
NON SE NE MUOVE UNO. Se CE LO SPRUZZO LA NOTTE, NON SI SPOSTANO NEMMENO MENTRE DORMO. Ci METTI
NEL TUO LIBRO, A ME E AI MIEI CAPELLI DURISSIMI?
Brett Kwong Madera, California.
Caro Guinness dei Primati, CIAO, SONO DI NUOVO IO, DARYL. STAVOLTA VOGLIO
FARE IL RECORD PER GLI OCCHI PI ASSONNATI.
Vale? Mandami qualche informazione.
Daryl Healey Braxton, West Virginia
Cari signore e signora Controllori dei Record, MIA MADRE FA l'urlo PI FORTE. La NOTTE SI SENTE
fino a Ferguson. A me e al mio pap ci piacerebbe SE PARLATE DI LEI NEL LIBRO PER VIA DELL'URLO.
Becky Lunzer Hernando, Florida.
Gli sembrava di conoscere ognuno di quei bambini. Avrebbe voluto realizzare i loro sogni e metterli nel Libro. Ma si stava facendo tardi. E stavolta non era stato fortunato. Diede una scorsa alle poche lettere rimaste.
Ciao.
Voglio essere quello che sta per pi tempo DAVANTI ALLA TELEVISIONE. La MIA MAMMA E LA MAESTRA
NON CI CREDONO CHE  UN RECORD. PER PIACERE, AIUTAMI A DIMOSTRARCELO.
Pet Persinger Chatham, North Carolina.
Caro direttore, il mio parrocchetto ha il nome pi lungo. Ha
19 NOMI DIVERSI E 127 LETTERE.
ECCO QUA.
Titti Valentine Popcorn Anna Dolly Ceci Sara Barbie Pesca Ripiena Daisy Francesca Dominique Madeleine Crostatina Dolcezza Beverly Ges Krotzinger.
Firmato, Tracy Krotzinger Wexford, Michigan.
Mentre chiudeva il fascicolo J. J. scorse una lettera che era scivolata in terra. Era scritta su un foglio di carta a righe con i buchi.
Caro Uomo dei Record, NON CI CREDERAI MA CONOSCO UN TIPO CHE SI STA
MANGIANDO UN 747, L'AEREO CON LA GOBBA SOPRA.
Ogni giorno ne mangia un pezzo, anche se  cattivo. Giuro. La gente pensa che sia matto, ma non  vero. Io lo so perch mangia l'aereo. Ha UNA BUONA RAGIONE, CREDIMI. Ho GUARDATO NEL
tuo libro. Questo record non ce l'hai ancora.
Colui che sa.
Superior, Nebraska P.S. Se si sa di questa lettera avr dei guai.
RRS. Cosa puoi dirmi sui record con gli aquiloni?
A prima vista la lettera meritava un rifiuto automatico. Di solito, con le domande anonime (Colui che sa), i novellini si beccavano delle fregature. Il mondo era pieno di buffoni, e i Controllori dei Record dovevano stare in guardia. Inoltre il Libro aveva ufficialmente bandito i record di gola nel 1989, perch non poteva rischiare fior di denunce da parte dei buongustai che soffocavano ingozzandosi di hot dog, pesci rossi, lampadine e, una volta, perfino di una Cadillac Seville.
Ci nonostante J. J. rilesse la lettera. Aveva qualcosa di autentico.
Pass al setaccio quelle righe scritte a matita alla ricerca di indizi. Conosco un tipo che si sta mangiando un 747. Era delirante ma delizioso, assolutamente troppo bello per essere vero, il genere di record che bramava Peasley. Avrebbe rimesso al loro posto Lumpkin e Norwack. Prima della loro abolizione le imprese gastronomiche erano sempre state le pi popolari nel Libro, e J. J. ne aveva inventariate a bizzeffe(4).
La vuota faccia grigia del computer lo fissava. J. J. fece scivolare il mouse sul tappetino, digit la sua password sulla tastiera.
In un attimo si colleg a Internet. Evitare certe trappole era facile. Se negli Stati Uniti c'era un uomo che si stava mangiando un 747, ovunque fosse, qualcuno, da qualche parte, doveva averne parlato. Inser alcune parole chiave per fare una ricerca, ma non ne ricav nulla.
A poco a poco le speranze svanirono, e il ricordo del tetro colloquio con Peasley torn a farsi vivo. Riesamin la lettera in quell'atmosfera cupa. Superior, Nebraska. Clicc sul finder delle carte geografiche. Le citt degli Stati Uniti che si chiamavano Superior erano ventitr, escludendo due South Superior e una North Superior. Niente di che: il record statunitense lo deteneva Midway, con 212 occorrenze, seguita da Fair-
view con 202.
Cliccando un altro paio di volte, localizz Superior nel centro esatto del Paese, proprio sul confine con il Kansas, a 2412 chilometri da New York e 2444 da Los Angeles. Si era autoproclamata Capitale Vittoriana del Nebraska, Dio solo sa che cosa voleva dire. J. J. trov anche il sito del giornale cittadino, The Superior Express, e rovist nei suoi archivi. C'erano montagne di articoli sul prezzo dei cereali, sui Futuri Coltivatori d'America, e sulla squadra di football del liceo, ma niente, neanche un cenno a un tizio che mangiava un 747.
Pi rifletteva sull'idea e pi gli sembrava impossibile. Il vero problema non era mangiare un aeroplano. La gente mangiava di tutto. J. J. stesso aveva verificato il record per la pi grave forma di deglutizione compulsiva. Nello stomaco di una donna che accusava un leggero dolore addominale, avevano scoperto 2533 oggetti, comprese 947 spille da balia.
Ingurgitare carrelli del supermercato o mazze da golf? Bazzecole.
Si poteva mandar gi perfino un aereo. La cosa pi difficile era trovare un jumbo jet. Di sicuro non costava poco, e non era certo un prodotto tipico delle Grandi Pianure.
Idea. Entr in una banca dati che raccoglieva articoli di
giornali e riviste. Inser una nuova combinazione di parole e aspett che il computer finisse di rimuginare sulla sua richiesta.
All'improvviso, sullo schermo, apparve una luce lampeggiante.
Un risultato. J. J. clicc e lesse.
Superior, Nebraska (agenzia di stampa) - (Luglio
1990) Un Boeing 747 adibito al trasporto merci ha compiuto oggi un atterraggio di fortuna in un campo di granturco.
Secondo alcuni testimoni oculari l'aereo  stato costretto alla manovra da una tempesta. I piloti hanno abbandonato il jet e sono stati visti sulla Route 14, dove hanno fatto autostop in direzione nord.
Sull'aereo non c'erano passeggeri e nessuno  rimasto ferito. Il velivolo  praticamente intatto.
Secondo l'Ente federale aeronautico, l'aereo, partito da Chicago, era diretto in Arizona a un deposito di rottamazione. Il Boeing  di propriet della PLF Inc., una societ di trasporti aerei che ha recentemente dichiarato bancarotta.
Tombola. Un 747 aveva compiuto un atterraggio di fortuna nel campo di un agricoltore ed era stato abbandonato come rottame. J. J. si appoggi allo schienale della poltrona. Era plausibile - bench assurdo - che qualcuno avesse effettivamente un jet nel prato dietro casa e che stesse cercando di mangiarlo. Magari tutta la storia era il frutto di un'immaginazione troppo fervida, la crudele invenzione di un giovane grafomane. O forse era il record dei record. J. J. sapeva che cosa fare. Se anche la notizia si fosse rivelata una sciocchezza, qualcosa sarebbe saltato fuori: nel Nebraska doveva pur esserci un contadino con la pannocchia di granturco pi grande del mondo, o un ragazzino con tredici dita nei piedi.
Prenot il primo volo della Dollar Jet per Omaha.

Note.
1. In realt la lingua pi lunga del mondo  quella della balenottera azzurra.
Misura oltre 750 centimetri e pesa quanto un elefante adulto.
Sopra possono trovarvi posto cinquanta persone.
2. Gioco di societ in cui i concorrenti devono contorcersi su una serie di cerchi colorati disposti sul pavimento [N.d.T.].
3. Va sottolineata una piccola eccezione. I genitali pi preziosi del mondo appartengono ufficialmente a Napoleone. Rimosso durante l'autopsia e messo all'asta, per via dei suoi 2,5 centimetri il pene bonapartiano fu descritto nel catalogo come un affarino rinsecchito. In seguito fu acquistato da un urologo americano per 3800 dollari.
4. Per la precisione: J. J. aveva guardato Peter Dowdeswell ingurgitare 13 uova crude in un secondo, John Kenmuir mangiarne 14 cotte in 14,42 secondi, Bobby Kempf divorare tre limoni con buccia e semi, in 15,3 secondi, e Jim Ellis ingollare 1 chilo e 380 grammi di uva in 34,6 secondi.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Il vento si affannava sulla grande pianura come se avesse fretta di arrivare da qualche parte.
J. J. provava la stessa impazienza, per manteneva la Taurus presa a noleggio entro il limite dei centoventi chilometri orari. Da Omaha ci aveva messo tre ore; si era diretto a ovest sulla Interstate 80 che passa per Lincoln, e all'uscita 332 di Aurora aveva preso a sud sulla Route 14. Era mattina presto, il sole si rifletteva nello specchietto retrovisore. La strada portava nel mezzo del nulla assoluto o del tutto assoluto, dipendeva dal punto di vista.
Di solito, quando viaggiava per lavoro, J. J. si sentiva scarico, quel giorno invece era su di giri, come ai primi tempi al Libro.
Una processione di cantanti country strascicava parole alla radio:
Se non squilla il telefono, sono io. J. J. si un al ritornello con quanto fiato aveva in gola. I finestrini erano abbassati, l'aria tiepida e asciutta. Gli piaceva guidare, e di strade se ne intendeva.
Suo padre, John Smith, aveva lavorato tutta la vita per il ministero dei Trasporti. Quarantanni come addetto alla segnaletica orizzontale nel Nordest dell'Ohio. Aveva dipinto righe su ogni strada del quarto distretto fino al lago Erie. Ogni segno perfetto e preciso. Ogni striscia larga esattamente dieci
centimetri. Ogni tratto lungo tre metri. Ogni strato di vernice spesso 3 decimi di millimetro. - Figliolo, - amava dire - nella vita ho imparato una cosa, una soltanto: riga dritto e stai nella tua corsia. - Suo padre lo aveva fatto, aveva tenuto la corsia del traffico lento finch un camion Mack era andato in testacoda fuori Akron, e lui era morto.
Per rendergli omaggio, J. J. aveva proposto e creato nel Libro un'intera sezione dedicata alle strade: la pi lunga, la pi scassata, la pi alta, la pi bassa, la pi larga, la pi ripida. Era anche andato a Ripatransone, in Italia, per misurare la pi stretta: vicolo della Virilit, 43 centimetri. E a Bacup, in Inghilterra, per vedere la pi corta: Elgin Street, 5 metri e 18 centimetri.
J. J. apprezzava la filosofia paterna, e anche lui stava nella sua corsia. Non serviva andare forte, non serviva andare piano.
Era cos che stava guidando quando la strada, due corsie belle lisce, attravers Clay Center. Un cartello indicava il Centro di ricerca sugli animali da carne Roman L. Hruska. J. J. conosceva la storia di quel personaggio, una storia molto americana.
Roman Hruska, defunto senatore del Nebraska, era diventato famoso (scelleratamente famoso) per aver difeso un poco brillante candidato alla Corte Suprema dichiarando: Al mondo ci sono un sacco di giudici, di persone e di avvocati mediocri.
Hanno o no diritto a una rappresentanza e a un'occasione?
I mediocri hanno o no diritto a una rappresentanza e a un occasione?
J. J. - sapeva la risposta. L, in quella campagna assolutamente ordinaria, sperava di trovare il pi grande record di tutti i tempi. La carta che teneva sulle ginocchia indicava che stava entrando nella valle del fiume Republican. Definirla valle era un po' esagerato, sembrava pi che altro una lieve ammaccatura.
Andando avanti, mentre la striscia di asfalto si assottigliava, strizzata su entrambi i lati dai campi, J. J. ebbe la sensazione che la sua vita fosse un circolo vizioso. Nato in una di
quelle cittadine interscambiabili che sorgono lontano dall'autostrada, era scappato dall'Ohio appena aveva imparato a guidare.
Ma per quanto andasse lontano, in Australia, a Zanzibar o chiss dove, in un modo o nell'altro finiva in qualche cittadina a misurare l'anguria pi grande o il filo da stendere pi lungo(1).
Oggi era la volta di Superior, 2397 abitanti. Il cartello all'ingresso del paese era semplice: nebraska: la bella vita.
Super la costruzione pi alta del paese (un serbatoio pensile dipinto d'azzurro), e guid lentamente per strade fiancheggiate da case vittoriane dai colori vivaci, prati all'inglese ben irrigati, aiuole di zinnie e gigli arancioni. Esplor il quartiere commerciale, quattro isolati di negozi lindi. Sulle vetrine c'erano delle scritte a spray: forza wildcats. L'unico segno di intrusione del mondo esterno era un Pizza Hut. Vie e marciapiedi erano deserti. Il sole bianco rendeva ancora pi piatto un paesaggio gi terribilmente piatto.
Si ferm davanti all'Hereford Inn, un bar con un'insegna rossa su Main Street, scese dalla macchina e stir le gambe. Sent sulla faccia un vento caldo, diverso dalle folate taglienti e rapide della costa orientale. Era un vento vecchio, che errava per le pianure e copriva centinaia di chilometri, portando con s, particella dopo particella, le citt e le esistenze che incontrava. Sembrava volergli dare il benvenuto a Superior.
L'Hereford Inn era deserto. La sala era lunga e scura, e sapeva di birra e di fritto. In un angolo, un poliziotto leggeva il giornale sotto il cappello a tesa larga.
- Buongiorno - disse la donna al bancone. Era bassa, tozza, impagliata dentro una divisa rossa e bianca. La spilla sulla camicetta diceva: mabel.
- Desidera qualcosa?
- Un caff, per favore.
- Ma certo. Uova? Un bombolone? Li facciamo noi.
- Con la glassa?
- A-ha - disse lei. -  di passaggio?
- Non lo so ancora - rispose J. J., e addent il bombolone.
- Fa un dollaro.
- Senta, - disse J. J. - sa mica di qualcuno qui intorno che si sta mangiando un aereo?
- Mangiando cosa? - Mabel lanci un'occhiata al poliziotto, che sollev lo sguardo dal giornale. - Perch una persona con le rotelle a posto dovrebbe fare una cosa del genere?
- Ottima domanda - disse J. J.
- Ehi, Tappo - fece ad alta voce Mabel. - Hai sentito di qualcuno che si sta mangiando un aereo?
Il poliziotto scatt in piedi da dietro il tavolo. Era basso e secco come uno Slimjim, cos smilzo che scompariva tra le pieghe dell'uniforme inamidata. La faccia sparuta era nascosta da un enorme cappello. Appesa alla vita sottile, la Colt 45 automatica sembrava un cannone.
- Chi vuole saperlo? - domand.
- J. J. Smith. Vengo da New York. Lavoro per il Guinness dei Primati e sono qui per...
Dall'espressione sulle loro facce cap di averne catturato l'attenzione.
- E questa cosa l'ha sentita a New York? - disse Mabel.
- Benvenuto a Superior - intervenne Tappo. - Appena arrivato?
- Da cinque minuti. -J. J. gli tese un biglietto da visita.
Lo sceriffo lo esamin accuratamente.
- Controllore dei Record - lesse. - Mia moglie non ci creder.
Sa, ha il peggior alito della Terra. Magari potrebbe darle un'occhiata.
Mabel rise. - Se parliamo di record, dovrebbe vedere Hoss, il mio fidanzato. Ha il... il pi grosso...
J. J. la interruppe. - Non ho molto tempo. Potete aiutarmi a trovare il tizio che mangia l'aeroplano?
Lo sceriffo strinse la cintura di un buco.
- Possiamo aiutarla a trovare qualsiasi cosa - disse. - Da queste parti sappiamo tutto di tutti.
- Fantastico. Dove...
- Calma - disse il poliziotto. - Che fretta c'. Prima facciamo conoscenza. Io sono lo sceriffo Bushee.
- Lo chiami pure Tappo - disse Mabel. - Lo fanno tutti.
Lo sceriffo mise una mano sulla spalla di J. J. e lo sospinse verso il tavolo. - Portaci dell'altro caff, Mabel. Ci piazziamo qui per un po'.
J. J. scivol su una sedia. Avrebbe voluto uscire a razzo dall'Hereford Inn, trovare l'uomo che mangiava l'aereo e cominciare.
Gli sembrava di sentire la voce di sua madre quando lo metteva a letto e gli leggeva la storia di Max, un bambino indomabile: E adesso diamoci dentro! Anche lui avrebbe voluto darci dentro, invece doveva mantenere la calma.
- Abbiamo un sacco di cose da dirci - cominci lo sceriffo.
- Mai sentito parlare dell'evasione a Grand Island? Un detenuto ha fatto una corda di nove metri con il filo interdentale e si  calato dalla finestra. Ci ha messo due anni. E un record mondiale?
Il blazer blu con lo stemma dorato sbatacchiava impazzito sulla gruccia mentre la Taurus sobbalzava verso nord, fuori del paese. La strada a due corsie passava accanto a un cimitero e a qualche fattoria, poi serpeggiava nei campi. J. J. guidava, e intanto cercava il vecchio mulino.
Il caff con Tappo era durato pi di un'ora. J. J. era stato edotto in rapida sequenza su ogni bella ragazza e su ogni agricoltore infedele della contea. Aveva anche appreso della strenua lotta sostenuta dallo sceriffo per rimanere sopra il peso minimo richiesto agli agenti di polizia del Nebraska. Il limite era
cinquantaquattro chili, e di l a poche settimane ci sarebbe stata la visita annuale.
Dopo quattro bomboloni e due frapp, una chiamata d'emergenza aveva interrotto la loro chiacchierata. Una lince rossa aveva azzannato alla gamba la signora Esther Hoshaw. La donna, ottantanove anni, aveva randellato l'animale sul naso con la sua zappetta e l'aveva scacciato, ma adesso le serviva un medico.
Prima di correre via, Tappo gli aveva scarabocchiato le indicazioni per raggiungere una fattoria ai margini del paese. Il tragitto era tortuoso. A piedi, tagliando per i campi di grano dei Bargen, ci si arrivava in dieci minuti. Ma Tappo non voleva che il nuovo arrivato si perdesse.
Sul crinale il calore pareva increspare l'asfalto, J. J. scorse un mulino Fairbury devastato dalla furia degli elementi; a fendere l'aria erano rimaste soltanto due pale malandate. Gir a destra su una sterrata che correva accanto a un torrente. La strada passava su un ponte di legno, risaliva una collina e sbucava in un'ampia pianura. Gli steli di granturco erano di un verde lussureggiante. In mezzo ai campi, J. J. vide una fattoria e un granaio rossi, sbiaditi dal sole. Un cane marrone dormiva sotto il portico. Un gallo attravers l'aia di corsa.
Poi, per la prima volta, lo vide. Inconfondibile, assolutamente incredibile.
Un 747...
Ferm la macchina sul ciglio della strada. Voleva ricordare ogni particolare. Ricordare il sole che scintillava sulla coda e sul timone. Ricordare l'angolazione esatta del jet che sporgeva dal terreno. Ricordare il modo in cui si stagliava contro l'orizzonte, come un gigantesco uccello nel suo nido. Ricordare quella sensazione di sgomento. In tutti i suoi viaggi non aveva mai visto niente di simile.
Scese dall'auto e oltrepass il cancello arrugginito con un cartello scritto a mano: i trasgressori saranno puniti. Percorse la stradina di terra che portava alla fattoria. A mano a mano
che si avvicinava, la prospettiva cambi. Adesso ci che restava della fusoliera faceva sembrare il granaio pi piccolo. La coda dell'aereo era intatta, come la Boeing l'aveva costruita. Il logo sulla deriva era semplice: una bandiera americana. Dal muso a cono fin oltre le ali, invece, l'aereo era completamente spolpato, uno scheletro metallico sotto il sole cocente.
J. J. sent la fibrillazione della scoperta. Un 747 non era un banale jet, abbelliva le pagine del Libro come l'aereo di linea pi grande al mondo. Era, con ogni probabilit, il pi importante velivolo mai costruito, il simbolo di una rivoluzione nel trasporto di massa che aveva scarrozzato oltre un miliardo e seicento milioni di passeggeri.
Il cane abbai dal portico, controllando ogni passo di J. J.
che camminava dritto verso il behemoth(2). La fusoliera luccicava, gli stabilizzatori orizzontali e verticali erano impressionanti.
J. J. si alz sulla punta dei piedi, pass le dita sui rivetti e su quella pelle d'alluminio calda e liscia.
Era proprio un 747, un 747 in un campo di granturco.
Non capitava mai che qualcuno bussasse. Era sempre aperto.
E allora perch stavano picchiando sulla zanzariera?
Wally Chubb si scoll dal divano, spense il canale meteorologico e cerc per il soggiorno il suo giubbotto da caccia arancione. Gli serviva qualcosa per coprire il pigiama rosso.
Era un omone con le spalle squadrate e le mani che sembravano due bistecche. Aveva una faccia larga e lunga, coperta da una barba color ruggine. Si appiatt i folti capelli e si diresse con passo pesante verso la porta.
- Chi ?
Sulla veranda c'era un uomo in blazer blu che gli tendeva la mano. Troppo elegante per essere un piazzista, troppo educato per essere un esattore.
- Buongiorno - disse lo sconosciuto. - Come sta?
- Me lo dica lei. - Wally si sfreg gli occhi per scacciare il sonno. - Desidera qualcosa?
-  lei Walter Chubb?
Nessuno lo aveva mai chiamato Walter, tranne i presidi e i poliziotti.
-  del fisco? - chiese Wally.
- No - disse l'uomo. - Sono qui per il 747.
- Quale 747? - Wally si inginocchi davanti al cane. - Arf, tu vedi un 747? - Il bastardino uggiol e gli lecc la faccia.
- Ascolti, - disse l'uomo - vorrei farle qualche domanda sull'aereo.
- Lo sapevo. - Wally si alz. -  dell'Ente federale aeronautico, vero?
- No, lavoro per il Guinness dei Primati. Arrivo da New York, mi chiamo J. J. Smith.
- Che cosa vuole da me? - domand Wally.
- Lo sta mangiando, quell'aereo?
Wally si limit a fissarlo.
- Nessuno ha mai mangiato un 747 - disse J. J. -  la prima volta in assoluto. Potrebbe essere un record mondiale.
- E che cosa si ottiene se si fa un record?
- Un certificato. E si finisce nel Libro.
Non sembrava granch. Un pezzo di carta e il tuo nome in un libro. E lui non mangiava quell'aereo per una ricompensa.
- Temo che lei abbia fatto tanta strada per niente - disse Wally.
- Non posso aiutarla.
- No, aspetti un...
Wally stava per chiudere la porta quando vide il suo migliore amico che arrancava in bicicletta sulla sterrata. - Ehi, Nate! - grid.
Nate Schoof smont dalla bici e la appoggi contro la casa.
Portava occhiali con la montatura nera e quadrata, alla Kissinger, i capelli gli brillavano grazie a un generoso strato di brillantina e la maglietta dei Wildcats e i Wrangler avevano l'aria ben stirata.
- Vi ho interrotto? - domand Nate.
- Questo signore cerca un uomo che mangia un 747.
- Chi potrebbe essere cos pazzo da fare una cosa simile?
- disse Nate.
- Non saprei proprio.
J. J. tese a Wally un biglietto da visita. - Grazie per avermi dedicato il suo tempo. Sar al motel, in paese.
-  stato un piacere parlare con lei - disse Wally.
J. J. corse alla macchina.
Un uomo che mangiava un 747. Superava ogni immaginazione.
La notizia avrebbe fatto venire un colpo a Edgar Snavely,
di Ripley's Believe It orNot, ma ormai il record sarebbe stato propriet del Libro. Quanto alle resistenze di Wally Chubb, non erano un problema. J. J. aveva gi visto la scenetta un mucchio di volte. La gente del posto lo stava mettendo alla prova, ma presto sarebbe venuta a cercarlo. Lui avrebbe aspettato, facendosi gli affari suoi, e alla fine tutti lo avrebbero scongiurato di metterli nel Libro.
J. J. guard nello specchietto retrovisore. Lo riempiva la creatura argentata che quell'agricoltore in costume da Halloween, quell'omone in pigiama rosso che salutava dal portico, si stava mangiando un pezzo alla volta.
Perch lo faceva? Era pazzo, soffriva di qualche disturbo neurologico, era un caso perfetto per Oliver Sacks? Non importava.
La gente andava a caccia di record per i motivi pi strani. Tutti volevano il loro quarto d'ora di celebrit. Volevano diventare ricchi. Volevano far colpo su amici e parenti. Volevano un appagamento spirituale. Chi era J. J. per giudicare?
A lui interessava solo convalidare il record, andarsene e scrollarsi Peasley di dosso.
All'ombra del portico, Wally, Nate e Arf guardarono lo sconosciuto che si allontanava lungo la strada.
- Mi chiedo come ha fatto a sapere di te - disse Nate.
- E chi se ne frega - disse Wally. - Lo conosco il Guinness dei Primati. Una volta l'ho sfogliato in biblioteca. Un mucchio di scherzi della natura.
- Perfetto per te. - Nate pul le sue lenti trifocali con un lembo della maglietta.
- Molto divertente - comment Wally.
- Dico sul serio.
- Questa me la paghi. - Wally si sedette sulla sedia a dondolo, che scricchiol sotto il suo peso. - Hai visto Willa oggi?
- Stamattina non  venuta al bar, e non l'ho vista neanche in paese.
- Hai saputo niente di lei, negli ultimi tempi?
- No. Niente. Solo quello che c' sul giornale.
- Non che m'importi. Chiedevo solo.
- Stai tranquillo - disse Nate. - dai, mettiamoci al lavoro.
Ho risolto il tuo problema.
- Ah s? E come?
- Ti faccio vedere.
Il portone di legno del granaio si spalanc, sollevando una nuvola di polvere. Un topo si tuff nel fieno. Dai buchi nel tetto piovevano fasci di luce che illuminavano un enorme aggeggio metallico. Era alto pi di quattro metri, come un gigantesco frigorifero, e aveva fili, manovelle e leve un po' dappertutto.
- Venendo qua sono passato alla ferramenta di Ace - disse Nate. - Ho ordinato un cinque cavalli nuovo per il trituratore.
Dovrebbe bastare.
- Quanto costa?
- Non preoccuparti. Missy me lo d gratis.
-  dalla quinta elementare che fa la carina con te - disse Wally.
- Solo perch l'aiutavo a fare i compiti.
- Tu aiutavi tutti a fare i compiti.
- E guarda come mi sono ridotto. Adesso sono io che li assegno.
Indossarono entrambi dei paraorecchie dell'aeronautica.
Wally si accucci accanto all'aggeggio, allung una mano e diede uno strattone a un cavo. La macchina sputacchi, gemette e infine tacque.
- Ce n' di benzina? - chiese Nate.
- E che ne so? Non ci hai messo la spia.
- Una piccola svista in un progetto perfetto. Su, riprova.
Wally diede un altro strattone al cavo e il motore torn in vita brontolando.
Nate apr lo sportello anteriore della macchina e controll gli ingranaggi. Le sue mani saettavano tra le varie parti in movimento. Tir e spinse con una chiave inglese e un cacciavite, infine si gir verso Wally con un sorriso soddisfatto.
- Sono pronto.
Wally fece Ok con la mano, poi usc dal granaio con una sega e un paio di gigantesche cesoie. Si diresse sotto il bagagliaio posteriore del 747, il ventre della bestia, sistem una scala a pioli scricchiolante e ci sal sopra.
Diede un'occhiata alla liscia superficie di metallo. Non aveva mai preso un aereo e non era mai stato in un aeroporto.
E fino a quella notte tempestosa di dieci anni prima non aveva mai visto un jet da vicino. Ma era soddisfatto della sua opera: stando ai segni sul telaio e sulle traversine, aveva mangiato quarantun sezioni, partendo dal muso e dalla cabina di pilotaggio fino alla coda passando per le ali.
In piedi sulla scala, osserv i pannelli montati sotto l'aereo.
Da dove iniziare? Picchiett il rivestimento d'alluminio
con la punta delle cesoie, poi cominci a tagliare. Ci vollero dieci minuti di duro lavoro, prima con quegli enormi forbicioni, poi con la sega. Gli piacevano i trucioli caldi che gli piovevano sulla faccia sudata. Gli piaceva l'odore del metallo, amaro e freddo. Finalmente un pezzo di un metro per un metro cadde a terra con un tonfo.
Wally scese e lo raccolse. Era delle dimensioni giuste.
- Dovrebbe andare - disse, sollevando il suo bottino.
- Ben fatto - disse Nate.
Nel granaio Wally sal sulla scala malconcia e iss il pannello servendosi di una corda e di una carrucola. Poi cammin sulle travi che attraversavano l'edificio in tutta la sua lunghezza.
Conosceva ogni centimetro di quel posto. Aveva passato l'infanzia giocando a nascondino in tutti i suoi angoli bui.
- Cominciamo.
Guard gi, dentro il mastodontico aggeggio; i denti di metallo giravano a tutta velocit, come in un gigantesco frullatore.
Si mise gli occhiali protettivi e spinse il pezzo nella bocca della macchina, che grugn, fremette violentemente e all'improvviso si zitt. Quel malefico marchingegno faceva sempre i capricci.
- Merda! - grid Nate.
Wally diede un calcio con lo stivale alla fiancata del trituratore e stratton su e gi il pezzo del 747. Lentamente i denti ripresero a muoversi, masticando l'obolo. Dal retro della macchina usc un fumo acre.
Il rumore era incredibile, pareva quello di un grosso animale agonizzante. Aveva qualcosa di abrasivo, che balzava fuori dal granaio, scavalcava le due colline, oltrepassava il mulino e si riversava sull'intera Superior. Era un suono stridulo che tutto il paese conosceva bene, un suono che tutti cercavano di ignorare.
Wally scivol gi dalle travi del granaio servendosi della corda appesa alla carrucola e aspett pazientemente davanti all'aggeggio. Guard l'ora, infine premette un pulsante sul
quadro di comando anteriore. La macinazione s'interruppe.
Wally si tolse il paraorecchie, apr uno sportellino nel pannello frontale e tir fuori un secchio rosso.
Era colmo di una sostanza granulosa, che sapeva di carrozzeria e di deposito rottami. Wally pass le sue manone nel metallo caldo. Era piacevole al tatto. Non troppo spesso, non troppo sottile. Perfetto.
Si gir verso Nate. - Si mangia - disse allegramente.
Non  facile guardare il tuo migliore amico che mangia un aereo.
Pu venirti il sospetto che gli manchi qualche rotella. Ma Wally sapeva anche essere acuto come nessun altro.
- Confucio ha fatto l'ispettore agricolo fino a sedici anni -
amava ripetere. - L'ho letto nell'Almanacco dell'agricoltore. Quindi tutto  possibile.
Una volta aveva scritto alla General Mills dicendo di aver inventato e perfezionato un nuovo attaccatutto. A ispirare quell'idea era stata la battaglia che conduceva quotidianamente con la tazza del latte quando doveva lavare i rimasugli secchi dei cereali. Quella roba indistruttibile - che lui frantumava con martello e scalpello - era molto, ma molto pi resistente della colla Elmer's o della Krazy Glue. Per dimostrarlo, Wally aveva macinato una scatola di Cheerios, l'aveva mescolata con l'acqua e aveva usato l'impasto per costruire la cuccia di Arf senza servirsi di un solo chiodo. Il risultato sembrava pi che soddisfacente, ma la General Mills non aveva apprezzato.
Non si era neppure presa il disturbo di scrivere una letterina di rifiuto. In compenso gli aveva mandato tre buoni per dei cereali gratis.
Nate era seduto in cucina e guardava Wally pranzare.
- Rose ti ha messo da parte dei nuovi articoli - disse. - Hai letto quello sull'alluminio e l'Alzheimer?
- Niente di speciale. Era come tutti gli altri.
- Quella donna si preoccupa per te. La vedo ogni giorno
dopo il lavoro, quando vado in biblioteca.  sempre l che cerca qualcosa sull'argomento mangiare aeroplani. Ieri ha trovato un articolo sulla Rivista dell'ordine dei medici americani che metteva in relazione l'eccesso di ferro e gli infarti.
- Doc ha sempre detto che sono anemico, quindi stai tranquillo -
lo rassicur Wally. Era ai fornelli e friggeva gli hamburger.
Nate butt le fotocopie su quelle gi ammonticchiate vicino alla porta. Negli anni la pila degli articoli sui rischi legati all'ingestione di metalli era cresciuta parecchio.
- Ecco qua - disse Wally, mettendo due piatti sul tavolo.
- Cheeseburger, cipolla e pomodoro per te. Cheeseburger, cipolla e freni ad aria compressa per me. - Poi prese una bottiglia di plastica piena di una sbobba grigia. - Sicuro di non volerne un goccio? Aiuta ad andare di corpo.
- Non ho di questi problemi - disse Nate.
Wally osserv il suo hamburger. Strizz la bottiglia tra il pane e la carne, e un liquame cinereo col sulla lattuga, sulla cipolla e sul pomodoro.
- Ne hai messo troppo - disse Nate allarmato.
- Neanche per sogno - rispose Wally. - Non esagero mai con il condimento.
Affond i denti nell'hamburger. I suoi incisivi e i suoi premolari erano squadrati e robusti come i molari della maggior parte della gente. Buoni per triturare. Mastic, inghiott, afferr un bicchiere di latte con la schiuma grigia e ne tracann qualche sorso. Con due dita tozze, prese una crocchetta di patate dal piatto e la tuff in un ketchup di granelli grigiastri.
- Ricorda che cosa diceva sempre mia madre - aggiunse Wally. - Di tutto, ma con moderazione.
E continu a mangiare.

Note.
1. Per la precisione: l'anguria pi grande pesava 118 chili; il filo da stendere pi lungo, naturalmente senza giunte, misurava 5 chilometri e
272 metri, e aveva biancheria fresca di bucato appesa lungo la sua intera estensione.
2. Grande bestia descritta nell'Antico Testamento ( Giobbe 40,23), molto robusta e dall'ossatura di ferro e bronzo, protettrice di animali e vegetali: quando arriva un intruso, si desta dalla sua consueta apatia e affronta l'avversario con temibile ira. Nel Medioevo fu identificata con Satana e l'inferno [N.d.T.].
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
A parte la lavanda e i pizzi, il Victorian Inn aveva ben poco di vittoriano, e ben poco anche dell'albergo. Era giusto un motel con aspirazioni romantiche. J. J. chiese la camera pi grande e si butt sotto la doccia senza perdere tempo. Non desiderava altro che togliersi di dosso tutta quella polvere. Poche ore in campagna e gi si sentiva ricoperto di terriccio. Si freg meglio che poteva, maledicendo la minuscola spugna e la microscopica saponetta. Per chi erano state concepite? Per quale essere umano e di quali dimensioni? Al massimo per un bambino di cinque anni, non certo per un uomo medio.
Si pettin i capelli bagnati e fece un piano mentale della missione. Improvvisamente l'intero edificio trem. Poi torn la calma. Dopo pochi istanti la stanza fremette di nuovo. Era tipico dei motel che le camere venissero scosse dal passaggio dei camion; lui stesso, molto tempo prima, si era abituato ad addormentarsi con il rombo dei bestioni a diciotto ruote e le luci dei fanali anteriori che lampeggiavano attraverso le tende di plastica.
Poi sent un altro suono, immediatamente riconoscibile.
Boing, boing, boing.
Era lo squillo di tromba che annunciava il suo arrivo, un
indizio sicuro che si era sparsa la voce. Il Guinness dei Primati era in paese. J. J. si avvicin alla finestra e sbirci nel parcheggio.
Esattamente come pensava.
Boing, boing.
Decine di bambini di ogni et rimbalzavano sui trampoli a molla guardando verso la sua camera.
Boing...
- Guardi qua, signore! - disse una faccia lentigginosa.
In qualsiasi nazione, in qualsiasi continente, non appena sapevano che lui era l, spuntavano i bambini. Volevano finire sul Libro. Pensavano che fosse facile. Credevano di poter entrare nella storia con una corda o uno yo-yo.
Boing, boing, boing.
J-J odiava distruggere le loro illusioni. La verit nuda e cruda fa male. Apr la finestra e si affacci.
- Arrivo a 234 salti - grid un ragazzino con gli incisivi sporgenti.
- Devi ancora farne di strada - gli grid J. J. - Un signore che si chiama Gary Stewart ha stabilito il record con 177 737
salti in ventiquattr'ore.
I bambini continuavano a rimbalzare.
- Significa 7405 salti all'ora, - url J. J. - cio 123 al minuto, e pi di 2 al secondo, per tutto il giorno e per tutta la notte.
Il parcheggio si zitt quasi all'improvviso.
- Ci sono un sacco di altri record che potete tentare - continu J.J.
I bambini si fermarono per un istante, poi si precipitarono in strada diretti alla biblioteca. Lo facevano sempre. Avrebbero cercato un altro record da battere e sarebbero tornati.
J. J. disfece la valigia. Si era portato vestiti per una settimana;
niente di troppo elegante, a parte il blazer. Indoss una maglietta, un paio di pantaloni kaki e le scarpe da ginnastica.
Si ficc un bloc-notes nella tasca posteriore, chiuse a chiave la porta e and alla reception.
- La stanza  di suo gradimento, signor Smith? - domand la ragazza.
-  abbastanza confortevole? Vediamo cinquantadue canali via cavo nel nostro motel.
-  perfetta - disse lui.
- Posso esserle utile in qualcosa? - domand lei.
- Signorina...
- Nutting. Meg Nutting. Mi dica. - Aveva un viso delicato e il nasino a punta, e il suo collo, pallido e sottile, sembrava sul punto di spezzarsi sotto il peso di un gigantesco alveare di capelli castani.
- Cercavo qualche informazione sull'uomo che mangia il
747 - disse J. J.
- Oooh, capisco - disse Meg. - Beh, Wally non si fa vedere molto in giro. Vediamo... il suo miglior amico  il professor Schoof. Insegna scienze e matematica alle superiori. L'unica altra persona che potrebbe aiutarla  Willa Wyatt, il direttore del giornale.
- Willa Wyatt - ripet lui, appuntandosi il nome sul bloc-
notes.
Meg esit. - Non si lasci intimorire - disse infine. - Willa  un po'... un po' cos.
La prima chiamata aveva seguito di pochi minuti l'arrivo dello
straniero all'Hereford Inn. Un tizio su una Taurus targata Omaha che faceva domande sul 747. Poi c'era stata un'altra telefonata. In un batter d'occhio tutte e tre le linee della redazione lampeggiavano. Willa Wyatt sprofond nella sedia. Sapeva che sarebbe accaduto, che presto o tardi qualcuno sarebbe venuto a ficcare il naso. Adesso ne avrebbero parlato tutti, e questo non le piaceva affatto, anche se nelle sue vene scorreva inchiostro da stampa.
Chiuse gli occhi, si pass le dita fra i capelli biondo-rossi e li intrecci rapidamente, legandoli con un vecchio elastico. Fece un respiro profondo, assaporando l'aroma delle macchine
tipografiche. Alcuni dei suoi amici preferivano il profumo dei fiori, altri quello del pane appena sfornato; lei amava l'odore delle notizie fresche. Allung le gambe sulla scrivania, dove da ragazzina si sedeva a guardare suo padre che faceva uscire l'Express.
Era lui che scriveva gli articoli, sviluppava le foto, componeva le pagine, azionava le macchine e distribuiva le copie.
Era il mondo reinventato ogni settimana e portato fin sull'uscio della gente. Una nobile vocazione, diceva sempre suo padre. L fuori, oltre la contea di Nuckolls, c'erano quotidiani pi grandi, ma non potevano competere in ci che contava di pi. Se si diventa troppo grandi, diceva lui, si perde il contatto con i lettori.
Willa guard la foto di suo padre sulla scrivania. Dietro la montatura metallica degli occhiali, i lineamenti erano marcati.
Mento quadrato, capelli neri, occhi marroni. Sedeva sul cassone di un Ford verde del 1967; alle sue spalle, pile di giornali.
Il camioncino era lo stesso che Willa usava ancora per portare le copie in paese. Non ha senso comprarne uno nuovo, diceva lui.
Alcuni anni prima suo padre aveva deciso che era ora di ritirarsi.
Per la maggior parte dei suoi coetanei sarebbe stato presto, ma lui voleva dedicarsi alle sue memorie, magari perfino imparare a dipingere e, soprattutto, passare pi tempo con Mae, sua moglie. Era stata dura, ma alla fine aveva consegnato le chiavi alla Superior Publishing Company. Adesso trascorreva le sue giornate ascoltando i Royals alla radio, scribacchiando sui suoi bloc-notes a righe o concedendosi qualche scampagnata con Mae. Di quando in quando, a cena, diceva qualcosa sull'impaginazione o sulla completezza delle notizie. In fondo, per, Willa sapeva che suo padre era fiero di
come dirigeva l'Express.
Anche lei era orgogliosa di quel piccolo giornale. Di solito non superava le sedici pagine, e a volte, se non c'erano abbastanza inserzioni, scendeva a otto, ma aveva anche avuto qualche riconoscimento. Willa si colleg a Internet e diede una
scorsa alla cronaca internazionale. Non aveva mai dubitato, nemmeno una volta, che avrebbe preso il posto di suo padre, ma cosa sarebbe successo se le avessero offerto di lavorare per l'Omaha World-Herald o
per il St. Louis Post-Dispatch? Sarebbe finita oltreoceano come corrispondente, con tanto di rimborso spese, avrebbe avuto bei vestiti, mangiato cibi esotici e fatto vita mondana. Invidiava quelle rampanti donne di classe che seguivano guerre e carestie senza scompigliarsi i capelli. Forse un giorno... o forse no.
Nessuna nuova non  buona nuova, amava dire suo padre.
Quel giorno non c'era proprio nulla di speciale da scrivere. I
Grasshoppers - la squadra giovanile di softball che allenava tre ore alla settimana - avrebbero partecipato al campionato del Nebraska, ma se avesse scritto un'altra riga sulle loro gesta ci sarebbe stata una rivolta. Gli agricoltori erano nei campi a seminare la soia e il granturco per l'autunno. Il sovrintendente della contea aveva scoperto gravi infestazioni di cardo rosso, una delle sei malerbe ufficialmente dichiarate nocive dallo Stato del Nebraska e un eterno beniamino della prima pagina.
C'era solo un piccolo scandalo su cui valeva la pena di indagare.
L'impresario delle pompe funebri cittadine, Buri Grimes,
era appena stato eletto amministratore delegato dell'ospedale.
Alcuni vecchi brontoloni si lamentavano che c'era un conflitto d'interessi, se si dirigevano contemporaneamente l'ospedale e le pompe funebri. Entri da un lato ed esci dall'altro, aveva detto qualcuno.
Willa allung una mano verso il telefono. Avrebbe rivolto al vecchio Buri qualche domanda spinosa per metterlo alle strette, a costo di perdere le sue inserzioni sul giornale.
Suon l'interfono. Willa abbass il volume della radio, che trasmetteva il bollettino agricolo, e sent la voce maliziosa di Joia: - C' un tipo che chiede di te.
- Chi ? - domand Willa.
- Uno del Guinness dei Primati. Vuole parlarti. - Poi sussurr:
- Non  niente male.
- Mandalo via - disse Willa.
Conosceva il genere. Uno straniero, uno di passaggio. Le strade di campagna erano piene di commessi viaggiatori e venditori ambulanti senza scrupoli. Raccontavano favole sul vasto mondo. Promettevano una via d'uscita. Una volta, molto tempo prima, Willa si era innamorata di un uomo che sapeva dire belle parole e vendeva libri rilegati in pelle. Uno che conosceva la differenza tra Yeats e Keats, che
declamava passi dell'Iliade in greco ed era stato in luoghi lontanissimi. Gli aveva dato il suo cuore. Poi, un giorno, il signor Ulisse era partito per consegnare un ordine di libri e non era pi tornato.
A quel tempo era giovane, appena tornata dall'Universit del Nebraska. Ci aveva messo un paio d'anni a riprendersi. Adesso stava bene, era perfettamente guarita e pi forte che mai.
Per non riusciva a dimenticare.
Qualcuno che bussava alla porta interruppe il corso dei suoi pensieri. Lo straniero. Era attraente. Aveva folti capelli castani e gentili occhi blu esaltati dal blazer. Willa tolse le gambe dalla scrivania, una alla volta.
- Pu buttare quei giornali per terra, se vuole una sedia -
disse.
Lui spost la pila, si sedette, si sporse in avanti e le tese un biglietto da visita.
- Certo che fa caldo - disse.
- Tanto per cambiare l'aria condizionata  rotta. - Willa si pieg sotto la scrivania, stacc la spina della radio e attacc quella del ventilatore. Orient l'elica verso lo straniero. - Questo dovrebbe aiutarla.
- Grazie - disse lui. - Sto andando a fuoco.
Willa not che il suo naso, perfettamente dritto, luccicava.
Poi vide lo stemma dorato sul taschino della giacca. Aveva un certo stile.
- Abbiamo un po' da fare oggi, signor Controllore dei Record -
disse leggendo il biglietto da visita. - Devo chiudere il giornale e ho poco tempo. Di cosa ha bisogno?
Prese la bottiglia d'acqua sulla scrivania. Si sentiva addosso gli occhi dell'uomo. Le sarebbe piaciuto avere le mani pulite, invece che sporche di inchiostro, e le unghie curate come le donne di citt. Tolse l'elastico dalla treccia e scosse i capelli.
- Vengo subito al punto - cominci lui. - Mi hanno detto che pu darmi qualche informazione sul tipo che mangia l'aereo.
- Chi gliel'ha detto?
- Un uomo non rivela mai le sue fonti.
- Una donna non rivela mai le sue informazioni.
Risero entrambi. Uno scontro senza vincitori n vinti. Willa si tolse il vecchio cardigan rosso del padre e not che lo straniero gettava uno sguardo sul suo vestito di cotone azzurro.
- Ho conosciuto Wally Chubb stamattina, - disse lui - ma non  stato molto disponibile. Per la verit nessuno pare molto disponibile. Siccome lei  della stampa, ho pensato che magari poteva...
- Che genere di record ?
- Uomini e aerei. Abbiamo un'intera sezione dedicata all'argomento. Mangiare un 747 finirebbe accanto alla categoria
traino di aeroplani. Qualche anno fa, in Australia, un certo David Huxley ha trascinato da solo un 747 per 91 metri in 1 minuto e 47 secondi.
Mentre elencava quelle statistiche gli si illuminava il volto.
Aveva una voce ricca e profonda, che a Willa piaceva. Probabilmente era un baritono.
- Il record di squadra - continu lui -  stato stabilito a Londra da un gruppo di sessanta persone che hanno trascinato un 747 per 100 metri in 59,13 secondi.
- Secondo lei tutte queste cose dovrebbero impressionarmi, vero?
- Certo.
- E invece no. Sono solo una sfilza di statistiche.
-  il mio lavoro - disse lui armeggiando con la biro che teneva in mano.
- Non volevo essere scortese - si scus Willa. - Ma non mi fanno effetto. Non credo che qui ci sia qualcuno in cerca dell'attenzione che pu offrire lei.
Gli occhi gentili dell'uomo si rattristarono. Doveva proprio essere cos dura? Quel ragazzo, con quel bel naso e quella bella voce, stava solo facendo il suo mestiere. Ma, dopo il signor Ulisse, reazioni simili erano diventate per Willa riflessi condizionati. Doveva stare in guardia. Per il bene di Superior.
E anche per il suo.
- Mi dica una cosa - riprese lui. - Perch Wally sta mangiando quell'aereo?
- Ho detto che qualcuno sta mangiando un aereo?
- Senta, signorina...
-Willa - disse lei. Un'offerta di pace.
Lui sorrise, e una graziosa fossetta gli comparve sulla guancia sinistra. - Senta Willa, ho visto quanto ha mangiato dell'aereo.
So che cosa succede in quel campo. E mi sembra una grande storia.
- Mica tanto - disse lei.
- Un uomo che mangia un 747 non fa notizia da queste parti?
- No, da queste parti non fa notizia.
- Eppure sembra pi interessante di quello che ho letto stamattina sul suo giornale a proposito della signora Bodkin, che domenica pomeriggio  andata a prendere il caff dalla signora Toppin.
- Mi risparmi la lezione di giornalismo - disse Willa alzandosi dietro la scrivania. - Sono sicura che  in grado di trovare la porta da solo.
J. J. usc barcollando nel sole, e per un istante temette di cadere.
Quella Willa Wyatt era una visione, con i suoi selvaggi capelli biondi, gli occhi color caramello e le lunghe gambe abbronzate.
Dal momento in cui aveva oltrepassato la porta e
l'aveva vista sprofondata nella sedia aveva sentito aumentare la dopamina nelle vene. Il ventilatore da tavolo non aveva fatto che accelerare l'eccitazione, sparandogli feromoni dritto nell'ipotalamo.
Mantenere la conversazione sul motivo che l'aveva spinto fin l era stata un'autentica impresa. Gli occorrevano informazioni su Wally Chubb, ma in realt quello che voleva era saperne di pi su quella donna, il direttore di un giornale da quattro soldi del Nebraska centromeridionale.
Sapeva che era uno sbaglio. Sapeva che sarebbe stata una delusione. Eppure, quando pensava a Willa che lo sbatteva fuori dal suo ufficio, i suoi sentimenti erano chiari e irrefrenabili.
Sapeva che l, in quella cittadina con un solo semaforo, stava rischiando di perdersi, disperatamente e irreparabilmente.
Superior aveva senz'altro conosciuto giorni migliori. Strade e marciapiedi erano larghi, come li avevano voluti i pionieri con i loro grandi sogni. J. J. imbocc East Fourth Street e si diresse a lunghi passi verso il centro. Nulla di pi diverso da East Fourth Street di Manhattan. L'aria sapeva della terra e dei suoi prodotti. Le due grandi torri gemelle dei silos di cereali spuntavano dietro la stazione. J. J. pass davanti al massiccio ufficio postale di mattoni rossi. Un cartello diceva che chiudeva a mezzogiorno.
Il paese era pittoresco, d'accordo, forse perfino bello, ma J. J. non capiva perch Willa restasse l. Non si rendeva conto che era una scommessa persa? Quel posto era soltanto una grossa macchia sulla strada. Come in molte cittadine delle pianure, i giovani se ne sarebbero gradualmente andati tutti, lasciando l solo i vecchi. Una morte per lenta asfissia, una vita succhiata via respiro dopo respiro.
Di fronte al Git-A-Bite Caf erano parcheggiati alcuni vecchi camion. J. J. spinse la porta ed entr. Era l'ora di pranzo, e la sala era affollata e caldissima; un malandato ventilatore da
soffitto smuoveva appena l'aria. Un uomo con una camicia a scacchi e un berretto da baseball calcato sulle orecchie lasci la mancia sulla tovaglia a quadretti rossi di un tavolino. J. J. si sedette e ordin il caff a una cameriera graziosa, con il viso spento dalla rassegnazione.
- Il piatto del giorno  sulla lista - gli disse la ragazza, sbattendogli davanti la tazza.
Vicino a lui mangiavano una donna anziana e un uomo di mezza et.
- Possiamo usare quello scacciamosche? - chiese la donna al tizio che stava alla cassa.
- Fate pure.
- Jimmy, ragazzo mio, fai tu. Prendi lo scacciamosche.
- S, mamma.
L'uomo si alz, si trascin fino al bancone, prese lo scacciamosche e torn al tavolo.
- Forza, Jimmy. Uccidile!
L'uomo percosse il tavolo.
- Fatto?
- S, mamma.
- Bravo, Jimmy. Ormai entrano a frotte. Non bisogna neanche tenere la porta aperta.
J. J. non era sicuro di voler ancora pranzare.
- Ehi, straniero, - disse una voce - non badare a Jimmy e a sua madre. Sono innocui come le mosche.
Uno stangone stava ridendo vicino al tavolo.
- Ti spiace se mi siedo? - domand.
- Accomodati - disse J. J.
- Sono Righty Plowden - si present l'uomo. - Ho un paio di campi qua intorno.
- J. J. Smith.
Righty aveva una stretta di mano vigorosa, le palme e le dita screpolate e ruvide. Doveva essere sui sessanta. Aveva un barbone grigio e rughe bianche agli angoli degli occhi verdi. Indossava una camicia da lavoro piena di macchie, jeans e stivali.
- Spero tu non sia un mangiaverdure - disse. - Non c'
granch da mangiare al Git-A-Bite che non sia fritto o tagliato da una mucca.
Si materializz la cameriera, e Righty ordin cheeseburger e patatine fritte. - Che formaggio? - chiese la cameriera.
- Bianco o giallo?
- Giallo.
- Lo stesso - disse J. J.
- Sai che passa l'aspirapolvere nuda? - sussurr Righty mentre la cameriera si allontanava.
- No! - fece J. J.
- Almeno cos dicono. - Righty avvit il tappo del ketchup.
- Abbiamo gli stessi pazzoidi e depravati che avete voi nelle grandi citt, solo che sappiamo chi sono e li teniamo d'occhio - disse Righty ridendo. - Allora, sei qui per l'aereo?
- Gi.
- Lo metterai nel tuo Libro?
- Solo se verificher che  vero.
- Da dove vuoi cominciare?
- Per prima cosa, lo sta mangiando sul serio?
Righty si lisci la barba. - Non posso giurarlo. Io non l'ho mai visto.
- Conosci qualcuno che l'abbia visto?
- No, a Wally non piace che la gente vada alla sua fattoria.
Per sentiamo il baccano del trituratore ogni giorno. Va avanti da anni, da quando l'aereo  atterrato sul suo campo. Per quel che ne so, potrebbe prepararsi per Armageddon. O magari accumula scorte per quando le Nazioni Unite s'impadroniranno del mondo.
- Ma tu non ci credi.
Righty si appoggi allo schienale della sedia e si pul i denti con uno stecchino. - Hai un rimborso spese?
- S - disse J. J.
Righty ordin un altro cheeseburger e un frapp.
- Wally  un bravo ragazzo - riprese. - Nessuno sa con certezza perch lo faccia. Doc pensa che sia un disturbo chiamato
pica, o roba del genere. I bambini mangiano la terra, e Wally mangia un aereo. Potrebbe anche essere un tumore al cervello la causa di tutto. Mia moglie Sally dice che  un problema psicologico. Ossessivo-repulsivo qualcosa.
Righty abbass la voce. - Quelli che vanno in chiesa giurano che  posseduto dal demonio.
- Ah s? - disse J. J. - E secondo te?
Righty si riappoggi allo schienale e si stir. -  semplicissimo.
Wally  innamorato pazzo. Pi semplice di cos. Lo  sempre stato e sempre lo sar.
- Ma che dici! - esclam J. J.
- Non sono mica balle. Se ricordo bene, tutto  cominciato quando Wally era in quinta elementare. Si  innamorato di una ragazza di qui e non ha mai smesso di amarla. Ha passato la vita a cercare di dimostrarglielo. Accidenti, darebbe tre dita della mano destra per conquistare il suo cuore.
J. J. prese qualche rapido appunto. Un uomo che mangiava un aereo per amore? Quel potenziale record diventava ogni giorno pi interessante. Sarebbe sicuramente riuscito a venderlo alla sede centrale e al mondo intero. Era di nuovo in pista, con la situazione sotto controllo. L'euforia che Willa gli aveva instillato nel cervello si era assopita.
- Ormai nessuno fa pi caso a Wally - stava dicendo Righty.
- Non possiamo farci niente. Sar cos per sempre. Dobbiamo conviverci, tutto qua.
Sciac. Il rumore dello scacciamosche all'altro tavolo.
- Bravo, Jimmy - disse la vecchia al figlio. - L'hai presa.
La porta del bar si apr. Prima entr una donna in uniforme da infermiera, poi Willa, e la scintillante luce del sole cattur per un istante il suo vestito. J. J. pot vedere tutto di lei in controluce.
- Credevo fosse solo di passaggio - disse Willa avvicinandosi al tavolo di J. J.
- Comportati bene! - scherz Righty. - Il nostro amico  un tipo a posto.
- Oh, sicuro - disse lei. - Questa  la mia amica Rose. Lui  il signor Smith, di New York.
Rose aveva gli occhi scuri e una spruzzata di lentiggini sulle guance paffute. I capelli, lunghi e lisci, le arrivavano a met schiena. Il suo camice bianco era ben stirato; sul risvolto spiccava una spilla gialla con una faccia sorridente.
- Piacere - disse Rose.
- Piacere - disse J. J.
Willa prese Rose per il braccio. - Buona giornata, signor Smith. E non creda a una parola di quello che dice Righty. 
un vecchio pazzo.
J. J. la guard camminare verso il fondo del locale e sedersi.
Perch non le aveva chiesto di unirsi a loro? Perch si era bloccato?
- Dov'eravamo? - disse Righty.
J. J. non ne aveva la pi pallida idea. Annasp tra i suoi appunti.
- Vediamo. Wally mangia l'aereo per amore di una donna. - Bevve un sorso di t freddo. - Dev'essere una gran donna. Dove la trovo?
- Amico, - sogghign Righty accennando a Willa - l'hai gi trovata.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Non doveva essere difficile, in un posto del genere, restare in carreggiata; due sole corsie per senso di marcia. Nessuna vera scelta. Eppure J. J. non aveva idea di quale sarebbe stata la sua prossima mossa.
Cerc di concentrarsi sul 747, ma l'immagine di Willa lo tormentava. Sapeva che pensarla cos intensamente lo avrebbe precipitato in un mondo di dolore. Era l per verificare il record, non per invadere la corsia di Wally. Ma sentiva nel petto l'eccitazione, il bombardamento chimico, l'emozione.
Voleva conoscerla. Voleva il record mondiale. Ma non era sicuro di poter avere entrambi.
Diede un'occhiata nello specchietto retrovisore e vide il ragazzino in bici. Lo aveva tallonato per tutto il paese, prima all'ufficio del sindaco, poi in banca, poi nella zona commerciale su Central Avenue. Si manteneva a distanza di sicurezza, sui centocinquanta metri, e restava indietro se J. J. entrava in un negozio; poi, quando lui si rimetteva al volante, ricuperava con uno scatto, tagliando per i vialetti e sfrecciando attraverso i prati per non perderlo.
J. J. lo aveva notato la prima volta di fronte al Git-A-Bite. Era abituato ai ragazzini che lo pedinavano quando andava nelle
cittadine. Volevano soltanto ammazzare la noia, seguire lo straniero, magari farsi regalare una t-shirt o una spilla. Ma questo era diverso. Si limitava a guardare. Quando J. J. era entrato nel locale era rimasto fuori a sbirciare dalla vetrina. Non si nascondeva, non si muoveva nell'ombra, sembrava che non volesse disturbarlo o stargli troppo addosso.
J. J. guidava lungo Central, tenendo d'occhio il ragazzino che pedalava a tutta birra sul marciapiede. Al semaforo rallent, aspett che il ragazzino lo raggiungesse e mise la freccia a destra. Super il cinema Crest e la biblioteca, attravers Bloom Street e accost al marciapiede davanti al Dairy Queen.
Lasci la macchina nel parcheggio ed entr senza voltarsi.
Ordin due frapp grandi a un'adolescente brufolosa che stava alla cassa, quindi sedette a un tavolino di formica. Vide il ragazzino che aspettava all'esterno appollaiato sulla bicicletta.
- Signorina, - disse alla cameriera - potrebbe portare uno di questi frapp al giovanotto in bici qua fuori?
- Ma certo - rispose la ragazza, guardando verso la vetrina.
- Sa come si chiama? - domand J. J.
- S - disse lei. -  Blake. Uno sfigato.
- Il cocco del professore - aggiunse un'altra ragazza dietro il bancone.
- Lei  quello del Guinness dei Primati? - domand la prima ragazza.
- Sono io.
- Qual  il pi grande frapp di tutti i tempi?
- Facile - disse lui. - Inghilterra, qualche anno fa. Un frapp alla fragola da 16500 litri.
Le ragazze risero.
- Credetemi, - aggiunse J. J. - non era neanche lontanamente buono come questo. - E bevve d'un fiato.
Poi una delle ragazze prese il frapp, usc nel parcheggio e lo diede al ragazzino in bici.
- Grazie, signore - disse Blake con un sorriso pieno di buchi.
Si appoggi al muro imbiancato a calce e ciucci dalla cannuccia.
Aveva i capelli biondi e flosci, e indossava una maglietta rosso vivo degli Huskers che gli arrivava alle ginocchia.
- Fammi indovinare - disse J. J. - Tu sei Colui che sa.
- S - annu Blake. - Ero sicuro che sarebbe venuto, dopo la mia lettera.
- Difficile resistere - disse lui. - Allora, come va il tuo aquilone?
- Lo sto ancora costruendo.
- Il pi grande di tutti i tempi misurava 933 metri quadrati.
- S, lo so. Ma non voglio concorrere per quel record l.
- Ah no? E per quale?
- Lo scoprir - rispose Blake.
- Sicuro che non vuoi dirmelo?
- Naa. Mica  pronto.
Un vecchio trattore sferragliava sulla strada. Il contadino al volante sollev appena il berretto in segno di saluto.
- Allora, - disse J. J. - cosa bisogna fare per avere informazioni su Wally Chubb?
- Il mio insegnante di scienze  il suo migliore amico - disse Blake. - Il professor Schoof lo ha aiutato a costruire la macchina magica nel granaio.
- Che macchina magica?
- La macchina per triturare.  cos che mangia l'aereo. Lo grattugia e ne mette un po' su tutto.
- Allora tu conosci Wally?
- S, lo aiuto con il raccolto. Paga bene. Nessun altro bambino vuole lavorare per lui. Pensano che sia strambo, ma a me piace.
- Non  stato molto socievole quando sono andato a trovarlo -
disse J. J. - Credi che potresti aiutarmi?
- Certo. Io aiuto lei se lei aiuta me. - Blake succhi rumorosamente con la cannuccia e fin il frapp. - C'era un motivo se le ho scritto.
- L'aquilone? - domand J. J.
- Gliel'ho detto: lo scoprir.
Se il cartello i trasgressori saranno puniti stava l, una ragione c'era. A Wally non piaceva che la gente entrasse nella sua terra. Non amava le distrazioni. Aveva ancora parecchi acri da seminare, e il vento soffiava forte da est, questo significava che stava arrivando la pioggia. Non c'era pi molto tempo. E adesso il tizio del Guinness dei Primati era di nuovo l. Perch non accettava di sentirsi dire di no?
- Gliel'ho detto e glielo ripeto, non m'interessa - disse Wally. Era seduto su un trattore verde che sotto la sua mastodontica figura sembrava un giocattolo. Aveva una salopette della Key e un cappellino da baseball della Pioneer.
Il tizio dei record e il piccolo Blake, l'uno di fianco all'altro, lo fissavano come se non avessero mai visto prima un coltivatore su una vecchia carcassa rumorosa. Wally si tolse il cappellino e si asciug la fronte, poi si alz dal sedile e salt a terra.
Si ferm a pochi passi da J. J. e lo guard dritto negli occhi.
- Mi ascolti bene. Io non me ne faccio niente del suo record.
- E dai - disse Blake. - Sarebbe forte.
- Forte? Lo sai che non me ne frega niente, e non dovrebbe fregarne niente neanche a te.
- Senta, - disse J. J. - tutto quello che le chiedo  di lasciarmi verificare quello che fa, cos pu finire nel Libro. Ho bisogno di vedere come mangia l'aereo. Di fotografare le varie operazioni. Di essere qui quando finisce l'ultimo boccone, cos pu diventare ufficiale.
- Lei ha bisogno di un apparecchio acustico - rispose Wally.
- Non mi interessa, ha capito? - Poi guard Blake in cagnesco.
- Non so perch l'hai riportato qui! Ti facevo pi intelligente.
- Su, Wally - disse Blake. - Se fai il record, diventi famoso!
Wally si arrampic sul trattore. - Via dalla mia terra, tutti e due!
- Ok, - disse J. J. - me ne vado. - Fece una pausa. - Solo un'ultima cosa. Un record mondiale farebbe di sicuro colpo su Willa.
- Certo - conferm Blake. - Farebbe colpo sulle ragazze!
Wally si gratt la fronte massiccia. - Chi ha parlato di Willa?
Non mettetela di mezzo.
- Se vuoi che ti noti, batti un record mondiale - lo stuzzic J. J.
- Non voglio un record mondiale.
- Ma sarai un eroe - disse J. J. - Renderai importante Superior.
Arriver gente da tutto il mondo. Andrai in televisione, Wally. Sui giornali.
- Senti, hai sbagliato persona. Io ho gi tutto quello che mi serve. - Wally mise una mano sul volante e l'altra sulla leva dell'acceleratore. - Vai a guardare Blake che fa volare il suo aquilone. Io ho da seminare...
- Aspetta - lo interruppe J. J. - Hai mai sentito parlare di Michel Lotito?
- Chi?
- Michel Lotito. Un mio amico. Il pi grande onnivoro del mondo.
- E cio? - domand Blake.
- Lo chiamiamo Monsieur Mangetout. In francese significa Signor Mangiatutto. Vive in un paesino vicino a Grenoble, e ingurgita metallo e vetro da trentacinque anni. Ne mangia un paio di chili al giorno. L'ho visto masticare diciotto biciclette, quindici carrelli, sette televisori, sei lampadari, due letti, un paio di sci, una bara di bronzo, un computer...
- Forte - disse Blake.
- La cosa non mi riguarda - disse Wally.
- E invece s - disse J. J. - Sono stato io a convalidare la pi grande impresa di Michel. A Caracas, l'ho visto mangiare un Cessna 150.  un aereo privato a quattro posti.
- E allora? - Wally alz le spalle. Un Cessna non poteva nemmeno essere paragonato a un 747.
- Grazie al suo record Michel ha ricevuto ogni genere di attenzioni femminili - continu J. J. - Credimi,  sorprendente quante donne lo adorino. Ha conosciuto sua moglie Marcelle
grazie a tutto il metallo che ha mangiato. Lascia che ti faccia entrare nel Libro, e avrai tutto quello che hai sempre desiderato.
Fidati.
- Ci penser - rispose Wally. Chiss che cosa avrebbe detto Willa. Con lei non aveva mai parlato del 747. Quando s'incontravano in paese, lei evitava l'argomento. Non aveva mai scritto una parola sull'aereo. Un record mondiale, l'attenzione che avrebbe suscitato... Forse Willa si sarebbe arrabbiata ancora di pi. E darle una ragione per arrabbiarsi era l'ultima cosa che Wally poteva permettersi.
Ma forse quel Signor Mangiatutto aveva avuto l'idea giusta.
Forse valeva la pena di correre il rischio. Si appoggi al volante.
- Senti, - concluse - l'unico parere che conta  quello di Willa. Se lei dice no, scordatelo. Se dice s, allora ci provo.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Le luci sul campo da softball brillavano gialle nella foschia della sera incipiente. Ragazzi e ragazze in divisa corsero alle loro postazioni per l'ultimo inning della partita di campionato. Il punteggio era pari, ma le gradinate affollate ronzavano pi che altro di chiacchiere sul tizio del Guinness dei Primati.
Willa era seduta in tribuna e ascoltava tutto quel chiasso.
La signora Orville Clappenfoos, segretaria della Societ storica della contea di Nuckolls, era assolutamente certa che questo sarebbe stato il primo record mai ottenuto da un abitante di Superior. Donald Quoogie, l'agente locale della compagnia assicurativa State Farm, temeva che Wally stesse violando qualche norma della Food and Drug Administration, e che sarebbe finito in prigione.
Willa cercava di seguire la partita prendendo appunti sulle varie azioni. Non voleva farsi coinvolgere dal trambusto che si era scatenato intorno al 747. Il tentativo di stabilire un record mondiale sarebbe stato un male per il paese. Lo sapeva per istinto. Il tizio del Guinness dei Primati non doveva essere cattivo anzi, sotto sotto sembrava dolce e in gamba. Ma se in paese fosse arrivato il mondo, se fossero nate delle aspettative, che cosa sarebbe successo se il sogno si fosse infranto? Come
sarebbe potuta tornare al suo declino, Superior, se avesse intravisto un barlume di speranza?
Una palla vol nel varco tra gli esterni per una valida da extra base. La folla applaud. Da ragazzina, Willa giocava come interbase su quello stesso diamante. Grazie a un buon braccio, aveva messo fuori gioco parecchi ragazzi, e ogni volta suo padre aveva registrato quei trionfi sul giornale, una cosa che la inorgogliva molto. Aveva fatto tutti gli sport, perfino il flag football(1),
e lo si capiva da come scriveva. Conosceva i segreti del gioco, e ai lettori questo piaceva.
Guard l'ora. Non aveva molto tempo per attraversare Superior e occuparsi dell'ultimo servizio. L'asta sarebbe iniziata alle sei. Fece un cenno a uno degli allenatori della squadra, un adolescente secco secco con l'orecchino e un taglio di capelli alla moda.
- Virgil, - gli disse - fammi un favore. Pi tardi dammi una voce, cos mi racconti come  andato l'ultimo inning.
- Contaci.
- Un'altra cosa. Di' a Missy di chiudere il movimento quando lancia la palla veloce. Rilascia troppo presto.
- Glielo dir.
Willa raggiunse il suo camioncino e attravers il paese guidando il pi veloce possibile. Quando si ferm alla fattoria degli Stack, il sole radeva ancora la terra con i suoi raggi.
All'asta partecipavano duecento contadini. Si aggiravano silenziosi, ispezionando l'attrezzatura agricola ordinatamente sistemata nell'aia. La famiglia Stack aveva coltivato quell'appezzamento sul fiume Republican per cent'anni, ma adesso i prezzi del raccolto erano crollati, e la banca non aveva avuto altra scelta che pignorare tutto.
Willa aveva riferito di troppe situazioni simili nel corso dell'ultimo anno: agricoltori che dicevano addio ai loro amati trattori, alle loro adorate mietitrebbia, ed erano costretti a cedere
i loro preziosi acri alle grandi societ di Chicago e St.
Louis. Aveva scritto troppe parole sui suoi amici e sui loro parenti, che si erano arresi dopo una strenua lotta. Settimana dopo settimana, la sua prima pagina aveva riportato ben poco, a parte il declino e la caduta del loro stile di vita.
And a mettersi in un punto un po' pi elevato, sotto un acero, e guard il banditore. Era un pastore metodista itinerante, che si era guadagnato da vivere in Iowa, Kansas e Nebraska.
Parlava rapidamente, come se quella brutta faccenda dovesse essere sbrigata in fretta, cos avrebbe fatto meno male.
Non lontano da lui, Bud e Gena Stack osservavano la scena, i volti tesi.
Le offerte incominciarono nel silenzio. Il trattore fu venduto a un vicino per cinquemila dollari, e Bud distolse lo sguardo.
Gena scoppi a piangere nel grembiule.
Willa not che, al solito, i compratori erano pochi; la maggioranza delle persone era venuta per curiosare. Era un po'
come quando succede un incidente stradale e si forma un ingorgo perch la gente vuole vedere i rottami, quasi per sincerarsi che  toccato a un altro.
Willa stava prendendo appunti quando Tom Fritts le si avvicin con uno Stetson bianco in testa, ben intonato alla camicia inamidata, e un paio di stivali ricavati dalla pelle di qualche creatura misteriosa, ma sicuramente esotica. Il banchiere del paese, l'uomo pi facoltoso della contea, il creditore ipotecario degli Stack. Era un vecchio amico del padre di Willa.
Ed entrambi erano andati a scuola con Bud.
- Come stai? - disse a Willa, toccandosi il cappello.
- Sicuramente meglio di te.
- Sai che odio tutto questo.
- Quanti altri te ne aspetti nei prossimi mesi?
- Me lo chiedi come giornalista o me lo chiedi e basta?
Willa chiuse il taccuino e mise la penna in tasca.
- Altri quattro questo mese - disse lui. - Lo sa Dio se ho cercato di aiutarli. Ma  inutile.
Tom si ficc le mani in tasca.
- Hai presente il tipo arrivato da New York? - le domand.
- Quello del Guinness dei Primati?
- Che cosa c'entra?
- Oggi abbiamo parlato di Wally e del suo aereo. A dirla tutta, credo che sia una bella opportunit.
- Non ci sarai mica cascato, Tom? Quell'uomo  un imbroglione.
Lo si capisce...
- Pensaci bene - la interruppe lui. - Qui va tutto a rotoli.
L'industria casearia  finita. La Ideal Cement ha chiuso. Ogni citt ha qualcosa di speciale. Red Cloud ha il museo di Willa Cather. Omaha ha la palla di francobolli pi grande del mondo.
Minden ha il villaggio dei pionieri. Cawker City ha un gigantesco gomitolo di spago. Solo noi non abbiamo niente.
- Non  vero - disse Willa. - Abbiamo centoventicinque anni di...
- Lascia perdere la storia. Abbiamo bisogno di aiuto. Ci serve un futuro. E un record mondiale ci renderebbe importanti.
Non dico che finirebbero queste aste o che si rialzerebbero i prezzi del grano. Per...
- Non posso crederci - lo interruppe Willa. - Ti sei bevuto tutto quanto.
S, quel J. J. Smith ci sapeva proprio fare. Aveva convinto l'uomo pi potente del paese. Se avevi Tom Fritts dalla tua parte, tutto era possibile.
- Pensa a tuo padre - disse Tom. - Che cosa direbbe?
Quando ha comprato il giornale, Superior era in pieno sviluppo.
Avevamo cinque binari che arrivavano in paese, due alberghi, e Main Street era tutta un fermento. L'Express era spesso come il mio pollice, adesso non hai abbastanza inserzioni da riempire le pagine.
Il martelletto del banditore batt sul banco di legno. Il prezioso bestiame di Bud Stack era stato venduto per una miseria.
- Pensaci - disse Tom andandosene. - Sarebbe un bene per tutti noi.
...
Era una notte perfetta per andare a caccia. L'aria era calda e umida. Le cavallette sibilavano tra gli alberi. La luna sgomitava fra le nuvole e proiettava una morbida luce sul lago Lovewell.
Wally e Nate, armati di tutto punto, camminavano lungo il familiare sentiero che si snodava nel bosco cupo.
- Una notte magnifica - disse Nate.
- Non potrebbe essere migliore - disse Wally.
Mise una mano nello zaino appeso a una spalla e pass l'indice sul coperchio del barattolo di maionese Hellmann.
Era piuttosto ammaccato e un po' arrugginito, ma i buchi sul tappo andavano ancora benone. Quel vecchio barattolo li aveva sempre accompagnati. Prima da ragazzi, quando la caccia era soltanto un hobby. Poi da adolescenti, quando, un centesimo a preda, si pagavano una birra di nascosto. Infine quando era diventata una cosa seria, e Nate aveva cominciato a insegnare scienze a scuola.
Wally amava le notti al lago. Nulla lo consolava e lo rilassava altrettanto. Ma stavolta la sua testa era piena di dubbi. Che fare con il record mondiale? Il suo telefono non aveva smesso di suonare per tutto il giorno. La gente chiamava per dirgli che avrebbe salvato il paese, che i suoi genitori sarebbero stati fieri di lui.
Erano in una radura sulle sponde del lago. L'acqua sciabordava.
Wally si pieg, si asciug la fronte spaziosa nella maglietta e controll il suo Timex.
- Devono esserci ventisette gradi - sentenzi.
- Come fai a dirlo?
- La mia nuova equazione per la temperatura - spieg Wally. - Conti quante volte trilla un grillo in otto secondi e aggiungi sette.
- La settimana scorsa hai aggiunto cinque.
- Quella era la vecchia equazione.
Risero.
- Preferisci lampeggiare o acchiappare?
- Scegli tu.
- Allora lampeggia. - Nate gli diede una canna da pesca raffazzonata con una batteria legata al mulinello e una piccola lampadina fissata in punta. -  quasi ora. Da adesso ogni secondo  buono.
- Sono pronto - disse Wally. Pronto per cosa? Avrebbe mai catturato il cuore di Willa? O avrebbe passato la vita a inseguire la sua ombra?
Poi il primo guizzo di luce nel buio. E un altro. Quasi all'improvviso, l'aria notturna brill di lucciole.
- Inizia lo spettacolo - disse Nate.
Wally fece ondeggiare nell'oscurit la sua canna da pesca truccata e premette il pulsante sulla batteria perch la lampadina emettesse i rapidi bagliori di un intermittente codice segreto.
Quel marchingegno stroboscopico imitava il rituale d'accoppiamento delle lucciole, i maschi che cercavano di fare colpo sulle femmine con un invito di luce scintillante.
Wally non andava molto bene a scuola (in biologia aveva discreto), ma negli anni aveva imparato quanto bastava sulle lucciole. Erano coleotteri, e il loro scintillio era una reazione enzimatica. La parola con cui Nate definiva la luminosit delle lucciole era bioluminescenza, un modo fantasioso per indicare l'emissione di luce da parte di un essere vivente. Ecco cos'era Willa per lui: un essere radioso, che brillava misteriosamente dall'interno pi profondo. C'era una poesia sulle lucciole che la descriveva perfettamente. Willa era luce viva. Un faro.
- Hai intenzione di startene l impalato? - disse Nate, seduto nell'erba. Svit il tappo della Hellmann e vuot il retino nel barattolo. - Finora ne ho acchiappate solo cinquanta, e per i corsi estivi me ne serve qualche centinaio.
- Scusa - disse Wally.
Nate illumin i coleotteri: teste rosse, dorsi neri, code gialle.
- Sei troppo lento - disse. - Devi lampeggiare pi in fretta.
Il maschio della lucciola lampeggia circa 3,3 volte al secondo.
Arriva a 4 e le femmine diventeranno letteralmente pazze. Vai sotto le 2,8 e ti ignoreranno.
Ecco il problema di Wally. Per tutta la vita aveva lampeggiato troppo piano.
Da ragazzino aveva scritto il nome di Willa tracciandone le lettere nei campi di grano. E aveva fatto una figuraccia sbagliando l'ortografia. L'anno dopo aveva noleggiato l'aereo da irrorazione di Ace Klinker perch trainasse sul campo sportivo, gremito per una partita, uno striscione che diceva ti amo!
Ma Willa non aveva capito che era per lei, e Wally aveva troppa paura per dirglielo. Pi tardi, quando gi era un po' disperato, si era addirittura trafitto una spalla con una freccia da caccia, era andato al pronto soccorso e aveva detto che Cupido lo aveva colpito. Un altro buco nell'acqua. Sempre quel vecchio pazzo di Wally.
- Continua - stava dicendo Nate. - Pi in fretta! - Correva qua e l con il suo retino e lo brandiva a destra e a manca avventandosi sulle lucciole.
Lampeggia pi in fretta.
Wally premette il pulsante sulla canna da pesca, la luce lampeggi e l'aria intorno a lui si illumin di risposte. Se voleva attirare Willa doveva tentare il record. Non c'era lampeggio pi splendente, n modo pi bello per segnalare il suo amore.
Jughead's era pieno di agricoltori tornati dai campi con le camicie madide di sudore e le unghie sporche. Arrivavano in gruppo: squadre di lavoratori che si fermavano per un bicchierino prima di andare a casa a fare la doccia e a cenare. Gli uomini si accalcavano intorno ai tavolini, bevevano birra rossa e inghiottivano fette di pizza ai crauti. La televisione era una macchia confusa di giocatori di football che si allenavano.
J. J. sedeva da solo al lungo bancone deserto. La brillante vita di un Controllore dei Record. Lui aveva le sue regole. Innanzitutto, e soprattutto, non fraternizzare con la popolazione locale. Rendeva pi facile andarsene. Manteneva la vita semplice e lineare.
Un'altra citt, un altro bar, un'altra notte di solitudine. Il lato positivo era che esisteva ancora un posto sul pianeta dove si poteva bere una birra per cinquanta cents. La servivano in boccali ghiacciati. Notevole. Valeva quasi la pena di vivere nel bel mezzo del Nebraska.
- Un'altra? - gli domand la barista. Aveva una faccia insolitamente lunga, un mascara pesante e ricci capelli castani.
- S, ancora una. - Cos si sarebbe dimenticato perch era l. Mise ancora un dollaro sul bancone e si gir. Dalla stanza accanto arrivavano le risate dei contadini che giocavano a keno.
All'improvviso una persona cattur il suo sguardo. Willa stava entrando nel locale. Si era cambiata. Aveva un paio di jeans attillati, una canottiera bianca e stivali da cowboy. Gli indisciplinati capelli biondi le si aprivano a ventaglio intorno alla testa come una specie di aureola ribelle. Non era una bellezza classica. Aveva il naso leggermente storto, le labbra un po'
troppo piene e i fianchi leggermente larghi. Eppure l'insieme era sbalorditivo, da farlo vacillare sullo sgabello. Si prepar a un altro rifiuto, invece Willa and dritta da lui.
- Quelli del motel mi hanno detto che ti avrei trovato qui -
disse.
- Felice di vederti. - Perch era cos impacciato con le donne attraenti? Almeno una volta gli sarebbe piaciuto essere galante.
Ritent: - Posso offrirti una birra?
- Certo. Non si rifiuta mai una birra gratis. - Willa scivol su uno sgabello accanto a lui. - Dacy, dammela bella ghiacciata, per favore.
Gir i suoi occhi color miele su J. J. - Ascolta, - disse - sono stata un po' dura con te.
- Non importa.
- S, invece. Io... insomma, non ti ho dato neanche una possibilit. Scusami.
Willa torn a guardare di fronte a s e sorseggi la sua birra.
La luce le si impigliava fra le ciglia, le pi lunghe che lui avesse mai visto. Che fosse un record mondiale? Un momento, che cosa aveva detto Willa?
- Scuse accettate - mormor J. J.
- Hai trovato quello che volevi, oggi? - domand lei.
- Non proprio. Ma ho parlato con Wally.  pronto a tentare il record.
- Non ci credo.
- Lo far. A patto che tu non sia contraria. Credimi, non sto cercando di fregare nessuno. Davvero. Entrare nel Libro sarebbe la cosa pi grande che possa succedere a Superior.
Willa si gir verso di lui, urtandogli le gambe con le ginocchia.
- Non ci serve il tuo genere di grandezza. Stiamo bene cos.
Chi cercava di prendere in giro? Sapeva benissimo che il suo paese stava morendo. J. J. torn alla carica.
- Come Superior sfrutter il record sono affari vostri. Io voglio solo certificarlo, poi me ne andr. - Fu sorpreso di ascoltare il tono distaccato della propria voce. Era davvero cos? Voleva registrare il record e svanire?
- Non spetta a me decidere - disse lei. - Se Wally vuole tentare il record,  libero di farlo. Io non sar n favorevole n contraria. Ma ti avverto: non promettere quello che non puoi mantenere.
- Fidati, lo faccio da...
- Fidarmi? - Lei rise. - Sei la persona di cui mi fido meno sulla faccia della Terra.
- Peccato - disse lui. - Non abbiamo ancora un record per la minor fiducia al mondo.
Lei non fece una piega. Le sue labbra non lasciarono trasparire nemmeno l'abbozzo di un sorriso. Con quella donna gli andava sempre storta. In un solo giorno J. J. aveva convertito
l'intero paese, tranne l'unica persona cui tenesse. Willa bevve un sorso di birra, chiuse gli occhi e rovesci indietro la testa per finirla. Era incantevole. Il lungo collo, i muscoli delle spalle, i capelli che ricadevano dappertutto. Pos con forza il bicchiere vuoto sul bancone.
- Ricorda che ti tengo d'occhio - disse. - Non provarti a fare del male a questo paese.
J. J. agguant il ricevitore del telefono con entrambe le mani, cercando di contenere l'eccitazione. Tutto filava liscio. Il 747
era pronto per il decollo.
- Allora, ci siamo? - disse a Wally. - E fantastico. S, fantastico.
Fatti una bella dormita. Domattina vengo subito a trovarti alla fattoria.
J. J. riagganci prima che Wally potesse cambiare idea, e si abbandon sui soffici cuscini del letto. Si sentiva euforico, potente, capace di piegare l'acciaio. Si guard intorno. Il dondolo appeso in un angolo della stanza era delizioso. Perfino la tappezzeria a rose gli sembrava bella. Il letto era discreto, anche se un po' molle. Gli piaceva addirittura la rozza tela a olio di un giardino sopra il televisore. Riafferr il telefono, consult il suo palmare e compose un numero che non aveva mai chiamato prima.
- Signor Peasley? - disse quando il suo capo rispose. - Volevo che lo sapesse subito. Ho trovato il Record con la R maiuscola.
Il record dei record.
-  mezzanotte - disse Peasley. Il suo tono tagliente era quasi un sibilo. - Non pu aspettare fino a domattina?
- C' un uomo che mangia un aereo.
- Un uomo che mangia cosa?
- Ho trovato quello che fa per lei.  incredibile.
- Di cosa sta parlando? Sia pi chiaro.
- C' un uomo che sta mangiando un 747 per amore di una donna.
All'altro capo del filo ci fu un lungo silenzio.
- Che mi venga un colpo. - La voce di Peasley divenne quasi stridula. - Un 747?
- Proprio cos - disse J. J.
- Mi prende alla sprovvista. Non esiste una categoria simile, e lo sa che abbiamo bandito i record di gola.
- Questa non  gola. E passione. Il mondo non ha mai visto niente del genere.
- Se fosse vero, sarebbe straordinario.
-  vero, mi creda - disse J. J. Aveva il fiatone. Gli batteva il cuore. Peasley doveva dire di s. - Quell'uomo sta mangiando un intero aereo di linea come se fosse un budino al cioccolato.
 un ossesso,  inarrestabile.
- Bel lavoro - disse Peasley. - Domattina ne parler con la sede centrale.
- Grazie. La richiamer.
J. J. riattacc e tir un sospiro. Sentiva i trampoli che rimbalzavano nel parcheggio. I bambini erano tornati, ma andava bene cos. Che boingassero tutta la notte. Era tempo di festeggiare.
Voleva il servizio in camera. Cocktail di gamberetti, filet mignon, vino rosso. Al diavolo il suo misero budget quotidiano.
Quel giorno si era guadagnato un gamberetto grande come un jumbo. And alla scrivania accanto alla finestra, apr la guida ai servizi. Non aveva fortuna. Niente servizio in camera.
Chiam la reception.
- Qual  il miglior ristorante del paese? - domand.
- Sono le undici! - disse la signora Nutting. -  tutto chiuso.
Solo il Gas'N Shop tiene aperto di notte.
- Perfetto. -J. J. riattacc. Non restava che rassegnarsi. Bibita alla ciliegia, formaggini, patatine alla cipolla e una confezione gigante di biscotti al burro di arachidi. Una dieta equilibrata.
Eh s, era proprio tempo di festeggiare.
Ma prima doveva ancora fare una cosa. Consult di nuovo il suo palmare e trov il numero. Una telefonata a un vecchio
amico che lavorava all'Associated Press sarebbe stata sufficiente.
Quella notte la notizia sarebbe corsa lungo i cavi dei telegiornali, e in dodici ore Superior sarebbe diventata il centro dell'universo.
Wally guardava i raggi di luna che accarezzavano i suoi campi.
Il granturco spuntava dalla terra come una barba ispida, proiettando sui solchi migliaia di piccole ombre inclinate. Amava i primi segni del nuovo raccolto. La sua famiglia lavorava quella terra da cent'anni. Il suo bisnonno aveva sistemato l'appezzamento, costruito la fattoria, piantato gli alberi e dissodato il terreno.
Dio aveva dato ai Chubb tutto quello per cui avevano pregato, e non era poco. Una volta, quando una gelata aveva distrutto il raccolto, suo padre aveva giurato che finch non avesse perso la famiglia o la fede ce l'avrebbe fatta.
Wally si dondol sulla sedia, solo sotto il portico dov'era cresciuto, dove l'intero paese era accorso quando i suoi genitori erano morti. Aveva perso la sua famiglia. Che cosa gli sarebbe rimasto se avesse perso il raccolto? Soltanto la fede.
Arriv Arf e gli schiacci il muso in grembo. Beh, avrebbe avuto anche il suo cane. Un bastardino che un giorno lo aveva seguito fino a casa dal paese. - Come ti chiami? - gli aveva chiesto Wally. - Arf - aveva risposto il cane. E lui lo aveva chiamato cos.
- Hai fame? - gli domand. - Vieni, piccolo.
La cucina era un caos. Gli avanzi della sera prima (maccheroni e cardini di sportelli) giacevano irrigiditi in una pentola sul gas. Il pattume, in attesa di essere bruciato, emanava un odore fetido. Wally mise del cibo per cani in una ciotola e ci vers dell'acqua fresca. Poi frug nella pila di pubblicit sul bancone della cucina ed estrasse il giornale.
Apr l'Express e vide il nome di Willa in fondo a un articolo: Willa Wyatt. La sua Willa. Perch non lo degnava della minima attenzione? Dio solo sa se non aveva provato di tutto, eppure
nemmeno adesso che stava mangiando un 747 Willa lo aveva chiamato. Wally compiva quel rito ogni settimana: dava un'occhiata al giornale, leggeva il nome di Willa, e sperava che lei desse cenno di aver notato il suo gigantesco omaggio, la cosa pi grande che lui potesse fare per dimostrarle l'immensit del suo amore.
Era una follia, certo, ma era amore. Non aveva mai nascosto il motivo per cui lo faceva. Lo sapevano tutti. Perch Willa
non diceva nemmeno una parola?
Si era innamorato di lei il giorno del suo decimo compleanno.
I suoi genitori avevano organizzato una festa per lui al City Park, proprio nel centro del paese. Era un bel posto, con una fila di carrubi e olmi americani, un monumento ai caduti della guerra civile, un gazebo per i concerti estivi, due grosse altalene e una piscina con tanto di scivolo. Wally aveva invitato tutti e dodici i suoi compagni di classe, e sua madre aveva preparato una torta al cioccolato e comprato dei sacchetti di Krispies. C'erano un sacco di bottiglie di gazzosa, e Otto Hornbussel, un clown in pensione, si era presentato in parrucca rossa e pantaloni larghi, con una bella provvista di palloncini lunghi da attorcigliare. Tutti insieme avevano disposto i piatti e i bicchieri di carta sul tavolo da picnic sotto le fiammeggianti foglie autunnali della grande quercia. La festa doveva cominciare alle quattro.
Wally guardava le automobili che passavano in Bloom Street. Dal sedile posteriore di una station wagon rossa Davey Beenblossom gli aveva fatto la linguaccia. Seduta sul sedile anteriore della Buick nera di suo padre, Missy Kringle non lo aveva neanche guardato. Alle quattro e mezzo la sua grande paura, una paura che era cresciuta per tutto il giorno, si era avverata.
Nessuno sarebbe venuto alla sua festa di compleanno.
Adesso la gente del paese gli domandava se mangiare motori e alettoni non gli facesse male allo stomaco. Wally sapeva soltanto che niente gli avrebbe mai fatto male come il decimo
compleanno, quando aveva avuto la prova che, a parte la sua famiglia, nessuno al mondo gli voleva bene. Sapeva di essere diverso: pi grande degli altri bambini, pi goffo, pi rozzo e pi lento a scuola. I suoi gli dicevano di non farci caso, se non riusciva a inserirsi. -  importante essere grandi - amava ripetere suo padre citando Will Rogers(2). - Ma  ancora pi importante essere umani.
Essere umani, per, era doloroso.
Quel pomeriggio al City Park aveva pianto per l'ultima volta.
Era stato un pianto orribile. Aveva seppellito la testa nel grembo di sua madre e aveva singhiozzato per mezz'ora. In sottofondo ai propri gemiti sentiva suo padre che imprecava e faceva scoppiare furiosamente i palloncini di Otto.
Poi la voce di sua madre: - Wally, c' qualcuno per te.
Lui aveva alzato la testa e visto un camioncino Ford verde che parcheggiava. Ne era balzata fuori una ragazzina. Portava un vestito blu con un grosso fiocco, e un nastro dello stesso colore fra i capelli. Era Willa Wyatt, una biondina di dieci anni che sembrava una principessa.
- Tanti auguri, Wally - gli aveva detto. - Scusa il ritardo, ma pap doveva consegnare i giornali. - Gli aveva dato un regalo impacchettato in una carta a fiori. Era un libro nuovo, Le meraviglie del mondo. Wally lo aveva letto e riletto finch la copertina non si era staccata. Ne aveva conservato tutti i pezzi.
Adesso erano in una scatola da scarpe sotto il comodino, di fianco al letto.
Wally prese i Cheerios dalla credenza. Con il suo grosso indice frug nella scatola per vedere se dentro c'era qualche
insetto, poi se ne vers una scodella. Quella sera non aveva nessuna voglia di cucinare. Ci aggiunse del latte grigio e melmoso preso dal frigo e port la scodella sul tavolo di cucina. Annaffi i cereali con un po' di viti del martinello dello stabilizzatore e mescol il tutto con il cucchiaio di legno. Ne prese un boccone e cominci a masticare.
Mentre mangiava, fece scorrere teneramente le dita sulla carta del giornale e sul nome di Willa. Perfino quel nome era un segno che loro due erano destinati a stare insieme. Willa e Wally. Solo due vocali di differenza. Quante volte, a scuola, aveva inciso i loro nomi sul banco?
Ma forse le cose stavano cambiando, e presto, in paese, tutti avrebbero fatto il tifo per lui. Stava tentando un record mondiale!
Willa sarebbe venuta. Avrebbe scritto di lui. Forse lo avrebbe messo in prima pagina. Forse si sarebbe accorta di quanto l'amasse. Forse lo avrebbe amato anche lei.
Wally si alz e fece uscire Arf. Rimase sulla soglia a fissare i resti dell'aereo che brillavano nella luce lunare. Ormai quell'aereo era parte di lui. Gli avrebbe dato le ali.
...
Note.
1. Gioco simile al rugby [N.d.T.].
2. Nato nel 1879, di sangue cherokee, divenne prima un interprete di vaudeville, poi un famoso attore di Broadway. Tra gli anni Venti e gli anni Trenta gir ben settantun film. Celebre soprattutto per i suoi aforismi, mor nel 1935. Negli Stati Uniti  una leggenda. Oggi il suo ranch  un museo. Una curiosit: Rogers entr nel Guinness dei Primati per aver lanciato tre lazo contemporaneamente (N.d.T.).
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Per l'invasione ci vollero meno di dodici ore.
Tappo guardava la cavalleria arrivare in paese. Fino a quel momento aveva contato una decina di camion delle televisioni e ventidue targhe di altri Stati. Erano solo le dieci del mattino, e a Superior non c'era mai stato tanto fermento, nemmeno alla parata del Lady Vestey Memorial Day, quando centinaia di visitatori giungevano dalle contee vicine.
Questa era un'altra cosa. Questi erano stranieri. Non avevano alcun legame con il posto. La quiete civica poteva facilmente essere distrutta. Ed era suo dovere far s che non accadesse.
La prima chiamata era arrivata alle sette, da parte di Edna Nippert. Al Country Store c'erano tre orientali. Avevano fatto provvista di scatolame e Gatorade. Cosa diavolo stava succedendo?
Edna esigeva spiegazioni. Mezz'ora dopo un folto gruppo di stranieri era stato avvistato al negozio di ricambi per auto di Napa. Non parlavano inglese, e avevano chiesto se in paese c'era un albergo servendosi di un dizionario. Probabilmente erano italiani, dicevano alcuni.
Tappo l'aveva ufficialmente definita una 1089: situazione di emergenza traffico. Tutto il dipartimento di polizia, ovvero
tutti e tre gli agenti, era in giro per le strade. Alle nove il
Victorian Inn era gi al completo. Il Git-A-Bite Caf era rimasto senza pancarr per i toast. Non si trovava una sola copia dell'Express in tutto il paese.
A sentire Tappo, dalla sua fondazione nel 1875, Superior non aveva mai ricevuto tanta attenzione, nemmeno quando un giovanissimo Lawrence Welk si era esibito all'auditorium.
Pochi anni prima era venuta in paese la rivista Hard Copy per scrivere un articolo su Tad Wockenfuss il Pazzo. Ubriaco fradicio, aveva cercato di uccidere sua madre standosene in poltrona nel soggiorno; aveva sparato due fucilate al soffitto mirando al letto di lei, che era al piano di sopra. L'aveva mancata.
La signora Wockenfuss non se l'era sentita di accusare il suo unico figlio, cos gli aveva comprato una roulotte dalla parte opposta del paese. Tappo aveva fatto una breve apparizione televisiva per descrivere il buco nel soffitto e il materasso sbrindellato.
In qualit di rappresentante della legge, Tappo sapeva che l'unico altro episodio celebre risaliva a Jesse James e a suo fratello Frank, che in paese avevano una sorella. Secondo la leggenda, i due avevano trascorso da lei una notte e le avevano regalato una moneta d'oro da venti dollari.
Ma ora sembrava che il mondo intero stesse facendo rotta su Superior, e a giudicare dal traffico la destinazione finale era il campo di Wally. Tappo infil una mano nel contenitore del pranzo e ne estrasse il thermos. Con tutti quei grattacapi era meglio che non si scordasse di mangiare. In base agli ordini del medico, doveva ingurgitare almeno
tre frullati ipercalorici e iperproteici al giorno,
se non voleva scendere sotto il peso minimo richiesto di cinquantaquattro chilogrammi.
Sopra la collina, a circa ottocento metri di distanza, Tappo vide due elicotteri che volavano bassi e veloci proprio verso di lui. Scese dall'auto con il thermos in mano e si piazz in mezzo alla strada a osservarli. Agit il pugno contro di loro. Non avevano il permesso di volare cos basso. C'erano limiti di rumorosit
da rispettare. La cittadinanza si sarebbe lamentata. Il suono sordo dell'elica si faceva pi vicino, e Tappo avvert la prima fitta di panico. Il vento prodotto dal rotore costituiva un serio pericolo. L'elicottero dell'ospedale di Lincoln lo aveva gi buttato a terra due volte. Era uno dei rischi che correvi se pesavi cinquantun chili.
Tappo si prepar al peggio e soffi convulsamente nel fischietto.
Gli elicotteri erano sopra di lui. Una folata di vento lo invest con forza, facendolo barcollare. Il cappello gli vol via dalla testa, rotol sulla strada e fin nel fosso. Tappo torn alla macchina e si attacc alla radio.
-A tutte le unit, non so quale sia il codice per questa roba, ma ci sono due elicotteri diretti a tutta birra verso Main Street. Fermateli, ragazzi. Fermateli subito.
Poi piant i talloni nella terra e si lasci scivolare lungo l'argine per ricuperare il cappello. Il pendio era ripido, bagnato dalla rugiada mattutina. Il copricapo, ancora nuovo come quando lo aveva comprato a Wahoo, era coperto di fango.
Tappo lo ripul con la manica e cominci a risalire il pendio.
Era a met strada quando vide una fila di sei grossi camion delle TV satellitari che rombavano verso di lui. Si sent gelare.
Quei bestioni gli passarono accanto tonanti, e una folata di vento lo colp come un ciclone scaraventandolo di nuovo, braccia e gambe all'aria, nel fosso fangoso.
Dalla finestra della camera da letto, Wally guardava il suo campo e le centinaia di cronisti e fotografi che vi si aggiravano, impazienti che il tentativo di record mondiale avesse inizio. In fondo alla strada, le sorelle Bargen vendevano agli stranieri limonata e biscotti. Saettando tra la folla, il giovane Blake intascava qualche moneta distribuendo il Programma ufficiale del 747, creato e fotocopiato alla biblioteca civica.
Wally non riconosceva tutti, ma c'erano molte facce note.
Tom Fritts, il banchiere che gli prestava denaro, e Doc Noojin,
il veterinario, chiacchieravano con il sindaco e il procuratore della contea. Non riusciva a credere che i notabili del paese fossero l, elegantissimi nel vestito della domenica.
Wally esamin la salopette blu nuova di zecca, arrivata direttamente dal Country General. La camicia bianca era inamidata e perfetta grazie a Rose, che aveva fatto un salto da lui di mattina presto. Lo aveva aiutato a scegliere gli abiti per il grande evento, gli aveva detto che era bello come un principe e prima di andarsene gli aveva stampato sulla guancia un bacio pi umido del solito.
- Mi aiuti con la cravatta? - chiese Wally.
- Certo - lo tranquillizz J. J. - Adesso per ascoltami bene: se ti senti nervoso, non dire niente. Limitati a sorridere e a mangiare l'aereo. Ti urleranno un sacco di domande, ma non sei tenuto a rispondere.
- Secondo te Willa c'?
- Come no. L'ho vista per strada.
-  bella, vero?
- S, bellissima.
- La ragazza pi bella del mondo. Ce l'hai un record per questo?
- No,  troppo soggettivo - disse J. J. - Per ho fatto qualche ricerca in questo campo, e ho scoperto un paio di cose. I
lineamenti simmetrici sono la chiave dell'attrazione umana.
In media, gli uomini con una struttura ossea facciale ben proporzionata scoprono il sesso quattro anni prima degli altri.
Wally si guard allo specchio. Guancione ricoperte di peluria, sopracciglia indomite e occhi di un castano rossiccio che, aveva detto una volta sua madre, ricordavano l'argilla del fiume.
Di sicuro non c'era niente di simmetrico nella sua faccia.
Il che, forse, spiegava tutto.
J. J. lo spinse da parte e si diede una controllata.
- A guardarmi non ho niente di speciale, - disse - per ho un naso perfetto. - Fece scorrere un dito sulla breve rampa di cinque centimetri. - Nessun avvallamento, nessuna gobba. Largo
esattamente i due terzi della distanza fra gli occhi. Inclinato di quarantacinque gradi dall'attaccatura alla punta...
Si allontan dallo specchio.
- Scusami, mi sono lasciato prendere la mano - disse. - In ogni caso la simmetria facciale  indice di un minor numero di mutazioni genetiche. Naturalmente gli uomini vogliono anche donne con un giro vita del quaranta per cento pi stretto dei fianchi. La forma a clessidra  la prova biologica della fertilit e della salute.
Pos una mano sulla robusta spalla di Wally.
- Vedi, - disse - la bellezza  legata all'attrazione, e l'attrazione  legata alla sopravvivenza.
Wally si sent come se un mulino a vento l'avesse frustato.
- E i sentimenti? - domand. - E il vero amore?
- L'amore? - rispose J. J. - Odio dovertelo dire, ma  tutta questione di chimica cerebrale. Vedi una bella ragazza e hai una scarica di un neurotrasmettitore che si chiama dopamina.
 per questo che ti senti eccitato. Idem per la felicit.  solo un impulso elettrico che ti arriva dalla corteccia prefrontale.
Wally non aveva dubbi che la sua corteccia prefrontale stesse andando a tutta birra, ma era altrettanto sicuro che l'impulso gli veniva direttamente dal cuore. Il tizio del Guinness dei Primati conosceva la scienza, ma non sapeva un fico secco dell'amore.
J. J. si aggiust la giacca, si ravvi i capelli e strizz gli occhi ai flash. In quattordici anni di quel lavoro non aveva mai visto cos tanti reporter. Davanti a lui c'era un vero e proprio muro di telecamere con le lucine rosse accese. Dietro intravedeva le antenne bianche sui camion delle TV satellitari.
Senza dubbio, al quartier generale, Peasley, Lumpkin e Norwack si erano riuniti nella soffocante sala conferenze per guardarlo, e anche alla sede centrale i Signori del Libro si erano sicuramente sintonizzati per seguire l'annuncio.
- Signore e signori, - attacc J. J. - ho il piacere di darvi il benvenuto...
Willa era in prima fila, circondata da giornalisti di testate e stazioni televisive grosse e piccole di tutto il mondo. Portava gli occhiali da sole, teneva le gambe incrociate e disegnava dei cerchiolini con il piede. Dio, quanto era bella.
Se solo avesse fatto colpo su di lei...
Ma Willa lo guardava male: arricciava il naso e scuoteva la testa. Il che bastava per farlo annaspare tra le sue pagine di appunti.
J. J. sentiva il sudore sulla schiena, un rivoletto che colava tra le spalle. Decise di andare subito al sodo. - Siamo qui per dare inizio alla certificazione ufficiale del tentativo, da parte di Wally Chubb, di mangiare questo Boeing 747.
- Un record pericoloso - grid un giornalista.
- Risponderemo alle domande fra un minuto, - disse J. J.
- ma intanto... ecco a voi il signor Wally Chubb!
Il prato era pieno di persone che Wally conosceva da una vita, le stesse che a malapena alzavano un dito dal volante per salutarlo quando passavano con il camion. Ora volevano essere partecipi della sua impresa. Suo padre gli aveva detto che un giorno la gente lo avrebbe finalmente capito, avrebbe apprezzato le sue capacit e riconosciuto che era speciale.
Quanto tempo c'era voluto.
Tutto era cominciato la notte in cui l'aereo era caduto dal cielo. Al crepuscolo Wally era seduto sotto il portico con un bicchiere di latte, e guardava uno dei grandi spettacoli luminosi di Dio. Il cielo era nero di nubi. I fulmini lo fendevano a intervalli di pochi secondi. Poi era arrivata la pioggia, torrenziale, ad affogare i campi. La cuccia di Arf, incollata con tanto amore, si era disintegrata nell'acquazzone.
All'improvviso un lampo aveva illuminato una chiazza scintillante sopra il granturco. Al lampo successivo la chiazza
era diventata pi grande. Sembrava un meteorite o una stella cadente che si dirigeva con un frastuono pauroso proprio verso la casa.
Il rumore era cresciuto d'intensit, coprendo con il suo rimbombo quello del tuono. Arf era corso in un angolo del portico, abbaiando impazzito.
Poi lo aveva visto. Un aeroplano che scendeva in picchiata, cos grande da nascondere il cielo. Aveva toccato terra leggermente storto, tagliando i campi come un vomere e lasciando uno squarcio profondo nella terra. Era slittato verso la casa e, come se avesse intenzione di attraccare l, si era fermato a non pi di un metro dalla finestra della camera da letto del primo piano.
L'aria puzzava di carburante, e la calda corazza della fusoliera sfrigolava raffreddandosi sotto la pioggia. Wally si stava chiedendo se ci fosse ancora qualcuno vivo in quell'immenso aereo quando uno sportello di emergenza si era aperto con uno sbuffo, e ne era uscito uno scivolo arancione gonfiabile, da cui erano planati a terra due uomini in tuta. Nella luce psichedelica della tempesta, sembravano muoversi a scatti.
Uno degli uomini si era presentato come il capitano e aveva chiesto di usare il telefono. L'altro, il secondo pilota, aveva bevuto dell'acqua e fatto le coccole ad Arf. - Mio Dio, oh mio Dio - ripeteva in continuazione. Quella tempesta era la peggiore che avesse mai visto. Non riusciva a credere di essere vivo.
Un'ora dopo, della tempesta non restava che aria umida e acqua che stillava dalla grondaia. I due uomini avevano salutato Wally e si erano incamminati lungo il sentiero che conduceva alla strada. Come se fossero passati per un saluto e la visita fosse finita.
- Ehi, - aveva gridato Wally - mi sa che avete dimenticato qualcosa.
-  tutto suo - aveva risposto il capitano. -  un mucchio
di ferraglia. Stavamo andando a un deposito di rottamazione in Arizona. Forse pu ricavarne qualcosa.
Quante mattine si era svegliato nella sua camera e, guardando fuori, aveva visto la cabina di pilotaggio al posto del sole nascente? Quanti giorni aveva passato a osservare il gobbone del Boeing? Fino a che punto quell'incredibile oggetto era arrivato a dominare i suoi pensieri? Come aveva potuto rinunciare a cos tanti acri di fieno?
Non lo sapeva. Ma era assolutamente certo che quella tempesta fosse stata provvidenziale, che il 747 fosse un dono del cielo, un colpo di fortuna, e che dovesse servirsene per migliorare la propria vita.
Quando aveva deciso di mangiare l'aereo per dimostrare il suo amore per Willa, aveva pensato che sarebbe stato soltanto affar suo. Non le aveva mai detto che cosa stava facendo. Sperava che prima o poi venisse a saperlo. Ora centinaia di persone guardavano e aspettavano, e le telecamere avrebbero detto al mondo intero ci che sentiva per Willa.
Era pronto. Trascin un grosso pezzo di fusoliera sullo scivolo della macchina, lo butt dentro e premette il pulsante rosso.
Il frastuono del trituratore si diffuse per il campo, e la folla, invece di voltarsi e ignorare quel suono, come aveva sempre fatto, applaud.
Wally scese dalle travi e si piazz orgoglioso davanti al suo marchingegno. Il frastuono si sentiva nell'intera contea di Nuckolls, veniva trasmesso in tutta la nazione, attraverso mari e monti, e s'irradiava via satellite in ogni angolo della Terra.
Wally allung un braccio nella macchina e tir fuori un secchio pieno di metallo triturato. Poi and ad occupare il piccolo spazio sgombro di fronte alla stampa.
- Signor Chubb, signor Chubb - gli url un cronista. -  la prima volta che mangia vetro e metallo?
- No - disse lui. - Una volta, quand'ero piccolo, mia mamma mi ha messo in bocca un termometro. Io l'ho inghiottito, e non mi ha fatto niente. - Ridacchi.
- Signor Chubb - domand un reporter con un bizzarro vestito azzurro. Devo averlo visto in televisione, pens Wally.
- Da quant' che mangia il 747?
- Pi o meno da quando sta nel campo dietro casa mia.
Prese il secchio, brandendolo come un trofeo, sorrise alle telecamere, quindi vers un po' di polvere in un frullatore elettrico appositamente preparato su un tavolino da gioco l accanto. Vi aggiunse qualche cucchiaio di gelato alla vaniglia e del latte, schiacci l'interruttore e prepar un denso frapp.
Si vers un bel bicchiere di melma grigia e lo sollev in aria.
Aveva pensato a lungo e intensamente a che cosa avrebbe detto al mondo, ma non appena guard Willa le parole gli svanirono di mente. Il suo volto si apr in un sorriso gigantesco.
Grandi cose stavano per accadere.
- Una domanda, Wally. Perch lo fa? Perch sta mangiando l'aereo?
Wally non rispose. Willa era proprio l, in prima fila.
Le sorrise, poi rivolse lo sguardo a quel mondo di nuovi amici. Bevve un sorso e rutt.
- Di che cosa sa? - url qualcuno.
- Non  male - disse lui. - Un po' metallico. Mi ricorda una bibita ipocalorica. Tipo la Tab.
Quindi scol il liquido in pochi sorsi.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
In tutta la sua vita, Rose non aveva mai visto tanti fiori, nemmeno al reparto maternit. E poi non si trattava dei soliti garofani infiocchettati della Superior Fiorai. Stavolta erano vistose, dispendiose composizioni esotiche che giungevano dalle metropoli, prima in aereo, poi via terra da Omaha o Lincoln.
La ragazza sistem i mazzi e affond il naso tra le rose. Avevano un profumo delizioso perfino nel sudicio soggiorno di Wally. Fece scorrere un dito lungo gli steli per controllare il livello dell'acqua.
Era passata a salutarlo, come faceva spesso tornando dall'ospedale.
Aveva portato una delle sue squisite focacce, che nel 1986 le avevano fruttato il primo premio alla fiera di Lincoln.
Wally era in cucina a preparare il pranzo. Arf dormicchiava ai suoi piedi.
- Hai sentito di Tappo? - domand Rose.
- Che cosa  successo? - disse Wally.
-  stato di nuovo scaraventato nel fosso da uno spostamento d'aria. Alla polizia corre voce che se non mette su in fretta qualche chilo gli toglieranno il distintivo.
- Beh, ieri l'ho visto che mangiava tre hamburger
all'Hereford Inn.
- Ges. Sta cercando di ingrassare o di ammazzarsi?
Risero entrambi. Rose apr il biglietto dell'ultimo mazzo di fiori. Era di una presentatrice televisiva. Diceva che ammirava Wally, che lo trovava attraente e che voleva conoscere i suoi pensieri pi nascosti. Lo invitava ad andare a New York, completamente spesato, per un'intervista in esclusiva.
Suon il telefono.
- Resti in linea che le passo... - disse una voce entusiasta, troppo in fretta perch Rose potesse capire. Poi sent una voce immediatamente riconoscibile.
- Buongiorno - disse la donna, con tono sensuale. - Con chi parlo?
- Rose Lofgreen.
- Chiamo da New York. Volevo assicurarmi che il signor Chubb avesse ricevuto il nostro cesto di frutta.
-Altroch. Ce l'ho proprio qui davanti.
- Ottimo. Spero che si sposi bene con l'aereo. - Rise. - Allora, Rose, mi dica: come posso convincerlo a partecipare al mio programma?
Rose guard verso la cucina. Wally stava addentando un panino al burro di arachidi e meccanismo di torsione alare.
- Non credo che in questo momento desideri parlare con qualcuno - disse. - E felice di come vanno le cose, tutto qua.
- Lei  la sua fidanzata? E una donna molto fortunata...
- No, - la interruppe Rose - Wally non  fidanzato.
E questa era una vergogna. Wally aveva bisogno di una donna nella sua vita. Aveva bisogno di lei. Rose non aveva sempre provato per lui quello che provava adesso. Come tutti, un tempo pensava che fosse soltanto un bestione grande e grosso.
Poi, un giorno, si era seduta accanto a lui in chiesa e lo aveva sentito cantare Amazing Grace. La sua voce era stonata e troppo forte, ma l'inno gli usciva come un tuono dal profondo. Si era commossa. E si era commossa di nuovo al picnic del paese, quando Wally aveva mangiato quasi un intero mastello della sua insalata di patate. Pi tardi,
quando il suo matrimonio con Bad Bob era finito, era
stato Wally a sedersi con lei da
Jughead's per dirle che era meglio essere sola e felice piuttosto che infelice con un prepotente.
Il divorzio le aveva insegnato molto; soprattutto che l'amore pu iniziare con una scintilla, una piroetta sulla pista da ballo, ma pu crescere soltanto con la comprensione e l'accettazione dell'altro. Che il vero amore significa conoscere una persona come si conosce s stessi. Ecco perch poteva occuparsi di Wally, amarlo, anche se lui si struggeva per Willa. Non era facile. Specialmente ora, con un acro di fiori nel soggiorno, con ogni petalo, ogni bocciolo che lo incoraggiava a perseverare sulla strada sbagliata.
- Non  fidanzato? Eppure credevo... - la voce della presentatrice irruppe tra i pensieri di Rose.
- Aggiunger il suo nome alla lista. - Rose prese un appunto sull'elenco dei messaggi. Scrisse il nome della donna vicino a Ted Koppel e Geraldo Rivera.
- Ha gi chiamato qualcuno prima di me? - domand la donna.
- Il telefono non ha smesso di suonare un attimo.
- Devo venire fin l di persona? Magari per una cenetta intima?
- La voce della donna era morbida e civettuola.
- Non direi - rispose Rose. - Wally non  il tipo, e a lei probabilmente non piacerebbe come si mangia qui da noi.
- Beh, per favore, gli dica che farei qualsiasi cosa
per averlo nel mio programma.
- Va bene, glielo dir.
E riagganci.
- Chi era? - domand Wally entrando in soggiorno.
- Niente, un altro giornalista.
- Willa ha chiamato?
- No - disse Rose. - Non ha chiamato.
- L'hai vista?
- No. - Sapeva di avere un tono brusco, ma non c'era verso di nasconderlo.
- Ehi! Che c' che non va? - le chiese Wally.
- Sono stata qui tutto il giorno, ho aperto la porta ogni dieci minuti per prendere l'ennesima scatola di cioccolatini mandata da qualche celebrit, ho risposto a telefonate dal Brasile, dal Giappone e dalla Germania... Sono stanca, e adesso devo andare al lavoro. Comincio il turno fra poco.
- Grazie dell'aiuto - disse Wally. Le appoggi la manona sulla spalla. - Vuoi prendere dei fiori?
- No - disse lei. - Non voglio i tuoi fiori.
Rose s'infil il camice da infermiera e se l'abbotton sul petto. Per quanto si desse da fare, per quanto tenesse a lui, per quante torte cucinasse, Wally nemmeno la vedeva. Era invisibile.
Niente da fare.
- Meglio che vada. - Si sollev sulla punta dei piedi e lo baci sulla guancia. Wally sapeva di terra umida, e la sua barba pungeva.
Se avesse baciato Arf sarebbe stata la stessa cosa.
Willa abbass il finestrino e guid lentamente su East Third Street. Davanti all'Express si era raccolto un assembramento di gente. Quelli che normalmente si incontravano al Gas N Shop, al B.S. Caf o al silos di cereali di Webber, erano confluiti sul marciapiede per guardare tutti quei cronisti televisivi. I cittadini di Superior erano divertiti da tante attenzioni, e dispensavano innocenza a tutti pensando a come trarre profitto dalle circostanze.
Di solito Willa era orgogliosa di essere una giornalista, ma quel giorno i suoi colleghi parevano predatori a caccia di prelibati bocconi di carne sanguinolenta, sempre all'erta per non farsi sfuggire la prossima notizia mentre ancora stavano ripulendo l'osso di quella che avevano per le mani. Era una questione di sopravvivenza, della loro sopravvivenza. Ma lei non avrebbe fatto nulla per aiutarli.
Gir a destra in fondo all'isolato, parcheggi e s'incammin
lungo una viuzza da cui poteva godersi lo spettacolo senza essere notata. Ascolt una bionda maltinta parlare tutta eccitata davanti alla telecamera.
- Qui lavora la donna del mistero. Tutto quello che sappiamo di Willa Wyatt  che dirige questo piccolo quotidiano, che  nata in questo paese e che si  laureata all'Universit del Nebraska.
La cronista tronc una frase a met.
- Questo vento mi sta distruggendo i capelli - disse. - Rifacciamo.
Ciak numero due.
La donna del mistero. S, doveva assolutamente ricordarsi di essere misteriosa. Quel pensiero la fece ridere e indietreggiare allo stesso tempo. I giornalisti danno sempre la caccia agli aspetti pi pruriginosi delle notizie. Willa scivol lungo la viuzza ed entr nella sede della Superior Publishing Company dalla porta di servizio.
- Dove sei stata? - disse Joia, sollevando lo sguardo dalla scrivania. - Hai ricevuto trentacinque telefonate. Il New York Times vuole parlarti.
- Come va l'edizione di domani? - domand Willa, entrando nella stanza dove preparavano il giornale. Le pagine erano l, ben distribuite sui tavoli, in attesa del suo benestare.
Spiccava un enorme titolo in corpo 60: un uomo di superior mangia un 747 per entrare nel guinness. Doveva mettere la notizia in prima pagina. Non aveva scelta. Che altro poteva fare?
- Il New York Times, Willa! Vogliono parlare con te.
- Di' a Barney di fermare la seconda pagina per un'ora. Il Times pu leggere quello che ho da dire nel mio editoriale.
Willa chiuse la porta del suo ufficio. Quando aveva bisogno di scrivere in fretta per rispettare le scadenze lavorava con il vecchio computer sulla sua scrivania, ma quando le parole le uscivano dal cuore, andava dritta alla Underwood n. 5 di suo padre. Produceva suoni gradevoli: il ticchettio dei tasti consumati sul rullo, un campanellino quando il carrello tornava indietro.
Certo, era pi faticoso, ma lo sforzo dava corpo ai pensieri che le fluivano in testa.
Inser un foglio di carta immacolato nella vecchia macchina per scrivere, fiss per un lungo momento la foto sul muro
- un fulmine in un cielo nero - e cominci.
Prima un semplice titolo in corpo 36: benvenuti a superior.
Poi, il testo.
Che cos' che rende grande Superior? Non una gigantesca pannocchia di granturco, non una capra che beve la birra o un uomo che mangia un 747. Per pi di cento anni, nei momenti belli e in quelli brutti, abbiamo lavorato la terra, conservato la fede in Dio e aiutato il nostro prossimo. Ecco che cosa c' di superiore, a Superior.
Tir la leva di ritorno sul carrello, e il campanello suon.
Quando questo circo avr lasciato il paese, cosa che inevitabilmente accadr, facciamo in modo di non perdere di vista ci che conta davvero. Sapete tutti che fino a oggi l'Express non ha mai scritto niente su Wally Chubb e sul 747. La sua decisione di mangiare l'aereo e la ragione per cui lo fa ci sono sempre parse private.
E continuiamo a pensarla cos.
Ma ora che la storia  sulla bocca di tutti, ora che il mondo ha fatto irruzione nella nostra citt per assistere all'evento, non possiamo voltarci dall'altra parte. Perci vi terremo informati sul corso degli avvenimenti, sui successi e sugli insuccessi. Ma ci limiteremo a questo.
Niente psicanalisi. Niente profili personali, nessuna indiscrezione sul privato. Solo i fatti.
Quasi finito. Ancora poche righe, poi la rotativa si sarebbe messa in moto.
Quindi benvenuti a Superior, tutti quanti. Abbiamo una sola, semplice richiesta: che ci conosciate per quello che siamo davvero, non per quello che uno di noi intende mangiare.
Un tizio imbrillantinato e trasandato irruppe nel bowling. I lunghi e radi capelli neri, incollati al cranio, erano divisi in due bande ai lati della testa. Indossava uno sgualcito vestito di velluto a coste marrone e una cravatta in tinta. Gli occhi nervosi scrutarono la stanza. Il rumore dei birilli che volavano in aria lo fece sussultare.
Era serata di campionato. Gli agricoltori riempivano il salone lungo e stretto. Gli echi rimbalzavano sulle quattro pareti: urla, risate, il rombo delle palle che rotolavano sull'acero e sul pino. Lo straniero scorse Wally alla pista numero 6, il cimitero del bowling di Superior, illuminato da un unico neon crepitante. Per la prima volta l'allenatore lo aveva esortato a scegliere una pista migliore ma, dopo una vita passata ai margini, Wally non aveva nessuna intenzione di cambiare adesso.
Mentre la squadra dei Superior Motor Parts faceva baldoria sotto le luci della pista numero 5, Wally tir la sua palla da solo e nella penombra.
Lo straniero scavalc sacche e gambe tese, e gli si precipit incontro con un biglietto da visita in mano.
- Il signor Chubb?
- Mi chiamo Wally - rispose lui; pos la palla professionale Brunswick (i buchi extralarge erano stati fatti su misura a Grand Island per le sue dita) e prese il biglietto.
- Orson Swindell - disse il tizio. - Sono della Procter 8c Gamble. Produciamo il Pepto-Bismol.
Il rappresentante sapeva di superalcolici e acqua di colonia scadente.
-  un onore conoscerla, Wally. - Tir un lungo respiro.
- Non le ruber molto tempo. Ricorda i sette gemelli
McCaughey dell'Iowa? La Pampers e la Gerber li hanno sommersi di pannolini, omogeneizzati e tutto il resto. Ma lei diventer pi famoso. Molto pi famoso!
Ansimava.
- Sono qui per offrirle un anticipo in contanti di centomila dollari in cambio della sponsorizzazione in esclusiva della sua, ehm, attivit di mangiatore di aerei.
Swindell distese in aria un immaginario striscione. - Quando il 747 si fa pesante, prendi Pepto-Bismol, il rilassante. - Rise della propria fantasia.
- Mi scusi, - disse Wally - perch il Pepto-Bismol  rosa?
- Buona domanda.
Mentre Swindell si lanciava in una dissertazione sui coloranti rossi numero 22 e 28, Wally fece due calcoli. Un anticipo di centomila dollari. Cento bigliettoni per fare quello che avrebbe fatto comunque gratis. Non gli sarebbero bastati dieci anni per mettere insieme tanti soldi, nemmeno se i prezzi del granturco fossero saliti. Accidenti, era pi di quanto avrebbe guadagnato arando l'intero Stato del Nebraska. Con un quarto di quella cifra avrebbe riscattato la seconda ipoteca sulla fattoria.
Con un altro quarto avrebbe comprato una mietitrebbia e una piantatrice decenti. Il resto lo avrebbe messo via per la vecchiaia, sua e di Willa.
- In realt ho sempre pensato che il Pepto dovrebbe essere turchese - concluse Swindell. - E pi rilassante.
Wally si gir verso un omino raggrinzito seduto sotto la luce al tavolo segnapunti. Il fumo lo avvolgeva in una foschia azzurrognola.
- Otto, che ne dici dell'offerta del signor Swindell?
Otto Hornbussel aveva novantasei anni. Era un clown in pensione del circo Carson & Barnes, con vispi occhi verdi, guance rosee e un ciuffo di ispidi capelli bianchi. Sembrava un elfo, fatto e finito. Otto bevve un lungo sorso di birra rossa, rutt graziosamente e si tampon le labbra con un fazzoletto azzurro.
-  nella media - disse. Tir una boccata da una Camel
senza filtro, e strizzando gli occhi controll un secondo foglio accanto a quello dei punteggi: era un accurato elenco delle proposte di sponsorizzazione ricevute a partire dal primo giorno.
- La Tums ha offerto settantacinque testoni - disse. - Il Maalox centocinquanta, ma solo se stabilisci il record. Gas-X
non ha ancora formulato la proposta definitiva. - Otto fece scorrere un dito lungo la lista della categoria disordini e bruciori di stomaco: Rolaids, Mylanta, Ex-Lax, Gaviscon, Pepcid AC, Tagamet B, Zantac.
Gir il foglio per passare alle altre categorie. - La Black 8c Decker ha offerto duecentomila dollari, e ha promesso che ti far comparire nei suoi spot. - Toss. - La Cuisinart duecentocinquantamila, ma dovresti anche andare in Francia.
Wally torn alla pista; sembrava un gigante che gioca a biglie.
La palla da sette chili scompariva nella sua mano robusta.
La sollev e la lasci andare con un movimento ampio, aggraziato.
Gir le spalle, ascoltando lo schiocco dei birilli.
Strike.
- Bel colpo. Ma pu fare un colpo ancora migliore! - url Orson Swindell. - Raddoppiamo. Le offriamo duecentomila dollari.
Wally sorrise appena. Nella sua mente, aveva seminato un buon venticinque per cento della sua terra, spargendo soldi e sponsorizzazioni come granturco sopra ogni gobbetta dei suoi campi. Ma alla fine decise che in questo modo avrebbe soltanto sporcato ci che era puro e semplice. Disse addio ai duecento bigliettoni.
- Grazie per la sua offerta, - rispose - ma non voglio i suoi soldi e non ho bisogno del Pepto-Bismol. Mi basta l'amore.
Otto appallottol l'elenco degli sponsor e lo gett nel cestino.
- Questo  il Wally che conosco - disse, tracciando una X
nera e spessa nel decimo e ultimo riquadro. - Sei il campione.
Willa lavorava in una gradevole oscurit, gustandosi l'odore del tiosolfato di sodio del bagno di fissaggio e il monotono sgocciolio della pompa di drenaggio in un angolo dell'umido laboratorio fotografico. Sviluppare le foto per l'Express era sempre stato il suo lavoro preferito, e quello scantinato era per lei una specie di nascondiglio, un rifugio fresco nei giorni d'estate e un buon posto dove andare quando la vita impazziva.
Nessun telefono. Nessun bollettino agricolo. Nessuna seccatura.
L, nel ventre dell'edificio, poteva concentrarsi, sviluppare le foto e pensare. Le sue non erano meditazioni astruse, cercava solo di chiarirsi le idee...
Cos, dopo aver cenato e lavato i piatti a casa di Rose, la sua migliore amica, e dopo una bella batosta a Jeopardy!(1), era saltata sul vecchio Ford ed era tornata di corsa al lavoro.
Quel giorno, alla presentazione di Wally, aveva scattato un intero rullino. Nel pomeriggio aveva sviluppato i negativi, e adesso la aspettavano trentasei pose appese ad asciugare, trentasei sfolgoranti strisce di verit. Era tutta la sera che desiderava tornare nella camera oscura per mettere in funzione l'ingranditore, per guardare, per sapere.
Accese la luce rossa e un morbido alone aranciato si diffuse nella stanza. Fece scivolare l'ultimo, liscio foglio di carta sensibile nel bagno d'arresto, poi in quello di fissaggio.
Le scale scricchiolarono. Dei passi. Chi poteva essere a quell'ora?
- Barney? - grid Willa. - Sei tu?
Nessuna risposta. Altri passi, poi cinque colpi alla porta della camera oscura. Cinque colpi a un ritmo particolare. Da venticinque anni era il codice segreto per accedere al rifugio.
- Pap! - disse Willa. - Mi hai spaventata.
- Via libera?
- Entra.
- Ciao - disse Early Wyatt, varcando la soglia. - Sapevo che ti avrei trovata...
- Cosa c'? - lo interruppe lei. Senz'altro suo padre era gi a letto quando Mae l'aveva svegliato perch andasse a cercarla.
Aveva i capelli neri un po' schiacciati, e i suoi occhi penetranti erano assonnati. La camicia del pigiama era ben nascosta sotto la giacca a vento della Royal. Ma le pantofole lo tradivano.
- Tua madre era preoccupata - disse.
Guard l'ingranditore e le fotografie nelle vaschette di sviluppo alle spalle della figlia. - Va tutto bene? Che c' di tanto importante, a quest'ora?
- Volevo solo portarmi avanti con il lavoro per l'edizione di domani...
- Vediamo cos'hai per le mani.
- No, pap - disse Willa, mettendosi fra suo padre e le vaschette.
Ma prima che potesse fermarlo, lui aveva gi immerso le dita negli acidi e tirato fuori le foto gocciolanti.
Early le scroll e le appese con le mollette al filo da stendere.
Un bel po' di foto in bianco e nero. Fece un passo indietro e le guard. Moltissime ritraevano l'uomo del Guinness dei Primati. Inquadrature diverse di J. J. Smith: da vicino; da lontano;
sorridente; serio; un braccio sulle spalle di Wally; una mano sul risvolto del blazer blu.
- Ha la faccia buona - disse Early. - E uno sguardo simpatico.
Caspita che naso dritto.
- Penso che user questa per la prima pagina - disse Willa
con una voce meno professionale di quanto avrebbe voluto.
- Tre colonne nella met superiore della pagina. Che ne dici?
Early rest a lungo in silenzio. Willa sapeva che stava scrutando dentro di lei.
- Quando facevo la corte a tua madre, venivo sempre qui con una montagna di rullini - disse infine Early. - Sviluppavo le sue foto per tutta la notte. Poi sei arrivata tu, e ho passato ancora pi tempo qua dentro, a guardarvi tutte e due. Le mie ragazze.
- Cosa c'entra - disse Willa accendendo le luci.
-  per la prima pagina.
- Certo, certo.
- Ho aumentato la tiratura e messo pi gente alla confezione.
Ne facciamo altre duemila copie, sai? Non riesco a star dietro alle richieste.
- Bene. Non stamparne troppe, per. Sai cosa dico sempre.
Tanto...
- ...finiscono sul fondo della gabbia di qualche canarino.
Risero.
-  ora di andare a dormire - disse Early. - Buonanotte, piccola.
La baci sulla guancia e la strinse forte. - Con me non hai bisogno di nasconderti dietro il tesserino da giornalista - le sussurr.

Note.
1. Popolare quiz televisivo che oggi ha molta fortuna anche nella versione on-line.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
I pullmann provenienti da Dallas e Chicago si fermarono all'angolo tra Fourth Street e Central Avenue. I passeggeri scesero con le macchine fotografiche appese al collo e le cartine del Nebraska in mano, accolti dagli ambulanti che vendevano t-shirt del 747. Un disegno ritraeva il faccione di Wally che, a bocca spalancata, mangiava un panino di lattuga e pomodoro con un aereo in mezzo.
Davanti all'Ideal Market, la signora Hilda Crispin, che per anni aveva sgobbato in panetteria, stava facendo i soldi con il suo Ricettario del jumbo jet, un manuale di cucina locale. Sull'altro lato della strada, la Superior Fiorai guadagnava ancora di pi con i fiori da mettere all'occhiello e i nastri dipinti a mano che dicevano: forza wally!
In uno spiazzo dietro l'angolo, Ace Klinker stava triturando il suo adorato monomotore da irrorazione. Aveva distrutto lo spruzzatore durante l'ultimo volo, quando aveva cercato di atterrare ubriaco ed era finito contro un segnale di stop ai margini del paese. A chiunque avesse stomaco, Ace offriva un boccone di aeroplano.
A Willa sembrava di sentire i registratori di cassa che svegliavano Superior. Ingran la retromarcia del Ford verde, e stava
guardando nello specchietto retrovisore quando qualcuno batt sul finestrino.
J. J. Smith. L'uomo che aveva dato inizio a tutto questo. Accidenti alla sua camicia blu, pareva fatta apposta per intonarsi agli occhi.
- Ehil - disse lui, chinandosi sul cofano. - Come stai?
- Benone - disse lei. - Faccio il giro delle consegne. Distribuisco i giornali.
- Ti spiace se vengo con te?
- Non  molto interessante. Devo andare fino a Mankato.
Tra andata e ritorno ci vuole un'ora buona.
- Per me non  un problema - disse lui.
Willa esit per un istante, ma lui non dava l'impressione di voler demordere. Gli indic il sedile del passeggero. - D'accordo, butta dietro quel pacco.
J. J. lanci i giornali nel cassone e mont accanto a Willa.
Pareva felice. Un accenno di sorriso agli angoli della bocca lo faceva sembrare quasi... insomma, bello. Poi Willa si ricord: doveva scacciare dalla mente quei pensieri. Lui e i suoi maledetti occhi blu. Quell'uomo era il nemico, forse.
- Questo vecchio Ford non  molto comodo, immagino che sarai abituato a ben altro - disse Willa immettendosi in Central Avenue. - Mio padre l'ha comprato nuovo nel '67 e da allora ha sempre trasportato giornali. Non riesco a pensare di prenderne uno nuovo. Tanto servirebbe solo a trasformare i soldi in ruggine. Per dovrei cambiare gli ammortizzatori.
Si diressero in silenzio a sud, oltre il Republican e oltre il confine con il Kansas. Willa rimuginava argomenti di conversazione, scartandoli uno a uno: troppo polemici o troppo sterili.
Accese la radio, e la spense quando la ricezione divenne cattiva. Siccome lui pareva accontentarsi di guardare il paesaggio, gli elenc le coltivazioni e i proprietari delle fattorie, e gli indic i falchi dalla coda rossa che si libravano in cielo.
In cima a un lungo e dolce pendio, Willa accost al ciglio della strada.
- Mi piace molto questo posto - disse. - Guarda alle tue spalle, si vede tutta Superior.
Scesero per osservare il paesaggio dal crinale. Il cielo era azzurro fiordaliso e l'aria profumava di fieno appena falciato.
Gi, nella valle, Superior si presentava rivestita dei suoi nuovi colori. Sui pali della luce fluttuavano dei palloncini, sopra le strade ondeggiavano gli striscioni. Due aerei a elica volteggiavano nel cielo.
- Vedi laggi? - disse Willa indicando verso est.  l che sono cresciuta. La casa vittoriana bianca quasi fuori paese. Quella con il mulino a vento.
-  bella - disse J. J.
- Quand'ero piccola mio padre si fermava sempre qui facendo il giro delle consegne - continu lei. - Bevevamo CocaCola e ammiravamo la valle. Se fai attenzione capisci chi ha i campi migliori, chi sta ampliando la casa... Si capiscono un sacco di cose da quass. Mi piaceva portare i giornali insieme con pap e imparare qualcosa su questo paese.
Stava parlando tantissimo, divertendosi a giocare alla guida turistica. Voleva che quell'uomo capisse la sua terra.
- Anch'io andavo sempre in macchina con mio padre -
disse J. J. - Dipingeva la segnaletica orizzontale per il ministero dei Trasporti in Ohio. Mi lasciava mescolare e scaldare la vernice, a volte mi permetteva anche di spruzzarla sull'asfalto.
Ogni tanto ci fermavamo a guardare il lavoro. Queste linee mettono ordine nella vita della gente, diceva. Poi mi dava uno scappellotto. Non fermarti adesso, piccolo. C' sempre altra strada davanti.
Willa s'immagin J. J. bambino che aiutava il padre a dipingere strisce su quell'asfalto infinito. Avvert una fitta di invidia, perch lui se n'era andato dal Midwest, si era liberato delle sue radici e aveva visto il mondo. Ma sent che qualcosa li legava: entrambi venivano dal nulla, erano cresciuti sui cassoni dei camioncini, e avevano imparato che cosa conta davvero nella vita.
-  questo il tuo posto preferito? - le domand J. J.
- Diciamo che  un posto speciale, - rispose Willa - ma il pi speciale di tutti  l. - Indic un'ansa del fiume. - Vedi quei pioppi? D'estate passavo giornate intere laggi, vicino all'acqua.
L'angolo di mondo pi sicuro per chi vuole stare solo.
- Allora, come ti sembra adesso il paese?
Lei scosse la testa. - Diverso.
- Diverso in peggio o diverso in meglio?
-  troppo presto per dirlo.
J. J. sorrise. - Pu soltanto migliorare.
Willa si pass una mano sul collo e lo sent umido, cos si tir su i capelli per rinfrescarsi. Non era soltanto il calore del tardo pomeriggio. Era la sensazione, sorprendente e inevitabile, che lui le piaceva. Tutto qui. Si gir a guardarlo.
- Immagino che tu abbia gi visto questo teatrino.
J. J. alz le spalle. - Pi di una volta. E in pi di un continente.
- Ti piace viaggiare? - gli domand Willa.
- S, per mi stufo abbastanza in fretta, se il viaggio dura troppo. E a te?
- Sono stata a Lincoln - disse lei. - Pi di una volta.
Risero. Willa si domand quanto ci avrebbe messo a stufarsi di Superior. Se ne sarebbe andato presto, ma quanto presto?
Avrebbe aspettato che Wally finisse l'aereo?
- Eppure io t'immagino in altri posti - disse J. J.
Lei gli regal un'ombra di sorriso. - Dove, per esempio?
- Per esempio in un caff di Santa Margherita Ligure.
- Dov'?
- In Italia. E un paesino sul mare. Ti vedo mentre bevi dell'Asti e tutti i camerieri fanno a gara per servirti.
- Asti Spumante?
- Una specie - disse lui. - Asti de Miranda. Il miglior spumante del mondo. Non  un record ufficiale, ma  il mio preferito.
Profuma di albicocche e di fichi, e perfino un po' di salvia.
Ha un gusto cremoso, sembra il paradiso.
Willa abbass gli occhi. Tutto quel discorso, l'Italia, il vino, le bollicine... Stava cercando di fare colpo su di lei? Le stava facendo delle avance? Willa si sistem una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Avrebbe voluto indossare un vestito pi bello, pi elegante, non cos sbiadito dal sole.
- Ho sempre desiderato vedere l'Italia - disse.
- Hai mai pensato di lasciare Superior? - le domand J. J.
- Non proprio. - Adesso i suoi pensieri s'incalzavano veloci.
C'era una fantasia che popolava i suoi sogni a occhi aperti sin dall'infanzia. Un uomo di mondo, uno come J. J. Smith, l'avrebbe conquistata e portata via da Superior. Dove, non importava.
- Andare al college mi ha fatto bene, - disse - ma le mie radici sono qui. Sono legata a questo posto. - Lasci andare i capelli, che le ricaddero sulle spalle. - Dio, come suona noioso.
- Non  noioso. Ma non ho mai capito chi ha paura di andarsene di casa.
- Io non ho paura.
- S, certo. Ma non vuoi vedere il mare? Salire in cima a un grattacielo? Bere vino frizzante in un caff all'aperto?
Che cosa poteva dire che non la facesse sembrare una contadina?
Stava andando sul personale perch s'interessava a lei?
O la stava soltanto prendendo in giro?
- Falla finita. Quanto credi si possa andare lontano
con un trattore? - disse.
- Ti stupirebbe - rispose J. J. - Il record mondiale  23 330
chilometri. Dall'Inghilterra allo Zimbabwe.
- Molto divertente - disse lei. - Adesso, per, andiamo. -
Apr lo sportello del camioncino, sal e mise in moto mentre anche J. J. saliva. Percorsero alcuni chilometri, poi Willa ruppe il silenzio.
- Non senti mai nostalgia di casa?
- No - rispose lui. - Non ho una casa nel senso che intendi tu.
- E New York?
- Quella  pi che altro una base dove ricevere la posta e cambiarsi.
- E la tua famiglia?
- I miei sono morti.  successo moltissimo tempo fa...
- Mi dispiace...
- Si pu dire che il Libro sia tutta la mia vita. E i primatisti la mia famiglia.
Willa lo guard attentamente, not il colletto logoro. Nessuno si prendeva cura di lui. Avrebbe voluto guardarlo negli occhi, conoscerlo meglio, ma lui si agitava sul sedile, lo sguardo fisso oltre il finestrino. Era lontano, in quel momento.
- Hai mai cercato di stabilire un record? - gli domand, sperando di riportarlo indietro.
- No - rispose J. J. - Non fa per me.
- Perch no?
- Io li verifico. Non li batto.
- Ah. E come mai?
J. J. sporse la mano dal finestrino e allarg le dita nel vento.
- Io misuro la grandezza degli altri.
- Ma non vorresti raggiungere un traguardo tuo?
Il camioncino sferragliava verso Mankato. Lui rest zitto cos a lungo che Willa si domand se non fosse stata maleducata.
- J. J.?
- Non ce l'ho dentro di me - disse lui infine. - Non sono fatto cos.
Willa soppes le parole di J. J. per alcuni istanti. Poi gli domand dolcemente: - Avanti, di che cosa hai paura?
L'uovo rote in aria, e per un istante cattur il sole infiammandosi d'oro traslucido. J. J. allung una mano e sent il guscio rompersi tra le dita. Una sostanza fresca, viscida, appiccicosa gli col per il braccio.
In tutti gli anni al Libro non aveva provato nemmeno una volta a battere un record. Certo, c'erano un mucchio di
opportunit. Viaggiare sulle ali era senz'altro la pi facile: 3 ore e 23 minuti. Roy Castle aveva stabilito il record legandosi all'ala di un aereo e volando dall'Inghilterra alla Francia. Con corda, risolutezza e tranquillanti a sufficienza, chiunque poteva battere quel record. Ci sarebbero volute soltanto 3 ore e
24 minuti.
Adesso, per colpa di una donna irresistibile, J. J. si trovava in un campo di granturco con tre confezioni di uova fresche.
La sua categoria preferita nel Libro era sempre stata, e di gran lunga, il lancio di un proiettile. In particolare, il lancio di uova.
Detenuto per molto tempo dai finlandesi, ora il record apparteneva agli Stati Uniti: 98 metri e 50 centimetri. L'impresa era stata compiuta a Jewett, nel Texas. Johnny Dell Foley aveva lanciato un uovo di gallina fresco a Keith Thomas, che l'aveva preso al volo senza guanti, come da regolamento. J. J. c'era.
Dopo aver consegnato l'ultimo quotidiano, lui e Willa avevano passato una buona mezz'ora al Kier's Thriftway di Mankato,
discutendo sulle virt aeronautiche delle diverse misure di uova. In omaggio alle indagini scientifiche, ne avevano scelte tre: media, grande e maxi. Avevano anche comprato dei tovaglioli di carta e una bottiglia di vino bianco da poco prezzo.
Il sole stava tramontando, e una splendida, tiepida luce benediceva i campi. J. J. aveva fatto centonove generosi passi, ben oltre il record, solo per far vedere a Willa quanto fossero novantotto metri.
- Hei - grid dalla sua posizione.
Lei lo salut con la mano. Anche da quella distanza, J. J.
riusciva a vedere il suo sorriso. Willa era a piedi nudi e indossava un prendisole giallo che il vento le modellava sul corpo.
- Sicura di volerlo fare? - grid J. J.
- S - disse Willa. - Piantala di tirarla per le lunghe!
- Benissimo. - Torn da lei a passo lento. - Andiamo per gradi. Proviamo da cinque metri, tanto per cominciare.
- Vado - disse lei.
Willa cont cinque passi ridendo come una ragazzina, poi
si volt con il vestito nel vento. J. J. la guard; gli piaceva la sua faccia, quando non lo accusava di rovinare Superior. Si tolse la camicia e la butt sul ramo biforcuto di un olmo. Vide che lei lo stava fissando e tir in dentro la pancia. Rimpianse di non essere andato di pi in palestra.
- Scuotile bene - le sugger. - Se mischi il tuorlo volano meglio.
- Ecco una maxi - disse Willa, lanciando l'uovo dal basso in alto.
I primi lanci furono facili, giusto per prendere confidenza.
Willa e J. J., si lanciavano le uova avanti e indietro, con delicatezza, le afferravano, le mancavano, ridevano. Impazienti, aumentarono la distanza: prima dodici, poi diciotto metri. Le uova si spiaccicavano sulle loro palme, albume e tuorlo schizzavano dappertutto.
- Non  giusto - disse Willa. - Perch sono pi impiastricciata di te?
- Ma se sono sporchissimo!
Tentarono alcuni lanci a parabola alta. Paf, uno cadde in testa a Willa.
- Ahia - strill lei. - Le medie fanno male. Sono come palle da golf.
Splat, un'altra si spiaccic sul torace di J. J. L'uovo gli col fin sulla pancia.
- Willa - grid, dandosi dei colpettini sulla pelle per togliere i pezzi di guscio. - Lanci come una bambina. Pi la parabola  alta, pi la presa  facile.
Lei spar un uovo che gli pass sibilando vicino alla testa.
- Ehi! Non  corretto!
- Correttissimo, invece. Ho giocato come interbase negli All Stars della contea di Nuckolls. Quattro anni di fila.
Willa lanci di nuovo, dal basso in alto, contraendo i muscoli.
Era da quando avevano cominciato che evitava di infierire, ormai J. J. se ne sarebbe dovuto accorgere. Lui le restitu l'uovo con un tiro a casaccio, e lei si allung per prenderlo,
con le gambe tese e il vestito che si sollevava di pochi, preziosi centimetri. Di sicuro J. J. non era bravo quanto Willa, per di pi faticava a concentrarsi. Vederla piroettare per il campo lo abbagliava. Si sentiva come ubriaco, e temeva che l'ebbrezza svanisse.
- Dammi retta - disse lei. - Accompagna l'uovo con la mano, quando lo prendi, attutisce l'urto.
- Tu fai a modo tuo, che io faccio a modo mio - rispose J. J. - Su. Trenta metri.
Aveva la mano viscida. Sollev il braccio per lanciare. Mentre scagliava l'uovo, sent il tuorlo spostarsi. Un tiro alto.
Lei salt in un turbine di giallo e oro, afferr l'uovo fra le dita e ricadde a terra. Poi alz il pugno in segno di trionfo.
- S!
Lanciarono uova finch anche l'ultimo si ruppe. Grondavano entrambi di una sostanza vischiosa. Sul terreno c'erano trentasei chiazze gialle contornate di frammenti bianchi.
- Allora? - disse Willa. - Come ce la siamo cavata?
- Spiacente - rispose J. J., la faccia impiastricciata e triste.
- Niente record.
Si pulirono con i tovaglioli di carta e una bottiglia d'acqua, togliendosi a vicenda quella porcheria, a pochi centimetri l'uno dall'altra. Lei aveva un odore salato e dolce. J. J. trov dei pezzi di guscio nella sua cascata di riccioli, e le asciug con dolcezza il tuorlo dalla schiena. Sent il calore di Willa, i suoi muscoli, poi il leggero brivido di tutto il suo corpo quando le tolse dei pezzi d'uovo dai sottili capelli della nuca.
Si abbandonarono sul prato e guardarono il sole che scendeva scagliando grandi, gloriosi spruzzi color prugna tra le nuvole.
La pelle di Willa era luminosa, i suoi occhi splendevano.
Perfino le unghie smaltate di rosa dei suoi piedi nudi e sporchi sembravano luccicare.
Willa apr il vino con il cavatappi del suo coltellino da tasca.
Si erano dimenticati i bicchieri, cos cominciarono a passarsi la bottiglia, bevendo lunghe sorsate.
J. J. conosceva quella sensazione di vertigine. Durante i suoi lunghi colloqui con gli scienziati sulla natura dell'amore, si era stampato in mente la formula: il suo mesencefalo stava pompando dopamina, noradrenalina e feniletlamina. I suoi feromoni, invisibili molecole di odore trasportate dall'aria, stavano volando. E anche il cervello di Willa si stava eccitando. I segnali erano evidenti. Aveva la pelle coperta da un leggero velo di sudore, le pupille dilatate e il viso rosso.
J. J. era confuso. La scienza lo aveva sempre fatto sentire sicuro, inattaccabile. Cosa stava succedendo? Solo qualche giorno prima aveva lasciato Parigi lamentandosi dell'amore. Ora, nonostante le sue formule ed equazioni, voleva quella donna pi di tutto, voleva conoscerla, voleva sprofondare dentro di lei. Ma all'improvviso, come un becker che si frantuma in laboratorio, si ricord. Era l per lavoro...
Quando parl, J. J. si stup che la sua voce sembrasse quasi normale. - Devo chiedertelo - disse. - In che rapporti sei con Wally Chubb?
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
L'auto di servizio di Tappo affianc lo scassato furgone Volkswagen del '68 con la targa dell'Oregon. Il guidatore del veicolo sospetto aveva lunghi capelli rossi e una barba da profeta dello stesso colore. Era entrato in paese quella mattina, assieme a due donne con gli occhi scuri che - correva voce -
non portavano il reggiseno. Si erano fermati al supermercato, poi avevano passato la giornata sul furgone con le tendine tirate. Non avevano fatto niente di illegale, ma tutti li tenevano d'occhio.
Poi, al calar della sera di quella bella domenica, mentre la brava gente di Superior era a tavola per la cena, il capellone aveva cominciato a percorrere il paese con il suo Volkswagen, urlando qualcosa dentro un altoparlante a proposito del Messia, del 747 e della tecnologia. Quel fricchettone stava turbando la quiete pubblica, e Tappo aveva il dovere di fare qualcosa.
L'uomo accost sul ciglio della strada. Tappo scese dall'auto, gonfi il petto pi che pot e si diresse verso il Volkswagen.
- Patente, prego - disse.
Il capellone emanava un odore terribile. Le donne sedute dietro erano seminude.
- Qualche problema, amico? - chiese il fricchettone.
- Disturbo della quiete pubblica - rispose Tappo. - Ecco il problema.
- Ho diritto alla libert di parola.
- Certo che ce l'hai, figliolo. Ma a Superior non puoi andartene in giro con l'altoparlante a tutto volume.  contro la legge.
- Quale legge?
- Io sono la legge, figliolo. Scendi.
Una piccola folla si era raccolta a guardare. Il fricchettone scese. Tutti trattennero il fiato quando si accorsero che l'uomo non portava n pantaloni n mutande, ma solo una camicia stinta e degli scarponcini da trekking. Le donne lo seguirono.
- Sveglia, gente, prima che sia troppo tardi! - url l'uomo.
- La tecnologia sta distruggendo la societ!
Tappo condusse i tre hippy all'autopattuglia.
- Wally  il nostro salvatore - grid l'uomo mentre veniva spinto sul sedile posteriore. - Mangiate l'aereo! Mangiate la tecnologia. Mangiate il male.
I lampioni disegnavano cerchi di luce sull'asfalto. Willa ferm il camioncino per far scendere J. J., che immediatamente fu circondato dai cronisti e trascinato via dalla folla.
Willa prese East Third Street, gir a destra su Central e and a parcheggiare di fronte al Lady Vestey Memorial Center.
Per tutto il tragitto rimugin sulla risposta che aveva dato alla domanda di J. J.
In che rapporti sei con Wally Chubb?
- Lo conosco da sempre - gli aveva detto. - Che non  un tipo normale mi pare evidente. Gi da ragazzo era cos grande e grosso da mettere a disagio. Non aveva amici, per a me piaceva.
Ha buon cuore. Dev'essersi preso questa cotta per me quando sono andata alla festa per il suo decimo compleanno.
Pensavo gli sarebbe passata, invece no. Ha sempre avuto un
debole per me. Ogni tanto lo vedo in paese. Ma adesso  andato davvero fuori di testa. Almeno credo.
- Capisco - aveva commentato J. J.
Willa sperava che avesse capito davvero. Wally le piaceva, ma non aveva mai pensato di mettersi con lui. E in quel momento avrebbe voluto brindare ad Asti de Vattelapesca con quell'uomo che conosceva il mondo.
Il Lady Vestey Center era grande, grande quanto il finanziamento governativo che l'aveva reso possibile. Un tempo era un vecchio albergo, adesso una casa di riposo intitolata alla sua benefattrice, Evelyn Brodstone, una figlia di Superior che aveva lasciato il paese e sposato un nobile inglese.
Willa attravers il largo ingresso, con i sandali che ticchettavano sul pavimento a mosaico, oltrepass il salone buio e il piccolo bar deserto. Infine trov Rose che si lavava nella toilette femminile.
Aveva appena terminato il suo lavoro part time come infermiera del centro.
- Che cosa ti  successo? - domand Rose. - Cos'hai nei capelli?
- Non ci crederai - disse Willa. - Non puoi immaginare che cosa ho appena fatto.
- Sentiamo. - Rose diede un asciugamano all'amica. Willa si sfreg la faccia e si sciacqu i capelli nel lavandino.
Tornarono nel salone, una stanza con una decina di poltrone.
In un angolo c'era un grosso televisore acceso. Willa e Rose si sedettero.
- Ho passato il pomeriggio con il tipo del Guinness dei Primati -
disse Willa. - Siamo andati al campo di Righty e abbiamo cercato di battere il record di lancio delle uova.  stato uno spasso. Siamo morti dal ridere.
- Che record avete cercato di battere?
- Di lancio delle uova. Ci siamo tirati delle uova. Per non ci siamo nemmeno avvicinati al record. - Willa sentiva di avere una voce stramba.
- Mi prendi in giro - disse Rose.
- Assolutamente no.
- Che cosa sta succedendo?
- Niente. Niente! Perch mi guardi cos?
- Dovresti vederti, Willa. Hai gli occhi languidi.
- Ma figurati! Ho solo passato una bella giornata. Ho giocato per tutto il pomeriggio, ed erano anni che non lo facevo.
Non c' niente di cui preoccuparsi.
- Stai per ricascarci, vero? L'ultima volta che ti sei presa una sbandata ci hai messo due anni per tornare normale.
- Stavamo solo giocando. Nient'altro, giuro.
Rose scosse la testa.
-  passato cos tanto tempo dall'ultima volta che mi sono divertita - disse Willa in tono sommesso. - E ancora pi tempo dall'ultima volta che ho provato qualcosa.
- Non sai niente di lui.
Willa allarg le braccia. Non aveva niente da aggiungere.
Fiss la sua amica.
- Sei matta - disse Rose tranquillamente. - Sul serio, Willa.
Un vecchietto in pigiama azzurro, con i capelli bianchi ritti in testa, si alz da una poltrona reclinabile, ciabatt fino al televisore e si tolse la sigaretta di bocca. - Non vi dispiace,
signore? - domand.
- Fai pure - rispose Rose. - Non stiamo guardando.
Otto Hornbussel cambi canale e sintonizz il televisore sulla Cnn.
- Guarda - disse Rose.
Stasera abbiamo in diretta J. J. Smith del Guinness dei Primati
stava dicendo un presentatore con i capelli grigi e impomatati.
Ci dica, come stanno veramente le cose nel Nebraska?
Buonasera cominci J. J. La situazione  insolita...
Dietro di lui, un gruppo di adolescenti faceva le corna alla telecamera e agitava delle lattine di Budweiser. Sullo sfondo fluttuavano degli striscioni che reclamizzavano la Weight Watchers e l'Alka-Seltzer. Superior si stava trasformando in un museo degli orrori.
Willa si ricord di quello che J. J. le aveva detto non pi tardi di qualche ora prima: Il Libro  tutta la mia vita. Lo guard attentamente sullo schermo. Che scena vergognosa. Il suo cuore eccitato inciamp e rallent. Quell'uomo non era Asti de Miranda; era Pepsi Cola...
- Eccolo - comment Rose. - Il tuo tipo ideale, oggi qui domani l. Dimmi la verit: compreresti una macchina usata da uno come lui?
Willa cedette. - Detesto quando hai ragione.
Vicino a J. J., seduto su una sedia pieghevole, c'era il suo amico e celebre onnivoro Michel Lotito, un uomo robusto con il naso camuso e i capelli neri disordinati. Teneva una Gitane in una mano e una Heineken nell'altra. Dopo una guerra di offerte tra network, il francese aveva ceduto alla ricca proposta della Cnn, e adesso era galvanizzato all'idea di fornire il suo commento da esperto sulla sfida gastronomica del 747.
Erano passate da poco le nove di sera, e il campo di Wally era pieno di riflettori che lo illuminavano a giorno. Pareva che ogni insetto della contea di Nuckolls stesse volando nei fasci di luce. Dalla sua sedia J. J. vedeva tutte le tende a colori vivaci sorte dentro e fuori l'aia. Un piccolo monomotore da irrorazione spunt dal buio trascinando uno striscione: ginsu taglia TUTTO, ANCHE UN 747.
Un tecnico del suono sistem l'auricolare a J. J.
- Ehi, - disse - ha qualcosa sull'orecchio.
J. J. si stacc dal lobo un pezzo di guscio d'uovo. Si sentiva su di giri. Sapeva che era un segnale elettrico della corteccia prefrontale sinistra. S, il suo cervello era saturo di neurotrasmettitori.
Il flusso di endorfina gli causava intense sensazioni affettive. Avrebbe voluto tornare in quel campo con Willa, ricoprirla di uova, e anche provare a stabilire un altro record mondiale, ma di un genere non tanto adatto al Libro.
- Un minuto e torniamo in onda - sussurr il tecnico.
L'annuncio riport di colpo j. J. al presente. Il pubblico di una televisione nazionale aspettava. Era il momento della televendita.
La luce rossa della telecamera lampeggi.
- Signor Lotito, - disse il conduttore - abbiamo una domanda da uno spettatore di Raleigh. Cos' pi cattivo, l'aereo o quello che danno da mangiare in aereo?
Il francese sorrise appena. - Mi creda, i pneumatici sono peggio delle lasagne bruciate. Il sapore  insopportabile, per mandarli gi bisogna bere un sacco d'acqua.
- E il metallo? - chiese il presentatore.
- Sul momento non lascia nessun retrogusto - rispose Lotito.
- Ma dopo, quando si rutta,  indubbiamente metallico.
Se lo si polverizza, o si limano i bordi taglienti, non c' pericolo di lacerare gli organi. Passa velocemente attraverso il corpo senza essere assorbito. Il problema pi grande  la ruggine nel gabinetto.
Il conduttore soffoc una risata e cerc di apparire imperturbabile.
-  vero che una volta, in un ristorante della Normandia, ha mangiato tutto quello che c'era su una tavola apparecchiata?
- S, piatti, bicchieri, forchette, coltelli, tutto.
- E non ha avuto nessun problema?
- Bisogna stare attenti alla tovaglia - disse Lotito. - C' il rischio di strozzarsi.
- C' qualcosa che non riesce a mangiare? - chiese il conduttore.
- Non digerisco banane e uova.
Il conduttore si volt verso l'altro ospite, il dottor Hamilton Gee del ministero della Sanit. Con quella faccia ossuta e la pelle grigia sembrava un cadavere.
- Michel ha ragione - disse il dottor Gee. - Il metallo  inerte. Passa attraverso l'apparato digerente troppo in fretta per essere assorbito dall'organismo.
- Quindi  sicuro? - domand incredulo il conduttore.
- Non voglio dire che mangiare metallo faccia bene, ma
probabilmente  meno pericoloso che fumare assiduamente o bere troppo. Tuttavia nessuno dovrebbe mangiare metallo se non sotto controllo medico costante. Potrebbe essere letale.
-  vero - disse Lotito. - Ho perso quasi tre litri di sangue dopo aver mangiato un carrello del supermercato e una bici con il cambio a dieci rapporti.
- Non ha paura - chiese il conduttore - di cedere il suo record a Wally Chubb?
- Vinca il migliore - disse Lotito. Il suo sorriso era pi che altro una smorfia, e scopr due file di denti consumati, molto macchiati e affilati.
- Il nostro tempo  scaduto - disse il conduttore. - L'ultima domanda la rivolgiamo a J. J. Smith.
La telecamera fece una panoramica sullo scheletro del
747, poi torn a inquadrare J. J. Lui sper che Willa stesse guardando la trasmissione e che ne fosse colpita.
- Pensa che Wally riuscir a mangiarsi tutto il jumbo jet?
- Non ho dubbi - disse J. J. - Scommetto tutto quello che ho che finir l'aereo.
Prima si udirono dei latrati, poi la luce di una torcia elettrica invest la finestra della sua camera da letto.
- Signor Chubb - disse una voce dabbasso. - Dobbiamo parlarle.  urgente.
Al piano di sotto, vicino alla porta, Arf ringhi nell'oscurit.
Nel suo pigiamone rosso, Wally accese la luce del portico posteriore. Sbirci da dietro le tende e vide un uomo vestito di grigio; aveva la mascella quadrata, un paio di Ray-Ban e i capelli ben pettinati. Alle sue spalle, sugli scalini, c'erano altri tre figuri; abbigliamento simile e faccia torva.
Occhiali da sole all'una di notte. Che diavolo stava succedendo?
Socchiuse la porta.
- Perdoni l'ora, signor Chubb. - La voce dell'uomo era
profonda, roca. I suoi Ray-Ban riflettevano la nuda lampadina appesa sopra di loro. - Non intendiamo disturbarla, ma vorremmo mantenere la necessaria discrezione. Ci serve solo un minuto del suo tempo.
- Qual  il problema?
- Sicuro di volerne parlare qui? - chiese l'uomo. - Forse potremmo entrare. - Solo poche luci erano ancora accese nel campo di Wally. Le tende erano tutte silenziose, i giornalisti dormivano.
- Che cosa volete?
- Siamo della Boeing, - spieg l'uomo - e siamo qui per aiutarla.
- Davvero? - disse Wally. - Entrate. C' un po' di disordine, ma fate come se foste a casa vostra.
Chiuse Arf nella dispensa con un biscotto per cani e torn al tavolo della cucina. Gli uomini erano in piedi, a semicerchio.
Sul bancone c'era un solitario raccoglitore nero.
- Vorremmo che lei firmasse questo - disse l'uomo con i Ray-Ban, esibendo un modulo in triplice copia. - Sui nostri jet non mettiamo annunci del tipo: Il ministero della Sanit ha stabilito che mangiare un aeroplano nuoce alla salute. Cos il nostro ufficio legale vuole che lei firmi questo documento, dove si dichiara che la Boeing non  responsabile...
- Non preoccupatevi per me - lo interruppe Wally. - Io non faccio causa a nessuno.
- Allora non avr nulla in contrario a firmare...
- Va bene, firmo, ma che cosa mi date in cambio?
- Assistenza tecnica.
- Cio?
L'uomo sollev un tubo di cartone. - I miei colleghi sono ingegneri del 747. Hanno progettato l'aereo che lei sta mangiando.
Un rotolo di cianografie scivol fuori dal tubo, e uno schema del 747 venne disteso sul tavolo.
- Siamo davvero impressionati da ci che ha fatto - disse un
ingegnere, fermando meticolosamente gli angoli del foglio con quattro tazze da caff prese nel lavello. I suoi occhi erano sinceri.
Aveva un grande rispetto per Wally. - Ma lei ha un grosso problema - continu, picchiettando l'indice sulla cianografia.
- Guardi qua. - Wally si avvicin e si chin.
L'ingegnere indicava un punto subito dietro la cabina posteriore, presso la coda. Wally non era ancora arrivato fin l, ma gli mancava poco.
- Ecco il suo problema - disse l'ingegnere, facendo tap tap con il dito. - Un vero guastafeste.
Una robusta mano porse a Wally una grossa penna.
- Firmi l'atto - disse l'uomo con i Ray-Ban - e noi la aiuteremo.
Sappiamo chi chiamare. Altrimenti, da solo, non finir mai l'aereo.
Perch nessuno ci aveva pensato prima?
A J. J. stava venendo la nausea. Tutto il suo lavoro, tutti i suoi sforzi non sarebbero serviti a nulla, se quel problema non fosse stato risolto. Attravers i campi di Wally, super gli stand delle televisioni, i banchetti di hot dog, i venditori di zucchero filato e le chiromanti. Il prato ronzava di discorsi sull'insormontabile difficolt di Wally.
Si ferm brevemente alla tenda della MSNBC. Un esperto di Aviation Week & Space Technology teneva in mano un modellino del 747 e con grande costernazione indicava il guastafeste.
- Ha sgominato i dispositivi avionici - disse il professore in un microfono. - E attivato come niente fosse fino al carrello d'atterraggio e ai bagagliai. Ora affronta l'impossibile...
J. J. fremette e prosegu verso lo stand dell'Australian Broadcasting Corporation, dov'era in pieno svolgimento un'animata discussione sull'opportunit di mettere una microcamera nell'intestino di Wally per compiere un'esplorazione approfondita del suo apparato digerente.
Si ficc le mani in tasca e si diresse verso i resti del 747.
Fiss la sezione della coda, l'impennaggio come lo chiamava qualcuno, che aspettava di essere mangiato. Da qualche parte, dentro quel lucente rivestimento di alluminio, c'era un problema tutt'altro che banale, un ostacolo che poteva mettere fine al tentativo di Wally di stabilire il record mondiale...
La scatola nera.
Indistruttibile, costruita per sopportare 3400 volte la forza di gravit o un urto improvviso a una velocit di 650 chilometri orari. Come avrebbe fatto a mangiarla, Wally, se la sua macchina magica non era in grado di triturarla? J. J. sapeva che i canali d'informazione si sarebbero scatenati per giorni su questo interrogativo. Sarebbe diventata la domanda pi ripetuta nel mondo intero.
Eppure, per qualche ragione misteriosa, Wally rimaneva fiducioso e spensierato, non mostrava neppure l'ombra di una preoccupazione. Mangiare la scatola nera, sembrava pensare, sarebbe stato facile come mangiare una fetta di torta.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Il russo puzzava di alcol e sigarette. Aveva gli occhi iniettati di sangue e farfugliava. J. J. cercava coraggiosamente di rispondere alle sue inintelligibili domande sulla scatola nera. In fondo l'ubriacone lavorava per la Tass, l'agenzia di stampa moscovita.
Un nuovo grande mercato per il Libro.
Si erano rintanati nell'ufficio di fortuna di J. J. sul retro del
Git-A-Bite, quando all'improvviso il vento del tardo pomeriggio sembr spalancare la porta principale. Willa irruppe nel caff. Aveva il viso in fiamme.
- Devi aiutarmi - disse. - Blake si  cacciato in un casino.
Vuole parlare soltanto con te.
J. J. prese la giacca e segu Willa in strada e sul camioncino.
- Vuole stabilire il record di volo in aquilone - spieg lei con le lacrime agli occhi. - Ci ha messo un anno a costruire quel maledetto coso. Ne parlava in continuazione...
- Come fai a conoscere Blake? - domand J. J.
-  mio fratello - disse lei, bruciando uno stop.
E cos i conti tornavano. Colui che sa era il fratello minore di Willa. Che scriveva al Libro per aiutare il suo amico Wally e la sorella maggiore. E per stabilire lui stesso un record di volo in aquilone...
Willa inchiod.
- L! - disse, indicando un punto dall'altra parte della strada.
J. J. alz lo sguardo sul serbatoio pensile, alto quarantacinque metri, che si stagliava contro il cielo grigio. Alla base si era formato un assembramento di persone. Blake era accovacciato sulla piattaforma di metallo in cima alla struttura, aggrappato a un grosso aquilone rosso.
J. J. scese dal camioncino, e subito Tappo si avvicin. Aveva l'uniforme macchiata di sudore e la voce stridula. - Blake  un ragazzino in gamba - disse. - Troppo in gamba per saltare gi.
- Tu non vuoi capire! - esclam Willa. - Dice che c' un vento perfetto per volare...
- Non  il momento di far volare un aquilone - disse Tappo, guardando a est. - Sta arrivando una tempesta.
- Avete un camion antincendio? - domand J. J.
- La scala non  abbastanza lunga. Bisogna arrampicarsi lass e prenderlo.
Lo sceriffo fece cenno a uno dei suoi vice. Un poliziotto con un torace spesso come un barile di birra cominci ad arrampicarsi su per la scala attaccata a una delle massicce gambe del serbatoio.
- Fermi! - url Blake da sopra. - Non mandate nessuno quass o mi butto. Vi avverto! Non salite. - Si alz tenendo l'aquilone. Il vento soffiava impetuoso. Blake lott per infilarsi la rudimentale imbracatura che pendeva dall'aquilone.
Tappo richiam il suo vice. - Torna indietro, Arde.
- No - disse Willa. - Tiratelo gi.
J. J. sapeva che non c'era scelta. Willa lo guardava. Non poteva esitare.
- Fatemi provare - disse. Aspett che il poliziotto fosse sceso dalla scala poi, con le mani a coppa davanti alla bocca, grid.
- Blake, sto venendo su.
Senza ripeterglielo e senza pensarci due volte, J. J. cominci a salire. Le sue braccia non erano forti come avrebbe voluto, e le barre di metallo gli facevano male alle mani. A ogni
scalino i sospiri preoccupati che arrivavano da terra diventavano pi deboli. Sentiva lo sguardo della gente di sotto. Non poteva deluderli.
Il vento gli sferzava il viso e gli faceva bruciare gli occhi.
Gradino dopo gradino, saliva verso Blake. A sei metri dalla cima si ferm a riprendere fiato, guard in alto e vide il ragazzino che lo scrutava dal parapetto. Conosceva il tipo: dieci anni, allampanato, un grande spazio fra i denti davanti e assolutamente, fiduciosamente impavido.
- Il record mondiale per il volo pi alto in aquilone  di
9746 metri e 27 centimetri - grid J. J. - E stato stabilito in Germania nel 1919. - Una tattica diversiva. Guadagnare tempo.
- Il record per il volo pi lungo  180 ore e 17 minuti, stabilito a Long Beach, Washington.
- Forte - disse Blake. - Io stabilir un record volando in Kansas. Sono tre chilometri e passa. Guarda! La contea di Jewell  laggi, oltre il fiume.
J. J. guard la cittadina, il silos per i cereali, il fiume tortuoso.
Quel ragazzino non avrebbe superato i binari del treno.
Riprese a salire, in fretta.
La torre gemette nel vento forte, e la scala trem. J. J.
cominciava ad avere i crampi alle gambe, gli dolevano le mani. Finalmente raggiunse la cima, e si ferm per riposarsi ai piedi dell'immensa cisterna d'acqua. Quel container arrugginito doveva essere alto almeno sei metri. Sopra, a grandi lettere rosse, era dipinta la scritta superior wildcats. Una ringhiera sgangherata correva intorno alla piattaforma. Non un granch come protezione contro le raffiche di vento.
A J. J. non piaceva l'altezza. Non gli piaceva il temporale che iniziava a spazzare i campi. E non gli piaceva vedere Blake che avanzava verso il vuoto con il suo aquilone e i capelli biondi che si agitavano selvaggiamente.
- Lo so che vuoi stabilire un record - disse J. J., avvicinandosi con cautela al ragazzo. - Ma noi non riconosciamo i record pericolosi.
- Non capisco - disse Blake, allacciandosi l'imbracatura intorno al torace. - Permetti a Wally di mangiare un aereo per mia sorella e non mi lasci volare con l'aquilone?
A quel bambino non mancavano gli argomenti. Mentre J. J.
studiava una risposta, una folata di vento frust la torre e sollev in aria Blake e il suo aquilone, facendoli cadere.
J. J. fece un balzo e afferr Blake per un braccio. Il bambino penzolava sotto di lui, con le gambe che si dimenavano nell'aria. Non doveva pesare pi di trentacinque chili, ma sembravano trecentocinquanta con il vento che soffiava forte nell'aquilone attaccato alla sua schiena.
- Non lasciarmi cadere! - url Blake. Aveva gli occhi enormi di paura, e il suo coraggio era svanito.
- Non mollare! - disse J. J. La sua presa stava cedendo.
Blake scivolava, la gravit e il vento lo trascinavano via. Il suo
braccino sottile gli sgusciava dalla mano.
- Cado - grid Blake. - Ti prego, ti prego non lasciarmi!
J. J. sapeva di non poter trattenere il vento. C'era un solo modo per salvare il ragazzino.
- Sgancia l'aquilone! - url. Aveva i crampi alla mano per lo sforzo. Cerc di agganciarsi con una gamba alla ringhiera, ma il vento li stava trascinando entrambi. - Sbrigati!
Blake si dimen per slacciare l'imbracatura. - Si  incastrata.
Non si sgancia!
- Prova ancora - disse J. J. - Puoi farcela.
Blake tir freneticamente la prima fibbia, che finalmente si apr. Poi sleg il secondo gancio e si liber delle bretelle.
L'aquilone scapp via, scendendo a spirale, poi fu catturato da una corrente e si libr nell'aria.
- La mano! - disse J. J. - Dammi la mano!
J. J. iss lentamente il ragazzo. Le loro dita erano a malapena intrecciate. Infine si rannicchiarono l'uno contro l'altro sul ballatoio sferzato dal vento. J. J. abbracci Blake e lo strinse forte.
Guardarono l'aquilone volare sempre pi in alto, finch
non divent una macchiolina rossa nel cielo argenteo. Allora Blake scoppi a piangere. Dal basso giungevano grida attutite dal vento.
- Ho paura - disse il ragazzino.
- Va tutto bene, va tutto bene.
Blake singhiozz a lungo. Poi alz lo sguardo. - Tu non hai mai paura?
Un fulmine illumin il paese, poi arriv il rimbombo del tuono. J. J. sent il frastuono che invadeva l'aria scendergli nelle ossa. Sapeva che ogni scarica elettrica fa esplodere atomi di idrogeno, provocando una reazione nucleare con una temperatura di 27 700 gradi centigradi.
- Tutti hanno paura di qualcosa - disse guardando il cielo arrabbiato. - Su,  meglio andare a casa.
La stanza del motel era silenziosa, a parte la pioggia che batteva sulla finestra. J. J. si mise a mollo nella piccola vasca da bagno per scaldarsi. Nonostante la tempesta, c'era voluta un'altra mezz'ora per convincere Blake a tornare dalla sorella. J. J.
gli aveva promesso che non sarebbe stato punito e che lo avrebbe aiutato a trovare un record pi sicuro.
Quand'erano tornati a terra, aveva visto Willa di sfuggita.
Mentre scattava le foto del salvataggio, gli aveva lanciato uno sguardo ferito. Se n'era andata all Express con il suo camioncino prima che lui avesse la possibilit di parlarle. J. J. si era ricordato le parole che gli aveva detto da Jughead's.
Non provarti a fare del male a questo paese.
Era colpa sua? Forse, dopotutto, aveva ragione lei. Forse il suo arrivo non era stato un bene per Superior. Forse l'avventura di Blake era solo un avvertimento. Aveva salvato il bambino dal serbatoio pensile, ma probabilmente aveva perso Willa...
Diede un'occhiata all'orologio. Era ora di cena, ma quella sera dalla fattoria di Wally non arrivava il suono del trituratore.
Nessun progresso verso il record mondiale. La scatola nera
aveva davvero guastato la festa. Su tutto regnava un silenzio infelice.
Poi un bip elettronico ruppe il silenzio. J. J. usc gocciolante dalla vasca e trov il suo cercapersone nei pantaloni. Riconobbe il temuto numero di telefono e lo chiam.
La voce di Peasley era agitata, le sue parole si accavallavano l'una sull'altra. - Novit? - domand.
- La macchina di Wally non ha nemmeno scalfito la scatola nera, - rispose J. J. - ma lui non fa una piega. Sostiene di avere un piano segreto...
- Beh, Smith, se non funziona pu anche essere una benedizione.
I capi sono terrorizzati per la questione della responsabilit civile e penale. Se succede qualcosa a Walter Chubb, per il Libro potrebbe essere finita. Voi americani siete cos litigiosi. Vi fate causa per qualsiasi cosa.
- Ma lui sta bene. Non gli succeder niente.
- Stavolta sono dalla sua parte, Smith - disse Peasley. - Il problema  che abbiamo degli emuli. In Ghana, una donna sta mangiando un palazzo di uffici. Una famiglia marocchina sta mangiando un ponte. Un uomo, in Malesia, sta mangiando un transatlantico. Non so come andr a finire...
- E allora? - disse J. J. - Tutto il mondo sta guardando Wally.
Non pu tagliarlo fuori adesso.
- Si calmi - disse Peasley. - Domani parler di nuovo con i capi. Vedr cosa posso fare.
- Si fidi. Questo record sar una cosa rara e bellissima.
- Lo so - disse Peasley. - Lei si limiti a tenere d'occhio il
747, del resto mi occupo io.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Una serrata formazione di elicotteri seguiva dal cielo il convoglio diretto a nord sulla Route 14. A terra, tre autopattuglie con i lampeggianti scortavano un pick-up rosso. Sessanta veicoli di ogni dimensione e genere lo seguivano suonando il clacson. I
bambini seduti sui pianali posteriori schiamazzavano.
Wally era al volante del Dodge rosso. Il suo amico Nate sorseggiava una bibita maxi presa da 7-Eleven.
- Me ne dai un sorso? - disse Wally.
Nate gli porse il bicchiere. Wally bevve un sorso e storse la bocca.
- Strano sapore, questa Coca. Ti spiace se ci metto un po'
di generatore ausiliario?
- Fa' pure - disse Nate.
Wally si chin e tir fuori da sotto il sedile un barattolo pieno di polvere di metallo. Ne vers un po' nella bibita, mescol e tracann.
- Che farai se non funziona? - domand Nate.
- Non preoccuparti. La Boeing dice che Big Lou  il nostro uomo. Si occuper lui del problema. Aspetta e vedrai.
Nate accese la radio. La voce gutturale dello speaker riemp la cabina.
Se vi siete appena sintonizzati su KFAB, il pick-up di Wally
Chubb  sulla 14, poco a nord di Clay Center. Non sappiamo dove sia diretto, ma il Nebraska e la nazione attendono con ansia.
Wally e Nate risero.
Per avere il resoconto di un testimone oculare sui progressi di Wally, continu il giornalista radiofonico passiamo la linea a Sammy Dash, il nostro uomo in cielo, che si trova sull'elicottero della KFAB.
Intervenne una seconda voce, quasi sopraffatta dal chiasso dell'elica e dal crepito delle scariche statiche. Grazie, Hank.
Proprio in questo istante mi trovo sopra il pick-up rosso. Nell'ultima mezz'ora il convoglio si  allungato. Era partito con una decina di veicoli, adesso  sei volte tanto. Riesco a vedere la scatola nera legata sul pianale...
- Tanto per cominciare, - disse Nate - la scatola nera non  nera. Quel tipo dev'essere daltonico. - Gir la manopola disgustato e spense.
- Suppongo che scatola arancione non suoni altrettanto bene - disse Wally.
- S, ma non vedono che le scatole sono due? Una che registra le voci in cabina e l'altra che registra i dati di volo?
Wally mise la freccia a destra.
- Che stai facendo? - domand Nate.
- Devo pisciare.
- In diretta nazionale?
- Forse hai ragione. Meglio di no. Pensa se Willa stesse guardando...
Il pick-up rosso prosegu lungo la strada di campagna. Wally
amava quelle distese e ne conosceva ogni centimetro, ogni dosso. Specialmente quel giorno, assaporava ogni chilometro, mentre gli agricoltori lo salutavano dalle mietitrebbia e le famiglie agitavano la mano dai vialetti d'accesso.
Quando raggiunse Hastings cominci a sentire un brivido perfino lui. Uno sgargiante striscione a lettere argentate che
diceva "benvenuto wally" si stendeva da un lato all'altro della principale via d'accesso alla citt. Sulla scalinata del vecchio ufficio postale, la banda del liceo strombazzava a tutto volume When the Saints Go Marching In; le ragazze facevano la ruota e agitavano i pon-pon davanti al suo pick-up.
Wally sporse una delle sue carnose manone fuori del finestrino e fece il segno di vittoria alla folla. Per la prima volta nella vita capiva come doveva essere fare il quarterback degli Huskers. I fans che urlano il tuo nome. L'uomo pi famoso del Nebraska. Il pi amato.
Un adolescente brufoloso affianc correndo il pick-up e salt sul predellino.
- Ehi, Wally - disse. - Mi sono mangiato i pattini a rotelle!
Portami con te.
- Non posso, figliolo. Magari un'altra volta.
Il ragazzo gli augur buona fortuna e salt a terra.
- Hai visto, - disse Nate - sei un vero eroe.
- Se solo lo pensasse anche Willa - mormor Wally. - Se solo...
Di solito Luigi Cinquegrana, detto Big Lou, era l'immagine della tranquillit. Quel giorno non la smetteva di camminare in tondo. Presto sarebbe arrivato Wally con un piccolo esercito di poliziotti, e a Luigi quell'intrusione non piaceva. Se l'avessero interrogato sulla provenienza del metallo che triturava si sarebbe trovato in un certo imbarazzo. La verit era che spesso non la conosceva nemmeno lui. A volte si limitava a consegnare le chiavi dell'officina a clienti senza nome che arrivavano dalla costa orientale. Venivano dopo l'orario di chiusura e facevano andare il trituratore tutta la notte; lui non faceva mai domande. Il giorno dopo c'era sempre qualcuno che si lamentava per il cattivo odore della macchina: un odore di putrefazione.
Tra l'altro aveva anche qualche problema con il fisco.
Ma erano bei soldi, facili e in contanti.
Quel giorno le preoccupazioni combattevano contro l'orgoglio per il suo meraviglioso tritatutto. Era il migliore delle Grandi Pianure. Qualunque cosa Big Lou infilasse in quella macchina il risultato era polvere. E lui sapeva anche come allestire uno spettacolo. Quando i pezzi grossi della Boeing di Wichita gli avevano telefonato chiedendo il suo aiuto, Big Lou aveva capito subito che era una grande occasione per la sua impresa di demolizione. Perci aveva comprato ai suoi operai vestiti e cravatte, e aveva raccomandato a tutti di ripulirsi e di presentarsi puntuali al lavoro.
Il rumore crescente degli elicotteri segnalava che l'arrivo di Wally era imminente. Big Lou usc sul vialetto d'accesso per dare il benvenuto agli uomini del pick-up rosso. I suoi operai erano perfettamente allineati dietro di lui, con i colli che straripavano dai colletti nuovi.
-  un onore averti qui - disse Big Lou quando Wally scese dal pick-up. - Faremo polpette della scatola nera.
-  arancione - borbott Wally - e ce ne sono due.
- Fammi vedere. - Big Lou fece un cenno a suo figlio, Little Lou, che corse al pick-up e sleg le corde che tenevano le due scatole. Erano grandi come tostapane, e pesavano sette chili e sei etti ciascuna. Little Lou le fece scivolare fin sul bordo del pianale, le sollev e le port a suo padre. Mentre i fotografi scattavano, Big Lou cull le scatole tra le braccia come due gemellini. Poi, con il consenso di Wally, le spinse nella bocca del trituratore.
La macchina toss, trem violentemente, cominci a gemere e sput fumo. I congegni idraulici spremettero e spinsero, e il loro frastuono sferragliante costrinse la gente a coprirsi le orecchie. I tecnici del suono si tolsero le cuffie. Big Lou port il suo gioiello alla massima potenza. Le scatole arancioni scomparvero.
Big Lou diede una pacca sulla spalla di Wally e and dall'altra parte della macchina. In mano aveva un cesto di vimini.
Apr la porticina e guard dentro. Poi infil una mano,
tast per un attimo, si sollev e guard la parata di telecamere e macchine fotografiche. Sorrise debolmente e si asciug il sudore dalla fronte.
- Ancora un minuto - disse. - Solo un altro minuto.
Quindi si inginocchi accanto al trituratore e, con discrezione, si fece il segno della croce. Aspettava una risposta dal cielo. E improvvisamente, divinamente, la macchina sput frammenti di metallo, riccioli di acciaio inossidabile temprato che atterrarono nel cesto di vimini.
La folla scoppi in un applauso. Andrea Bocelli esplose a tutto volume da un altoparlante.
Big Lou alz gli occhi al cielo e fece un segnale alla sua squadra. I suoi operai raggiunsero un tendone cremisi che nascondeva un angolo del cortile. Lo tirarono, e Mama Lou apparve splendente in camicetta e grembiule inamidato. Era circondata da tegami, padelle ed enormi, fumiganti piatti di spaghetti, frutti di mare e sugo rosso.
- Viva Wally Chubb! - esclam Mama Lou. - Si mangia!
Gli operai portarono tavoli e sedie. Cronisti, cameramen e tecnici gettarono a terra le loro attrezzature. Perfino gli arcigni uomini della Boeing, che se ne stavano nascosti dietro grandi mucchi di rottami, uscirono dall'ombra.
Tutti si sedettero, mentre Mama Lou serviva montagne di pasta e versava fiumi di Chianti. Big Lou grattugi sugli spaghetti una forma di parmigiano, mentre Wally li insapor con i sottili trucioli delle scatole nere sconfitte.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Una trattoria in Italia. Si chiamava Farfarello, al porto di Marina di Massa. Il tavolo straripava di antipasti, tonno affumicato e pesce spada. C'erano terrine di insalata di vongole, taglierini con i gamberetti e una spolverata di peperoncino. Per dessert, un piatto di frittelle. Willa aveva trovato quel posto su Internet.
Le onde sciabordavano contro il molo, e lei stava facendo girare l'Asti de Miranda nel bicchiere. Un uomo con teneri occhi blu e un sottile naso greco le sedeva di fronte. Si sporgeva in avanti, le metteva una mano fra i capelli e la tirava a s...
Si svegli di soprassalto.
Una forte luce al neon evidenziava con crudezza i contorni delle cose. La sala d'attesa del Brodstone Memorial Hospital.
E quella sensazione di terrore...
Willa ricordava che nel cuore della notte era successo qualcosa di terribile. Wally aveva avuto un collasso in cucina ed era riuscito a malapena a comporre il 911. Era stato portato d'urgenza all'ospedale in ambulanza. Rose pensava che fosse un colpo apoplettico.
Wally avrebbe superato la notte? Tutti quegli anni, quella ingombrante presenza in paese, amichevole e rassicurante.
Sempre l. Sempre.
Perch non lo aveva preso sul serio? Perch non lo aveva fermato? Se fosse successo qualcosa al povero Wally sarebbe stata colpa sua.
J. J. dormicchiava sulla sedia di fianco a lei. Nate era steso sul pavimento di ceramica marezzata. Otto strascicava i piedi in corridoio, lasciandosi dietro riccioli di fumo azzurro. Un coniglio viola e un elefante arancione la fissavano dalle vetrine del negozio di articoli regalo nell'atrio. L'orologio a muro indicava le cinque e cinquantacinque.
Willa intravedeva i camion delle televisioni fermi nel posteggio davanti all'entrata. I cameramen aspettavano a gruppetti, bevevano caff, mangiavano bomboloni. Tappo stava sulla porta d'ingresso. La veglia durava da tutta la notte.
Ci fu uno scalpiccio di passi. Buri Grimes, impresario di pompe funebri e amministratore delegato dell'ospedale, camminava lentamente, spalle curve ed espressione cupa, immerso in una conversazione con un medico.
Willa si alz dalla sedia. Era successo qualcosa di terribile.
Wally doveva essere morto.
- Ho un breve comunicato per la stampa - mormor Buri con voce piatta.
Raggiunse l'entrata e usc sul prato. Willa scosse J. J. e Nate, e tutti insieme uscirono nelle luci abbaglianti. Le telecamere iniziarono a riprendere, i fotografi a scattare.
- Signore e signori, - cominci Buri - sono qui per informarvi che questa notte...
-  morto? - grid un reporter.
- Per favore - disse lui. - Risponder alle domande fra un minuto.
Si schiar la gola e ricominci. - Questa notte Wally Chubb  stato ricoverato al Brodstone Memorial in seguito a un episodio sincopale.
- Un che?
- Uno svenimento - precis Buri.
-  grave?
- I medici hanno completato gli esami. A nome del consiglio di amministrazione dell'ospedale, posso dirvi che...
Le sue parole furono trasmesse in diretta in tutto il globo.
- Wally  vivo e sta bene.
Un grido di gioia eruppe dall'ultima fila, poi, a uno a uno, i cronisti cominciarono ad applaudire. Willa vide Rose scivolare fuori dall'ingresso del personale. Aveva la treccia disfatta e gli occhi gonfi.
- Qual  stata la causa dello svenimento? - domand un giornalista.
- Disidratazione e avvelenamento alimentare - rispose Buri. - Il duro lavoro sotto il sole e un frutto di mare andato a male. Al momento  tutto quello che possiamo dire. I medici assicurano che questi disturbi non hanno niente a che fare con il 747.
Mentre Buri continuava a rispondere alle domande, Rose si fece strada nella ressa e prese Willa per un braccio. Si allontanarono insieme. Willa not che la sua amica stava tremando.
-  stato un avvertimento - disse Rose. - Wally deve fermarsi.
- Ma i dottori hanno appena detto...
- Devi dirgli di smetterla. Sei l'unica che pu farlo. Si sta uccidendo per te.
Nate si stravacc su una sedia di metallo grigio appoggiata alla parete della camera 259. Il sole brillava, il vecchio vento soffiava, e le foglie ondeggianti della grande quercia nel parcheggio proiettavano ombre sinuose sulla stanza. Nessun dubbio, Wally stava benone. E questo era il guaio. Perch non la piantava di mangiare l'aereo adesso, prima di star male davvero?
Il giornale era sulla coperta, con la prima pagina in vista.
La foto sorridente di Wally era proprio l, insieme con un articolo su di lui scritto da Willa.
Wally lesse il titolo ad alta voce altre due volte: Superior Man Eats 747 for World Record (Un uomo di Superior mangia un
747 per battere un record mondiale)(1). - Secondo te, vuole dire che sono superiore o che sono di Superior?
Nate rest in silenzio. Il suo migliore amico se ne stava supino a coltivare l'illusione - l'allucinazione - che Willa cominciasse a ricambiarlo. La verit era che quel maledetto pazzo non avrebbe mai conquistato il cuore di Willa, ma sarebbe morto provandoci.
La porta si apr. Doc Noojin, il veterinario del paese, entr quatto quatto. Si port un dito alle labbra come a dire sss-
sst, rest in ascolto per un lungo istante, e and al capezzale di Wally.
Doc era un uomo grande e grosso con un'ammaccatura sulla fronte dovuta al calcio di un mulo. Si era laureato nel Kansas, specializzandosi in bestie grosse. Era l'unico medico della zona di cui Wally e la maggior parte dei coltivatori si fidassero.
- Hai ripreso il tuo colorito - disse Doc. - Come ti senti?
- Mai stato meglio - rispose Wally.
Nate si pieg in avanti. - Come sei entrato? Credevo ti avessero bandito da questo posto.
- Mi ha fatto entrare Rose - spieg Doc. - Il suo cucciolo, Mookie,  alla clinica. Mi ha strizzato l'occhio e ha guardato dall'altra parte.
Diede un pugno sul braccio a Wally. - In una gara di tiro fra te e un John Deere scommetterei su di te.
- Sarebbe ora che servisse a qualcosa tutto il fluido idraulico che ho mandato gi - disse Wally.
- Sei invincibile, amico. Qualcosa ti protegge, qualcosa di potente.
Nate si alz, sopraffatto dal senso di colpa. Si avvicin al capezzale del suo migliore amico. - Non avrei mai dovuto aiutarti
a costruire la macchina. Dovresti vergognarti di incoraggiarlo, Doc.
- Stai tranquillo - intervenne Wally. - L'idea  stata mia.
Di nessun altro. E non sono mai stato pi felice...
- Ma non capisci? - lo interruppe Nate. - Non funzioner.
In questo modo non otterrai mai quello che vuoi.
- Che cosa ti prende? - disse Doc. - Devo farti un'antirabbica?
- Calma - intervenne Wally. - Sta andando tutto secondo
i piani di J. J.
- I piani di J. J.? Quello vuole solo vendere pi copie
del suo libro - disse Nate. - Di te non gliene importa niente.
- Non preoccuparti per me - lo blocc Wally. - So quello che faccio...
Nate avrebbe voluto strozzare il suo caro, illuso amico. Si diresse verso la porta; voleva andarsene prima di dire qualcosa che avrebbe ferito Wally, ma le parole gli uscirono di bocca da sole.
- Prima o poi dovrai guardare in faccia la realt. Willa non s'innamorer mai di te.

Note.
1. In lingua originale, gioco di parole dove Superior Man pu significare sia uomo superiore sia uomo di Superior [N.d.T.].
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Una bambina con le trecce e un cappellino da sole cavalcava un pony palomino in Main Street. Era una giornata calda e luminosa, perfetta per la parata del Memorial Day e per il Lady Vestey Festival.
J. J. era appollaiato sulle gradinate opposte al Menke Drug. Guardava la ragazzina sul pony che trottava seguendo la riga gialla della mezzeria. Era ora che suo padre le insegnasse a tenere la sua corsia.
All'improvviso nella sua mente risuon la voce di Peasley:
La sede centrale ha dei problemi con questo record. Peasley gli aveva promesso che avrebbe lottato, ma era l'uomo pi subdolo del mondo. J. J. aveva assicurato ai cittadini di Superior che se Wally avesse mangiato l'aereo sarebbe stato un record mondiale, e che quell'impresa avrebbe reso al paese come una miniera d'oro. Non poteva deluderli. E non poteva deludere s stesso.
- La pi grande parata di tutti i tempi - disse Righty Plowden.
Era seduto vicino a J. J. sulle gradinate di metallo. Portava un cappello di paglia cui sembrava che una capra avesse divorato una buona porzione della tesa. - Di solito ci sono soltanto dei carri scoperti decorati con nastri di carta crespa e la banda del liceo. Ma oggi... beh, oggi  speciale.
Una Cadillac decappottabile del '64 color oro avanz maestosamente verso l'incrocio tra Fourth Street e Central.
Al volante c'era Doc Noojin. In piedi sul sedile del passeggero, a salutare la folla, Wally Chubb, gran cerimoniere della parata.
- Ehi, Wally - gridarono alcune belle ragazze, e i bambini agitarono le loro bandierine verso l'uomo che mangiava il 747.
- Guarda com' felice - comment Righty.
- E fa bene - disse J. J.
Un gruppo di giovani majorette corse gi per la strada.
- Guarda,  mia nipote - indic Righty. - Vuole finire nel tuo libro, un giorno.
La variopinta banda del liceo si esib subito dopo, seguita da un'arzilla falange di veterani della seconda guerra mondiale, che incedevano elegantemente a tempo di musica. Sul marciapiede, Otto Hornbussel attorcigliava i suoi palloncini creando animali per i pi piccoli.
Mentre sgranocchiava popcorn al caramello e si godeva la provincia americana in un giorno di festa nazionale, J. J. sent dissolversi per un attimo la costante trepidazione per il record mondiale. Ricord di aver provato la stessa sensazione di gioia da ragazzino, in Ohio, quando la parata inaugurava la lunga estate. Ma sapeva che quella nostalgia era soltanto un ghiribizzo passeggero. Non poteva sopportare a lungo la provincia americana, prima o poi avrebbe avuto fame di Manhattan, del monossido di carbonio, dei grattacieli e dell'effetto energizzante prodotto da un milione e mezzo di persone che vivono l'una sull'altra.
- Verrai al ballo? - gli domand Righty.
- Non sapevo che ci fosse un ballo.
- Stasera, al Circolo degli Alci. E in fondo all'isolato. Sei mio ospite.
- Come ballerino non valgo granch.
- Non preoccuparti - lo tranquillizz Righty. - Vieni lo stesso. Lei ci sar.
Righty indic con il dito al di l della strada. Come aveva
fatto a non vederla? Laggi, con la vecchia Leica puntata sulla processione, c'era Willa. Era in maglietta e pantaloncini, e aveva i capelli raccolti.
J. J. sent il cuore che vacillava, e avvert un senso di ineluttabilit difficile da comprendere. Non sapeva perch, ma aveva come l'impressione di conoscerla da sempre, e che l'avrebbe conosciuta per sempre.
- Meglio sbrigarsi - disse Willa. - Arriveremo in ritardo.
Rose sollev lo sguardo dalla vecchia macchina per cucire Singer. Era circondata da metri e metri di stoffa lussuosa e da una confusione di cartamodelli di Butterick.
- Muori dalla voglia di vederlo, vero?
-Chi?
- Chi vuoi fregare - disse Rose. - Non ti ho mai vista preoccuparti di una scollatura, prima...
- Non so di cosa stai parlando. - Willa si riemp il bicchiere con la bottiglia di vino che stava sul tavolo della cucina. - Adesso muoviamoci.
Rose schiacci il pedale della Singer e infil l'orlo sotto il premistoffa. Quella macchina aveva zigzagato lungo chilometri di chiffon e seta, satin e crpe, taffett e gabardine. Per pi di tre generazioni aveva cucito vestiti e abiti da sera per ogni ballo, non solo studentesco, e per ogni occasione speciale nella contea di Nuckolls. Ora Rose la faceva andare ancora una volta spingendo la seta sottile sotto l'ago. Avrebbe voluto finire l'orlo a mano, ma non c'era tempo. Willa volteggiava davanti allo specchio tenendosi il vestito da sera premuto contro il corpo.
Ne era passato di tempo dai giorni del seno piatto, delle scarpe correttive e dei brutti vestiti. Avevano iniziato a cucire insieme, durante le lezioni di economia domestica. Willa era impulsiva, stracciava i modelli di cartavelina, ignorava le indicazioni, improvvisava.
Rose era paziente e meticolosa, badava a ogni punto e seguiva le istruzioni alla lettera, senza mai sbagliare.
- Obbligo o verit? - disse Rose. Aveva lo sguardo malizioso.
- Ma quanti anni hai? - domand Willa.
- Non fare la vecchia zitella. Obbligo o verit?
- Verit - disse Willa, e bevve un sorso di vino.
- Cosa preferiresti? - chiese Rose. - Andare a letto con J. J.
o svegliarti con lui?
- Non dire scemenze!
- Non scaldarti,  solo un gioco. - Rose si chin sul rocchetto per controllare il punto. - Io credo di essere pi per la mattina. Perfino con Bad Bob mi piaceva svegliarmi accanto a lui, aprire gli occhi e vedere la sua faccia ispida. - Sollev gli occhi.
- Mi dava sempre una sensazione d'innocenza stare l, anche se le cose andavano da schifo. Avevamo davanti un nuovo giorno. Tutto era possibile. Mi faceva sentire piena di speranza.
- Io penso di essere pi per la notte - disse Willa. - La giornata  finita. Dai una lunga occhiata al tuo uomo, chiudi gli occhi, e sai che siete insieme. Non importa cosa sta succedendo fuori. In quel momento, mentre scivoli nel sonno, sai di essere al sicuro.
Rose sorrise. - Se di notte Bob ci fosse stato pi spesso, forse la penserei cos anch'io.
- Tu meriti il grande amore - disse Willa.
- Anche tu. - Rose lasci andare il premistoffa e tolse il vestito dalla macchina. Senza perdere tempo, stacc il filo con i denti.
- Fatto.
Si infilarono i vestiti in un guazzabuglio di calze e sottovesti.
Willa aiut Rose a truccarsi. Rose aiut Willa a pettinarsi.
Poi, a piedi nudi, con i tacchi alti in mano, si precipitarono in strada, verso il ballo dell'estate.
Il Circolo degli Alci era a due passi dal motel. J. J. lasci il silenzio della strada per entrare in un miscuglio di musica country a tutto volume e conversazione turbolenta. Stavolta la
individu immediatamente tra la folla. Era al centro della lunga, stretta stanza, circondata da un centinaio di persone che ballavano sul parquet levigato. Indossava un luminoso vestito rosa pallido con una profonda scollatura. La stoffa le fasciava il seno, poi si gonfiava in strati ariosi che le turbinavano intorno alle cosce. J. J. non avrebbe voluto staccarle gli occhi di dosso, ma non aveva scelta. Non era sola. Girava vorticosamente fra le braccia di un giovane agricoltore che J. J. aveva visto da Jughead's. Il fortunato era un tipo alto, con una testa di fitti capelli neri e un fisico da culturista. Willa gli sorrideva mentre lui la faceva piroettare per la stanza. J. J. sapeva che non avrebbe dovuto farci caso, ma quella semplice vista era puro patimento. Si fece largo tra la folla, trov il bar e ordin un Asphalt, il cocktail preferito di suo padre. Il barista non ne aveva mai fatto uno, ma era ansioso di compiacerlo e si fece dare volentieri le istruzioni. Brandy e Coca-Cola con ghiaccio e limone.
J. J. tracann il drink sciropposo, ne ordin un altro e segu il ballo da bordo pista. C'erano due gruppi musicali: uno locale, che si chiamava Birra e Pollo Gratis, stava suonando Elvis decentemente. Poi subentr la Chuck Bauer Band: erano solo in due, ma si lanciarono in una vivace interpretazione del Tennessee Waltz.
Meg Nutting, del motel, gli corse incontro e gli tocc una spalla. - Balla con me, signor Smith?
- S, certo - disse lui. - Ci provo.
Aveva dimenticato come si ballava il valzer, ma fece la sua figura lasciandosi guidare da Meg, che aveva il pieno controllo della situazione. Si sent di nuovo toccare la spalla. Qualcuno li stava interrompendo.
- Posso farvi una foto? - disse Hilda Crispin, autrice del best seller Il ricettario del jumbo jet, saldamente in vetta alle classifiche del New York Times. Un flash balen in faccia a J. J.
Tappo comparve al suo fianco accompagnato da una bruna alta e ben piantata che era quasi il doppio di lui. - Mia moglie Dot vuole il tuo autografo.
J. J. sorrise. - Siete una gran bella coppia, voi due.
- Ci siamo messi insieme al liceo - disse Tappo, alzando gli occhi per incontrare quelli della moglie. - Dot  la mia ombra d'estate e il mio sole d'inverno.
J. J. autograf un tovagliolo proprio mentre Righty Plowden e una bionda riccioluta gli passavano accanto ballando.
- Splendida festa, vero? - disse Righty, rallentando fino a fermarsi. - J. J., ti presento mia moglie Sally.
- Non mi avevi detto che era cos bella - comment J. J.
- S, si mantiene bene - disse Righty con una risata. - 
pi facile portarsela dietro che scrollarsela di dosso. - Sally gli diede una pacca sul sedere.
- Quarantanni di matrimonio - disse Sally.
-  come un bagno caldo - disse Righty. - Dopo un po'
l'acqua si raffredda.
- Vecchio sporcaccione - esclam Sally dandogli una gomitata nel fianco. - Non sapevo che facessi il bagno! - Si allontanarono roteando verso la pista da ballo mentre la band attaccava
I Get a Kick Out of You.
Quarantanni di matrimonio. Niente male.
J. J. diede uno sguardo alla pista e vide Wally circondato dai suoi fan. Accanto a lui, Otto stava raccontando una storia che faceva ridere tutti. J. J. setacci ancora la stanza alla ricerca di Willa. Vide Rose che piroettava con un magnifico vestito rosso.
Willa se n'era gi andata con il culturista? E lui perch era venuto? Stava facendo il cervo scapolo nel territorio degli alci.
Era troppo. Fatte un po' di pubbliche relazioni, adesso poteva andarsene.
Butt gi un ultimo Asphalt, il terzo, e si apr un varco verso il segnale luminoso dell'uscita, che tremolava verde in fondo al salone. Si era appena incuneato in un gruppo di persone che gli sbarravano la strada quando sent una voce che lo chiamava.
- Te ne vai?
Agricoltori e consorti lo schiacciavano da entrambi i lati.
Si gir e si trov a faccia a faccia con Willa.
- Oh, ciao - disse. - Domani  un giorno importante. Devo essere riposato.
- Capisco, ma non puoi andartene senza prima avermi chiesto di ballare.
Aveva le braccia piene del suo corpo, il naso a pochi centimetri dai suoi lussureggianti capelli. La band suonava The Nearness of You di Frank Sinatra.
It's not the pale moon that excites me, That thrills and delights me, oh no...
It's just the nearness of you(1)
La bravura di Willa faceva sembrare delicato perfino il goffo movimento dei piedi di J. J. Se solo non gli fosse girata la testa.
Quanto brandy aveva messo nei cocktail, quel barista in erba?
- Scusa se ieri sono corsa via, alla torre dell'acqua - disse Willa.
- Hai fatto una cosa meravigliosa salvando quello stupido di mio fratello.
- Beh... E un bambino simpatico.
Willa si strinse a lui. - Grazie.
- Prego - disse J. J. Poi si ricord di respirare mentre il gruppo suonava...
It isn't your sweet conversation That brings this sensation, oh no...
It'sjust the nearness of you(2).
- Stai bene? - domand Willa, guardandolo in faccia.
- Non ne sono sicuro. -J-J- sentiva la mente annebbiata e i piedi pesanti. Cerc un record mondiale per riorganizzare i pensieri, ma i dati raccolti nella sua testa erano disperatamente confusi.
- Non ricordo pi se 5966  il numero delle persone che parteciparono al pi grande ballo country di tutti i tempi o quello dei ballerini di hula hula che...
Willa rise. - Ehi. Hai dimenticato le tue statistiche. Fate suonare le campane.
J. J. ridacchi un po' troppo forte e le pest i piedi. Ma lei parve non accorgersene. Si era messa a cantare...
When you re in my arms and I feel you so dose to me All my wildest dreams come true.
I need no soft lights to enchant me If you'll only grant me the right To hold you everso tight And to feel in the night The nearness of you(3)
- Grazie - disse Willa quando la musica si interruppe. La gente intorno a loro applaud, e la stanza inizi a girare molto lentamente. J. J. afferr il braccio di Willa.
- Ho bisogno di un po' d'aria fresca - disse.
I binari del treno correvano accanto ai silos dei cereali, che si stagliavano nella notte come torri gemelle a un isolato dal Circolo degli Alci. La luna brillava sulle rotaie, e si stava formando una nebbia bassa. Willa aveva preso J. J. sottobraccio e lo sosteneva
mentre si allontanavano dal rumore del ballo, diretti verso il silenzio della campagna. Quell'uomo le piaceva proprio, si sentiva allegra. Ma doveva stare attenta al proprio cuore, badare lei a difenderlo, perch nessun altro lo avrebbe fatto.
Si ferm, si tolse le scarpe con il tacco e mosse le dita dei piedi. - Oh, cos va meglio.
-  il tuo fidanzato quello con cui ballavi? - si lasci scappare J. J.
- Ero la baby sitter di Barney, quand'era piccolo - ridacchi Willa. - Non ho un fidanzato - concluse dopo una pausa, e studi la reazione di J. J.
Pareva sollevato. Poi corrug la fronte, come se stesse per farle La Domanda.
- Com' che nessuno ti ha ancora trascinata all'altare?
Eccola.
- Beh, qualche proposta l'ho avuta - rispose Willa.
- Non avevo dubbi. Ma perch non hai accettato?
- Santo cielo... chiedimi qualcosa di pi facile.
- Scusa. Mi hanno messo un litro di brandy...
- Non fa niente - lo interruppe Willa. - Per un periodo sono stata fidanzata con Chet, il figlio del banchiere. Sembravamo fatti l'uno per l'altra. Solo che lui mi voleva uguale a sua madre, e io non avevo nessuna intenzione di mollare il giornale e di passare in casa il resto dei miei giorni.
- Cos l'hai scaricato.
- No,  stato lui a scaricare me, ma  stato parecchio tempo fa. Non penso pi molto al matrimonio. Sono troppo vecchia e troppo difficile per la maggior parte degli uomini.
- Non sei difficile - disse J. J. - Tu sei... sei meravigliosa. - Si chin verso di lei, ma Willa si scost.
- Ehi, cowboy. Resta sulla tua sella.
J. J. cerc di raddrizzarsi. Rise.
- Forse... Forse  meglio se mi spieghi come si arriva al motel. Domani mi comporter meglio.
-  qui vicino - disse Willa. - Ti accompagno.
Nonostante gli occhi annebbiati, J. J. riconobbe Bloom Street.
Le automobili gli sfrecciavano accanto strombazzando.
- E tu? - domand Willa. - Come mai non c' una signora Smith?
J. J. cerc senza successo di soffocare un rutto. - Scusami -
disse. - Anch'io sono stato fidanzato. Ma secondo Emily non sapevo niente dell'amore. E aveva ragione.
- Intendi dire che non provavi quel qualcosa di speciale per lei?
- Qualcosa di speciale?
- Ma s, la sensazione di avere dentro qualcosa che ti urla:
Eccola. E la persona con cui voglio passare il resto della vita.
- Oh, quella... Non significa niente. Ho fatto molte ricerche sull'argomento. La sensazione deriva da tre cose...
Willa alz gli occhi su di lui. J. J. si blocc e prese a fissarla, ad assorbire i tratti del suo viso per non dimenticarli.
Lei lo ridest.
- Dicevi che hai fatto molte ricerche.
Per un istante J. J. si ritrov spiazzato. Aveva completamente
dimenticato di cosa stessero parlando.
- La sensazione deriva da tre cose... - sugger Willa.
- Ah, s - disse lui. - Simmetria, profumo e suono. L'aspetto delle persone, il loro odore e il suono della loro voce. Ecco che cos' l'amore. Quella sensazione speciale non  che il modo in cui la natura ci dice di mescolare i nostri geni. Quanto all'amore vero, all'amicizia, o anche alla compai... compab...
- Compatibilit?
- Compatibilit... Io non ci credo...
- Non sono d'accordo.
Willa fece qualche passo, poi si volt verso di lui.
- Durante la guerra mia madre era infermiera all'ospedale militare. Aveva molti dischi delle Big Band, e se li portava al lavoro per ascoltarli con i reduci. Una notte non ha pi
trovato il suo disco preferito, ma sapeva chi lo aveva preso perch la musica arrivava fin nel salone...
J. J. faticava a seguirla, ma non gli importava. Gli piaceva il suono della sua voce, il modo in cui saliva e scendeva di registro.
Quella bella donna dal volto asimmetrico illuminava la notte.
Sembrava un angelo del paradiso.
- Mi stai ascoltando, J. J.?
- Certo.
- Beh, mamma  partita decisa per affrontare il ragazzo.
Ha bussato alla sua porta e l'ha spalancata. Lui era coricato sul letto e cantava su un disco di Artie Shaw. Lei ha guardato i suoi occhi ambrati e ha immediatamente dimenticato perch era l. - Il ricordo fece sorridere Willa.
- Che cosa cantava? - domand J. J.
Willa gli prese il braccio. - Una dolce, vecchia canzone di Gershwin.
- Quale?
Willa cominci a cantare sommessamente: Love walked right in and drove the shadows away;
Love walked right in and brought my sunniest day.
One magic moment and my heart seemed to know That love said hello, though not a word was spoken.
One look and Iforgot the gloom of the past;
One look and I hadfound my future at last.
One look and I had found a world completely new, When love walked in with you(4).
- Quando l'amore  entrato con te - mormor j. J. non appena la voce di Willa tacque. Era paralizzato di fronte al
Victorian Inn. Lo sgomento che aveva provato prima, era aumentato.
Willa gli era parsa cos vulnerabile mentre cantava quella canzone. E ora avrebbe voluto stringerla fra le braccia.
E poi? Che cosa avrebbe fatto?
-  stupenda - esclam J. J. - Che voce!
- Che canzone, vorrai dire - sorrise Willa. - I miei sono sposati da trentacinque anni e sono ancora innamorati. Hanno avuto Blake quando io sono andata al college.
Una coppia li super ed entr nel motel. J. J. vide Meg Nutting
che guardava dalla finestra. Ancora un attimo e avrebbe dato a Willa la buonanotte. Ma non si decideva.
- Non ci credi?
J. J. sorrise.
- Vieni a cena dai miei. Voglio che tu veda il vero amore con i tuoi occhi.
- Volentieri - rispose lui.
- Domani sera?
- D'accordo.
- Ottimo - disse Willa. -  la casa vittoriana bianca con il mulino a vento, quasi fuori paese. Alle sette?
- Perfetto.
Willa cominci ad allontanarsi. - A domani - disse ancora.
- Buonanotte.
J. J. rest fuori del motel a guardare Willa finch non scomparve nella nebbia, e lui fu di nuovo solo.

Note.
1. Non  la pallida luna a eccitarmi, / a farmi fremere e a rallegrarmi, oh no... /  solo la tua vicinanza [N.d. T.].
2. Non  la tua dolce conversazione / che d questa sensazione, oh no... /
 solo la tua vicinanza [N.d.T.].
3. Quando sei tra le mie braccia e ti sento cos vicina / tutti i miei sogni pi folli si avverano. / Non servono luci smorzate per incantarmi / se solo mi concederai il diritto / di stringerti forte forte / e di sentire nella notte / la tua vicinanza [N.d.T.].
4. L'amore  entrato e ha scacciato le tenebre; / l'amore  entrato recando con s il mio giorno pi radioso; / un momento magico e il mio cuore sembrava sapere / che l'amore aveva detto ciao, anche se non una parola era stata pronunciata... // Uno sguardo e ho dimenticato la malinconia del passato; / uno sguardo e ho trovato finalmente il mio futuro.
/ Uno sguardo e ho trovato un mondo completamente nuovo, /
quando l'amore  entrato con te [N.d.T.].
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
- Stiamo aspettando il re del Siam? - domand Early Wyatt dal portico. - Non vi ho mai viste cos impegnate in cucina.
- Dai, pap - si giustific Willa. - Avr diritto a una buona cena.
- Allora perch ti sei truccata?
- Piantala!
- Scherzavo - disse Early ridacchiando fra s e s.
Willa esamin il tavolo apparecchiato per la cena e sistem i fiori nel vaso. Sembrava tutto a posto. La tovaglia bianca damascata e i tovaglioli abbinati. Il meglio dell'argenteria e dei piatti di sua madre. I migliori manicaretti di cui erano capaci: un sugoso arrosto di girello, pur di patate, pannocchie abbrustolite, pane fatto in casa e una torta di cioccolato e meringa.
Entr in soggiorno. Lungo le pareti erano allineati scaffali e scaffali di libri. La biblioteca di suo padre e di suo nonno.
C'erano giornali ammucchiati per terra, riviste impilate sul tavolo del caff. Ogni angolo della casa sembrava la sala di lettura di un college. Beh, J. J. avrebbe visto la sua famiglia com'era veramente.
And in dispensa, prepar un aperitivo per suo padre, Wild Turkey e acqua, e glielo port assieme a cracker e formaggio.
- Fa' il bravo - disse.
- Non preoccuparti - disse lui, accendendosi la pipa.
In effetti Willa si stava preoccupando di tutto. Del proprio aspetto. Del proprio comportamento. J. J. avrebbe trovato la casa? Avrebbero avuto qualcosa di cui parlare? Gli sarebbero piaciuti i suoi genitori? Avrebbe capito cosa avevano costruito, giorno dopo giorno, in trentacinque anni?
Torn dentro, lasciando che la porta si chiudesse alle sue spalle, e si vers un bicchiere di vino bianco. Una bottiglia speciale che aveva comprato tornando da Kansas City qualche anno prima. And a controllare la torta nel forno. Infine sent un rumore di passi sotto il portico, e suo padre che diceva: - Buonasera.
Poi la voce baritonale di J. J. : - Buonasera.
- Sono Early Wyatt. Grazie per quello che ha fatto per Blake. Siamo in debito con lei.
-  soltanto un bambino. Gli troveremo un record pi sicuro.
Willa si lav le mani, se le asciug in uno strofinaccio, si pass le palme sui capelli e and alla porta. Suo padre e sua madre, sottobraccio, sorridevano all'ospite d'onore.
Lui era l, con un mazzo malfatto di fiori selvatici che doveva aver raccolto in un campo. Aveva i capelli bagnati e pettinati di fresco, le scarpe lucide. Le tese il bouquet: sembrava uno studentello che andava a prendere la ragazza per il primo appuntamento.
Willa si sciolse.
Quando a met della cena il suo cercapersone suon, J. J. non sapeva come comportarsi. Doveva richiamare, era Peasley, ma non voleva essere maleducato.
- Chi ? - domand Blake. - Qualcuno d'importante?
- Non essere maleducato - disse Mae. - Non sono fatti tuoi.
- Usi pure il telefono - disse Early.
- Non c' fretta - disse J. J. - Pu aspettare. Non voglio rovinare una bella serata.
Una bella serata s, a parte l'implacabile interrogatorio del padre di Willa. Appariva abbastanza cordiale nella sua camicia di tela indiana a righine e nei suoi pantaloni avorio. Ma J. J.
sapeva che, dietro la montatura metallica degli occhiali e il fumo della pipa, Early lo stava studiando a fondo. Anche il piccolo Blake, che l'aveva trascinato in giro per la casa, lo teneva d'occhio.
All'inizio della cena avevano parlato del servizio di Willa
sull'Express. Grazie alla grande eccitazione per il 747, quel mese le inserzioni pubblicitarie e il fatturato erano ben avviati a battere il record. Early era chiaramente in brodo di giuggiole, e aveva alzato il bicchiere per brindare all'ospite d'onore.
Poi la prima domanda, una facile: -  la prima volta che viene in Nebraska? - Ma subito si era spostato su un terreno pi oscuro e arduo: - Lei  un tipo da Ford o da Chevy? - Domanda difficilissima. J. J. sapeva che nascondeva un secondo fine, era come chiedere se sei repubblicano o democratico. Aveva guardato Willa per avere un suggerimento, ma lei era balzata in piedi per andare a prendere qualcos'altro da mangiare.
Per fortuna gli venne in mente il vecchio, scassato camioncino del giornale. Spar Ford. E che sollievo quando Early batt la mano sul tavolo, dimostrandosi calorosamente d'accordo.
Tuttavia, nonostante l'accordo in campo automobilistico, J. J. pensava che Early avesse gi deciso: la sua amicizia con Willa
non poteva che essere fonte di guai. Lo straniero avrebbe portato via da Superior la sua adorata bambina, oppure le avrebbe spezzato il cuore.
Solo Mae, la moglie di Early, sembrava genuinamente aperta e ben disposta. Forse perch nei suoi occhi, nelle sue labbra, nei suoi capelli raccolti, J. J. vedeva i lineamenti di Willa, e una graziosa mappa di come sarebbe invecchiata.
- Com' l'arrosto? - domand Mae. - Gradisce qualcos'altro J. J.?
- No, grazie. Potrei scoppiare - rispose J. J., e cambi discorso.
- Mi viene in mente un viaggio che ho fatto in Egitto l'anno scorso. Dovevo verificare la portata pi grande di un men. E un piatto nuziale beduino. Un intero cammello arrosto ripieno di uova, pesce, pollo e una pecora.
- Uau - disse Blake. - L'hai mangiato?
J. J. annu. Era la terza storia in mezz'ora. Senza dubbio era cos logorroico per compensazione: una tattica ostruzionistica per evitare le domande di Early. Voleva piacere a quella famiglia.
Voleva che avessero fiducia in lui.
- Ancora patate, pap? - domand Willa.
Il cercapersone di J. J. suon di nuovo. Peasley.
- Dev'essere uno importante - disse Blake.
- Le serve il telefono? - domand Mae. - Tanto siamo tra due portate. Tra qualche minuto portiamo il dolce e il caff.
- Tieni! - Willa gli sporse il cordless. - Sotto il portico starai pi tranquillo.
J. J. si scus e usc. L'aria notturna era sorprendentemente fresca. All'orizzonte prendeva forza un grosso temporale.
Compose il numero della sua carta di credito telefonica.
Peasley rispose al primo squillo.
- Perch ci ha messo tanto? - La sua voce pungeva.
- Sono a cena, signore, e...
-  finita - lo interruppe Peasley. - Non ci sar alcun record.
- Che cosa sta dicendo?
- Niente record - disse Peasley. - La sede centrale ha rifiutato la sfida del 747.
-  impossibile.
- Invece  cos - disse Peasley. Nella sua voce J. J. riconobbe una nota di scherno. - I capi hanno deciso. I rischi sono eccessivi.
- Ma...
- Lei  troppo coinvolto - disse Peasley. - Ha perso la giusta prospettiva.  ora che se ne tiri fuori. Mi serve in Grecia luned.
C' un altro record...
- Aveva detto che avrebbe lottato - disse J. J.
- Non  di mia competenza.
- Ma tutte queste persone? Lei non pu...
- Qualcuno vince, qualcuno perde - concluse Peasley.
E riattacc.
J. J. si lasci cadere sugli scalini del portico.
Guard le nuvole che si addensavano a ovest e la vasta distesa di girasoli di fronte a lui. Tre metri d'altezza. Non sfioravano nemmeno il record mondiale, 7 metri e 76 centimetri, ma erano bellissimi, e salutavano il tramonto, fila dopo fila, a perdita d'occhio.
Avrebbe voluto fuggire nei campi, sparire in mezzo a quei fiori. Cosa diavolo poteva fare adesso? Come sistemare le cose?
- J. J.? - disse Mae attraverso la zanzariera. - Tutto a posto?
- S, certo - rispose lui alzandosi dagli scalini. - Mi stavo solo
allacciando le scarpe. - Torn in casa e si sedette a tavola.
- Qualcosa non va? - domand Willa.
- No, stai tranquilla. - Che cosa poteva dirle? Le aveva promesso tutto, e adesso era finita.
- Sicuro? - disse lei.
- Sicuro.
- Allora, - disse Blake - qual  il posto che pi ti piace al mondo?
- Il Taj Mahal - rispose J. J. Poteva ancora rifugiarsi tra i record. L si sentiva al sicuro, protetto dal suo esercito di fatti.
- Non ho dubbi,  il posto pi bello del mondo.
Sentiva gli occhi di Early che valutavano la sua risposta.
- E lei? - gli domand. - Qual  il posto che preferisce?
- Facile. Non devo andare fino in India. Il posto pi bello del mondo  il mio prato. Un campo, un torrente, qualche pioppo e il cielo intero. Non c' posto migliore sulla Terra.
- Pap, - intervenne Willa - ti prender per un vecchio noioso. J. J.  stato in tutto il mondo.
- Mi sono dichiarato a tua madre in quel prato - disse Early. -  l che ci siamo sposati. Ed  l che un giorno riposeremo in pace, uniti per sempre.
Prese la mano di sua moglie. - Non c' posto migliore sulla Terra, checch se ne dica.
- Ti amo 65 - disse Mae, sporgendosi verso di lui per baciargli una guancia.
- 65 - disse lui, guardandola negli occhi.
Era il loro codice. Quelle semplici parole e il numero 65
sembrarono trasportare Early e Mae in qualche posto lontano.
O forse avevano fatto svanire per un istante il mondo intorno a loro, lasciandoli soli a tavola. Trentacinque anni insieme, e c'era ancora la scintilla, il sentimento.
J. J. credette di aver sentito il brontolio di un tuono in lontananza, poi Willa sussurr: - Usciamo.
Il camioncino barcollava nel buio diretto a ovest. L'aria era carica di elettricit. Le nuvole, prima vaporose, adesso apparivano scure e minacciavano pioggia. Willa si teneva al centro della strada. Un opossum pass davanti ai fari con la sua andatura dondolante.
- Qual  stata la cena pi lunga del mondo? - domand Willa.
- Mi spiace, il record non esiste.
- Scherzavo.
- Anch'io - disse J. J. -  stata una bellissima serata. Grazie per...
-  stata orribile. Ti chiedo scusa per mio padre.
- Perch dovresti?  cos che sono i pap. Ti ama.
- Mi ama 65 - disse lei.
- Mi domandavo che cosa significa.
- Risale a molto tempo fa. Una sera, avevo tre o quattro anni, i miei sono venuti a rimboccarmi le coperte. Io ho detto che li adoravo. Pap mi ha chiesto quanto, allora io ho pensato
al numero pi grande del mondo e ho risposto 65. Era il numero pi alto cui arrivavo contando.
-  un numero perfetto - disse J. J. - Hai ragione. Non c' nulla di pi grande in tutto il mondo.
Proseguirono in silenzio, sobbalzando lungo la strada di campagna. Il cielo, l'orizzonte e la terra si fusero in una grande coltre nera.
- Anch'io amavo molto mio padre - disse J. J. dopo un po'.
- Mi ricordo quando d'estate andavamo in spiaggia. Avevo il terrore dell'acqua. Lui mi prendeva in braccio e mi stringeva contro il suo torace caldo. I suoi peli mi facevano il solletico.
Aveva un odore buonissimo, un incrocio tra il sapone Ivory e la vernice stradale. Insieme entravamo nel lago Erie. Era forte e sicuro, e io dimenticavo di aver paura. Mi amava 65.
Willa lasci che l'eco delle sue parole svanisse, mentre la vecchia radio trasmetteva una canzone di George Strait, We Really Shouldn t BeDoing This. La ascolt mentre J. J. canticchiava tra s e s. Stonava orribilmente, eppure, in qualche modo, teneva il ritmo.
Quell'uomo l'affascinava. Cos dolce a cena, cos paziente sotto interrogatorio. Come se non bastasse era perfino un bravo casalingo. Prima di andarsene aveva aiutato a sparecchiare.
Ma pi importante ancora, sotto tutti quei record mondiali nascondeva un grande cuore.
Perch lo aveva respinto? Perch era cos spaventata? A
volte si comportava come una vecchia.
- Dove stiamo andando? - domand lui.
- Voglio farti vedere un posto.  a pochi minuti da qui.
Guarda, sta per scatenarsi il finimondo. - Un dito ricurvo di elettricit si conficc in un campo lontano. - Bello!
Willa si chin sotto il sedile del passeggero, sfiorando le gambe di
J. J., e tir fuori la sua Leica. - Mi piace fotografare i fulmini. Sono unici, come i fiocchi di neve. Non ne esistono due uguali.
Willa spense la radio e si ferm in un campo. Spense le luci.
Silenzio e buio. Sentiva il respiro di J. J. Sapeva che stava cercando di distinguere le forme nell'oscurit.
- Dove siamo? - domand J. J.
- Forever Field. Il prato di mamma e pap.
Willa scese dal camioncino.
- Vieni - disse, e J. J. la segu nell'erba alta. L'aria era tiepida ed elettrica.
- Guarda - disse Willa. - L.
Un nuovo fulmine, seguito dal rombo del tuono.
- Vedi quel terreno? - continu Willa. - C' un torrente laggi, che attraversa un boschetto di pioppi.
Cominci a cadere la pioggia: solo qualche gocciolina che pungeva il volto, ma la tempesta stava prendendo forza. Willa si teneva accanto a J. J. Voleva toccarlo. Voleva che lui l'abbracciasse.
Si gir a guardarlo.
- Ho una domanda per te - disse. - Perch proprio il Taj Mah al?
Si accorse che anche lui la stava guardando. Chiss se la trovava bella. Aveva conosciuto donne di tutto il mondo. Perch avrebbe dovuto volere una campagnola di Nullopoli?
-  un perfetto esempio di architettura Moghul - stava dicendo J. J.
- Si trova in riva al fiume Yamuna. Sembra quasi che fluttui nell'aria.
- Parlamene ancora.
- Ci sono voluti ventimila operai e ventidue anni per costruirlo, e pi di mille elefanti per trascinare il marmo e le pietre preziose.
Un fulmine crepit illuminando il cielo. La tempesta avanzava velocemente.
La peluria sulle braccia di Willa si rizz. L'aria si stava di nuovo caricando di elettricit. Willa si rese conto che il cuore le batteva forte.
- Ho conosciuto un uomo che  entrato nel Libro perch  stato colpito da un fulmine un sacco di volte - disse J. J. - Era un guardaparchi, si chiamava Roy Sullivan. La prima volta gli 
successo nel '42, e ha perso soltanto l'unghia di un alluce. Nel
'69, un fulmine si  portato via le sopracciglia e gli ha messo qualche rotella fuori posto, perch ha cominciato a camminare nelle tempeste agitando una mazza da golf sopra la testa.
- Non ci credo! - esclam Willa ridendo.
- Nel '70 si  bruciato una spalla. Nel '72 gli hanno preso fuoco i capelli, e lo stesso nel '73. Nel '76 si  ferito a una caviglia e nel '77 si  ustionato stomaco e torace.
- Ma  incredibile - disse lei.
- La cosa pi incredibile  che alla fine il vecchio Roy  morto per amore. Pare che si sia ucciso perch una donna lo aveva respinto.
Un fulmine rimbalz nel cielo. Sul volto di J. J. c'era un'espressione che Willa non riusciva a capire.
- Che cosa ti succede?
- Trenta milioni di volt a fulmine. La possibilit di essere colpiti  una su due milioni. Ma non si sa mai. Un momento prima sei bello tranquillo...
Allora lei cap.
- Hai paura - disse con dolcezza.
Non vedeva niente. La pioggia gli sferzava il viso, gli infradiciava i vestiti. J. J. stringeva la mano di Willa mentre lei lo guidava nel buio lungo un sentiero tortuoso. Sent il rumore dell'acqua che picchiava su una superficie metallica. I rami gli afferravano le braccia, le piante gli schiaffeggiavano le gambe. Il fulmine lampeggi una volta, un'altra, un'altra ancora. La tempesta era proprio sopra di loro. J. J. segu Willa su per una breve scaletta, poi fu al coperto, con l'acqua che gli stillava intorno.
- Eccoci a casa - disse Willa.
-  una roulotte? - chiese lui.
- Una vecchia Royal Spartanette. L'ho comprata a un'asta.
Ti cerco un asciugamano. - Willa svan nell'oscurit. - Maledizione
- la sent dire. - Non c' corrente.
J. J. sent qualcosa di peloso che gli sfiorava la faccia e si
ritrasse. Un fiammifero, poi una candela. J. J. annus nell'aria odore di lavanda e incenso e si guard intorno. Si trovava
nella zona pranzo. Vide il tavolino a parete, la panchetta. Un cesto di frutta. Un barattolo di miele. Due occhi che lo fissavano da sopra il frigo. Miagolando.
- Lei  Flash - disse Willa, materializzandosi accanto a lui.
- Come le notizie flash. Attento, le piacciono gli uomini.
- Bella gattina. - J. J. non riusciva a trovare altre parole. Si sentiva la laringe paralizzata. Ud Willa che frugava in un cassetto.
Sapeva che la roulotte, prodotta dalla Spartan Aircraft di Tulsa, Oklahoma, alla fine degli anni Quaranta, era di alluminio curvato: in poche parole una fusoliera d'aeroplano modificata.
E sapeva con esattezza che cosa succede all'alluminio quando viene colpito da un fulmine.
- Non trovo la torcia - disse Willa. - Stai bene?
- S, certo. - Bene per uno che non aveva mai avuto tanta paura in vita sua. - Questo posto ce l'ha la messa a terra?
- Ovvio - disse Willa. - Parafulmini davanti e dietro, non preoccuparti. - Gli pass rapida accanto. - Ti va un t per scaldarti?
- L'odore di Willa lo eccitava. Un profumo di vaniglia e cannella mischiato alla pioggia ed esaltato dall'umidit.
- S. - Monosillabi, ecco tutto quello che riusciva a mettere insieme.
Willa aveva nei capelli delle gocce d'acqua che brillavano alla luce della candela. Il vestito bagnato le aderiva al corpo.
Vers del cibo per gatti in una ciotola sopra il frigo. Quando alz le braccia il seno le si sollev, stagliandosi contro la luce della fiamma. J. J. la guard mentre riempiva il bollitore e accendeva il fornello.
- Va a gas - precis lei. Prese due tazze da un armadietto e si volt verso J. J. - Preferisci una camomilla? - domand. - 
molto rilassante.
- D'accordo - rispose J. J.
Willa gli si avvicin. I loro corpi si sfiorarono.
- Non c' molto spazio, - disse scrollando la testa - ma  accogliente. -J. J. sent gli spruzzi sulla faccia e l'odore dei capelli.
Era incantato. E cercava qualcosa, qualsiasi cosa, da dire...
- La casa mobile pi grande del mondo appartiene a uno sceicco di Abu Dhabi. Cinque piani, otto camere da letto, otto bagni, due garage. - Si interruppe. - Che idiota che sono.
Willa rise, e gli occhi le scintillarono. Ora o mai pi. J. J. si sporse verso di lei. Le loro labbra si incontrarono. Le tazze caddero sul pavimento. E lui si abbandon in quel bacio come un assetato in un pozzo. Finalmente le fece scorrere una mano fra i capelli selvaggi, e con l'altra la tir a s afferrandola per la vita. Willa era schiacciata contro di lui. Si separarono, ripresero fiato.
- Vieni con me - disse lei.
La zona notte era poco pi grande del letto coperto di cuscini e occupava l'intera parte posteriore della roulotte. Una graziosa, vecchia trapunta era drappeggiata su una sedia a dondolo.
Willa accese delle candele sul cassettone appoggiato alla parete. Fuori, crepitavano i lampi. Dentro, la luce danzava sui loro corpi mentre slacciavano ganci, cerniere e bottoni, e spargevano i vestiti in terra.
Caddero in quel nido umidi e nudi. Rotolarono e lottarono, toccandosi avidamente, sentendosi. E finalmente si unirono, riconoscenti, nella segretezza del piccolo guscio d'alluminio.
Era un record mondiale. J. J. dimentic di aver paura.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
J. J. fu svegliato all'alba dalla paura. Sottili fasci di luce filtravano attraverso le fessure delle tapparelle. Willa dormiva con la testa sul suo petto, il respiro dolce e lento. La piega delle sue labbra disegnava un arco. Tutto quello che riusc a pensare fu: che cosa ho fatto?
La storia del record sarebbe venuta fuori, e Willa lo avrebbe odiato per il resto della vita. Avrebbe scoperto che quella notte le aveva taciuto la verit. Non lo avrebbe mai perdonato.
E la gente di Superior? Forse lo avrebbero addirittura cacciato dal paese. Che cosa ne sarebbe stato di lui? Peasley era pronto a licenziarlo. Che cosa avrebbe fatto? Aveva violato la sua regola. Non sarebbe mai dovuto entrare in quella roulotte.
Se l'era cercata. Eppure...
Eppure non aveva avuto scelta. Era inciampato, rotolato, aveva sbandato, e infine si era innamorato di Willa. Quella donna lo faceva sentire vivo. Se lo avesse perdonato e accolto nella sua vita, presto avrebbe scoperto la verit. Lui era un uomo qualsiasi, che viveva attraverso i sogni degli altri. E ultimamente era un fallimento anche in quello. Willa meritava di meglio. Era destinata a un uomo che battesse i record per lei, non a uno che si limitava a srotolare il metro.
Se ne sarebbe andato in silenzio, senza fare rumore.
Willa gli premette il naso sul collo, gli stese un braccio sul torace e si rannicchi contro di lui. Sospir, come avvolta dalla dolcezza di un sogno. Poi si svegli tra le sue braccia e sollev il viso per essere baciata. Willa. Il tepore della sua pelle, il suo odore delizioso, i capelli dorati. J. J. le pass le dita sulle labbra e rimand ogni preoccupazione. Nessun uomo sulla Terra poteva resistere a quella donna.
E allora le baci la bocca, dolcemente, poi la gola, muovendosi lento, centimetro dopo centimetro, fino a raggiungere le ginocchia. Con delicatezza la fece girare sulla pancia, e con le labbra le percorse le gambe e il delizioso avvallamento in fondo alla schiena fino alle spalle. Le scost ciocche e ciocche di capelli, e trov la calda zona alla base del collo. I sottili capelli erano umidi, e J. J. ci si sofferm a lungo, baciandola, premendosi contro di lei. Willa ebbe un brivido, poi cominci a muoversi. Si gir sulla schiena, inarcandosi per stendersi meglio, e gli mise le mani sul viso. Lui le baci le palme, e ogni dito dalla base fino alla punta.
Poi si avvolsero l'uno nell'altra, dissolsero l'ultima distanza che li separava, e per un tempo infinito furono di nuovo perduti.
J. J. russava con impegno, tanto da far tremare i vetri.
Willa rise. Era sveglissima. E pronta. Pronta a tutto. Si era fatta cogliere alla sprovvista da quel sentimento. Senza averlo pianificato, aveva permesso a quell'uomo, a quello straniero, di entrare nel suo paese, nella sua casa, nel suo letto, e ora nel suo cuore. Sfior uno dei piedi di J. J. con il proprio. Gli prese una mano. Guard le sue dita affusolate. J. J. aveva toccato ogni parte di lei, e adesso le impronte digitali dell'amore la solleticavano.
Lui toss.
- Sei sveglio? - domand Willa.
- Non posso crederci - continu lei. -  meraviglioso. Tu sei meraviglioso.
Lui le diede una rapida stretta alla mano.
-  solo la tua ossi tocina che parla - mormor.
- Ossito che?
J. J. si mise a sedere e si stir, stropicciandosi gli occhi. - 
un ormone - disse, ricadendo sul cuscino. - Provoca le doglie.
Fa iniziare la lattazione. Lega le madri ai loro bambini e agli uomini con cui vanno a letto. Stimola i recettori cerebrali che elaborano le emozioni. Anche noi ce l'abbiamo, ma non cos...
Un rifiuto.
- Va bene, basta cos - disse Willa. - Scusa se te l'ho chiesto.
- Gli lasci la mano e si gir a guardare l'orologio che ticchettava sulla mensola.
Per un tacito accordo, quando si alzarono fecero finta che non fosse successo nulla. J. J. not che adesso Willa stava sulla difensiva.
L'aveva gi ferita. Che cretinata quell'osservazione sull'ossi tocina.
Willa fece uscire la gatta e prepar una colazione a base di fiocchi d'avena, frutta e caff. J. J. si sedette su una poltrona da barbiere mentre lei apparecchiava su un tavolino di ferro nel suo rigoglioso giardino.
Per due volte la sorprese a osservarlo.
- A che cosa stai pensando? - le chiese.
Willa addent un pezzo di melone. - A niente.
Si alz, torn sulla roulotte a prendere il caff e riemp la tazza di J. J. Cambi argomento, simulando allegria. Fingeva.
- Sono cos invidiosa di tutte le cose che hai fatto - disse.
- Ho sempre pensato che un giorno me ne sarei andata da qui e avrei girato il mondo.  per questo che il timone della roulotte  rivolto verso la strada.
- Cos puoi partire quando vuoi.
- Beh, non  successo. - Willa sparecchi. - Ma non si sa mai...
- Non si sa mai - ripet J. J.
Guard il giardino, cos accogliente alla luce del giorno. Le piante di pomodori si arrampicavano lungo le pertiche metalliche.
Flash, la gattina paffuta, si rotolava in un'aiuola di fiori.
Gli uccelli facevano ressa intorno a una ciotola, e il caprifoglio cresceva su una rustica staccionata. Un cartello scritto a mano diceva: due acri felici. J. J. sent il bisogno di andarsene. Aiut Willa a lavare i piatti e quasi salt nel Ford. Durante il breve tragitto lei ascolt il notiziario agricolo. Non c'era bisogno di parlare.
Il camioncino sferragli attraverso il paese, oltre il mulino a vento, verso la fattoria di Wally.
A J. J. torn in mente la gaffe sull'ossi tocina. Non sapeva come spiegarsi. Avrebbe voluto far capire a Willa quanto fosse importante per lui. Ma cosa dire, come dirlo? Rest zitto.
Percorsero la strada sterrata che portava al campo di Wally.
J. J. stava per dire ceniamo insieme, cos possiamo parlare, quando vide Willa raggelarsi. In mezzo a una moltitudine di reporter c'era Wally, che sovrastava tutti con la testa e le spalle. Stava venendo verso di loro. Sembrava pazzo.
Le antenne televisive sembravano alberi abbattuti. Gli striscioni erano stati strappati dai loro ancoraggi. I picchetti delle tende erano sparpagliati come rami secchi e attorniati dai teli. Wally aveva osservato attonito i giornalisti e gli sponsor che sbaraccavano, poi aveva visto il vecchio camioncino verde che veniva a parcheggiarsi nel suo campo di granturco ormai irrimediabilmente calpestato.
Dentro c'erano Willa e J. J. Insieme. Strano.
Wally and loro incontro impettito.
J. J. abbass il finestrino. - Ciao.
- Dove stanno andando? - domand Wally.
- Non capisco - disse J. J.
- Guardati intorno. Stanno facendo i bagagli. Perch se ne vanno?
- Non ne ho idea - disse J. J. scendendo dal camioncino.
- Dimmi la verit. Che cosa sta succedendo?
- C' stato un intoppo con la sede centrale - borbott infine J. J.
- Ma i reporter vanno e vengono. Torneranno.
- E questo? - disse un giornalista, proprio dietro Wally.
Sollev una copia dell'Omaha Herald. In apertura c'era un titolo a tutta pagina: il guinness dei primati prende le distanze DAL DIVORATORE DEL 747.
Wally afferr il giornale. Era a pochi centimetri da J. J., e gli faceva ombra. Inizi a leggere: - Per una questione di responsabilit, il Guinness dei Primati ha annunciato che non accetter l'eventuale record del 747. Nigel Peasley, un alto dirigente del Libro, esorta gli aspiranti primatisti della categoria sostanze inorganiche a desistere.
I reporter circondarono J. J. e Wally.
Un giovane corrispondente si fece avanti agitando il Chicago Tribune. - Quando  successo? Perch non ce l'ha detto?
- Perch non gliene importa nulla - intervenne Wally. - Ecco perch. Per lui  solo un record come un altro.
Willa era accanto al camioncino, con le lacrime agli occhi.
Wally la raggiunse. - Che ci fai con lui? - domand. - Che cosa succede?
Perch Willa era cos sconvolta? Le importava cos tanto di lui o del record?
Poi cap tutto. Cap perch sembrava distrutta. Si gir verso J. J. e con il suo grosso braccio lo prese per una spalla in modo che si voltasse.
- Che cosa le hai fatto? - url.
J. J. non ebbe il tempo di pronunciare una parola. Wally tir indietro il pugno e lo lasci partire.
L'osso si ruppe, e il sangue prese a zampillare. J. J. barcoll all'indietro e cadde violentemente a terra.
- Ecco - disse Wally. - Fine del tuo naso perfetto.
...
- Lo sapevi gi dall'altra sera che avevano cancellato il record -
disse Willa, e fulmin J. J. con lo sguardo. Stratton il cambio, e il camioncino scese traballando per la strada di Wally.
Prese la curva senza rallentare, e J. J. and a sbattere contro la portiera.
Il naso gli pulsava.
- Non ne ero sicuro. - La sua voce era attutita da uno spesso tampone di fazzoletti di carta che arrestava il fiotto di sangue.
Ogni dosso, ogni curva, ogni solco sotto le ruote irradiava altro dolore sulla sua faccia.
- Quella telefonata, a cena. Perch non me l'hai detto?
Lui riusciva appena a respirare. - Mi dispiace. - Misurava ogni parola, esalando una sillaba alla volta. - Ho lottato con tutte le mie forze per questo record, ma non c' stato niente da fare. La decisione  definitiva. - Attese un momento, poi aggiunse: - Mi mandano in Grecia.
- Quando?
- Oggi-
- Mi hai usata - disse Willa.
- No. Io...
- Non hai mantenuto la promessa che avevi fatto a me e a tutto il paese.
Willa non singhiozzava, ma le lacrime le scendevano lungo le guance. J. J. le tocc un braccio. Lei si scroll di dosso la sua mano.
- Pensi mi faccia piacere che sia finita cos? Stanotte non sapevo come dirtelo. Speravo in un miracolo...
Erano sulla Highway 8, subito fuori del paese. Una strada deserta a due corsie. Willa inchiod di fronte alla clinica veterinaria, un piccolo edificio di mattoni grigi. Il camioncino oscillava sulle sospensioni. - Sei arrivato - disse.
- Willa. Per favore.
- Scendi.
Non lo guard nemmeno. J. J. apr lo sportello e scivol fuori dal camioncino. Rest sull'asfalto a osservarla mentre se ne andava in uno stridio di gomme.
- Willa! - grid.
Il camioncino prosegu. A J. J. il cuore doleva molto pi del naso malconcio.
Un manifesto sul muro mostrava i disturbi respiratori pi diffusi tra i polli. Un altro elencava i cinque criteri fondamentali per diagnosticare un'ernia bovina. L'ambulatorio era grande, piastrellato di bianco, con un tavolo d'acciaio al centro.
J. J. sedette sulla superficie fredda, con le gambe che penzolavano dal bordo. Doc Noojin indossava un camice bianco e aveva uno stetoscopio al collo.
- Se una mucca si rompesse il naso, - cominci - farei cos.
- Mise le sue manone sulla faccia di J. J. - Certo, la mucca sentirebbe male...
Con un rapido strattone tir il naso rotto.
J. J. cacci un urlo primitivo che zitt la clinica e il canile.
Non un animale si mosse.
- Ecco - disse Doc. - Adesso il naso della mucca sarebbe a posto.
Adesso il naso della mucca sarebbe a posto...
J. J. tremava al pensiero dell'aspetto che avrebbe avuto una volta passato il gonfiore. Forse il naso che aveva assaporato l'esotico aroma del cammello beduino non avrebbe mai pi funzionato a dovere. Il suo naso perfetto.
- Non ci sarebbe un analgesico? - chiese.
- Beh... - Doc si gratt la barba. - Una mucca con il naso rotto prenderebbe del fenilbutazone. Sono dei pilloloni.
Frug in un cassetto e trov una pillola grossa come una fetta di salame.
- Vediamo, tu sei circa un quinto di mucca... Fai tu la proporzione.
J. J. cerc di seguire il ragionamento di Doc nonostante la confusione che aveva in testa.
- Fra qualche settimana andr tutto a posto - disse Doc.
- Anche se per un po' la mucca di cui stiamo parlando non vincer concorsi di bellezza.
J. J. si guard allo specchio. Era quasi irriconoscibile. Gli occhi erano due fessure cerchiate da aloni bluastri.
- Grazie, Doc - disse con voce piatta come la sua faccia.
Scese dal tavolo, prese la maxipillola e si diresse verso la porta.
Mentre lasciava la clinica e si incamminava lentamente verso il paese tutti i cani gli abbaiarono contro. Automobili e camion lo superarono ignorandolo.
All'incrocio fra Central e Fourth Street, si ferm e si tocc il naso. Quel dolore aveva una sua giustificazione, lo faceva addirittura sentire meglio. Era una punizione per la sofferenza che aveva causato.
Risent la voce di suo padre. Riga dritto e stai nella tua corsia.
Per la prima volta nella sua vita aveva ignorato il consiglio, e aveva causato un incidente a catena. Come aveva potuto combinare un disastro simile?
Avrebbe ancora osato guardarsi in faccia?
Era ora di andarsene da quel posto dimenticato da Dio, dove il cielo era grigio e dove soffiava quel vento vecchio. J. J.
guard la distesa desolata di Main Street. Non c'erano pi bandiere n striscioni, e le bancarelle dei souvenir erano scomparse.
Per un breve momento Superior aveva assaggiato la grandezza, ma adesso tutto tornava alla normalit. Peccato che tutto fosse cambiato per sempre.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Wally salt gi dal letto ancor prima che il gallo cantasse, si infil alla svelta la tuta e si diresse al granaio. Non si prese nemmeno la briga di dare un'occhiata ai suoi campi vuoti. Non perse un istante a osservare il prato, l'erba tutta schiacciata dove le televisioni avevano montato i loro stand. Era contento che se ne fossero andati. Avevano solamente infangato ci che una volta era puro. Quello che era accaduto non importava. Non c'era tempo di guardarsi indietro. Restava un mucchio di lavoro da fare. And dritto alla grande macchina. Trascorse la mattinata a controllarne meticolosamente ogni parte, a oliare gli ingranaggi, a cambiare le cinghie. L'aveva trascurata.
Quel marchingegno aveva tritato un 747 senza ricevere nemmeno uno schizzetto d'olio di apprezzamento. Ora aveva bisogno di cure e attenzioni.
Gratt la polvere di metallo dalla scatola degli ingranaggi, lav le ventole. Il lavoro era purificazione. Era, nel senso pi autentico della parola, una pena d'amore. Lui non aveva mai voluto il record. Voleva soltanto dimostrare a Willa che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei. E non aveva cambiato idea.
Da ragazzino era andato con suo padre a vedere i
Cornhuskers che giocavano al Memorial Stadium di Lincoln.
Ricordava l'iscrizione scolpita nella pietra sopra il cancello numero 4: NON LA VITTORIA MA L'AZIONE, NON IL PUNTO MA IL GIOCO: LA
GLORIA  NELL'ATTO.
Erano parole di battaglia. Parole di vittoria.
Il record non era importante. Solo l'amore lo era.
Sostitu le candele e i filtri. Quando finalmente ebbe controllato ogni manovella e ogni leva, il sole era a picco e faceva un caldo da star male. Dall'ombra del granaio Arf guard Wally
che usciva diretto a quel che restava del 747, gli stabilizzatori orizzontali e verticali. Non c'era pi niente tranne la deriva, ricoperta da un ponteggio di legno alto sei metri. Si arrampic con la sega e cominci a lavorare sul timone di direzione. Mancava poco. Se avesse masticato di buona lena, senza mollare, lo avrebbe finito. Potevano fargli qualsiasi cosa, dire o pensare di lui quello che volevano, ma non sarebbero riusciti a togliergli questo. Avrebbe mangiato l'aereo, nonostante tutto.
La trov in riva al fiume, seduta sul muschioso tronco di un vecchio pioppo caduto in acqua. Lei lo sent scendere lungo il sentiero.
- Volevo vederti prima di andarmene.
- Come hai fatto a trovarmi? - domand Willa.
- Ho fatto il terzo grado a Joia - rispose J. J., e cerc di abbozzare un sorriso sotto le bende che gli coprivano il naso.
- L'ho spaventata a morte, ha dovuto confessare.
- Non abbiamo niente da dirci.
- Invece s. Posso sedermi vicino a te, per favore?
Lei alz le spalle. J. J. sedette sul tronco. L'acqua era calma e bassa. I grilli cantavano e gli uccelli litigavano sugli alberi.
Willa portava ancora i pantaloncini e la maglietta della mattina, ma si era tolta le scarpe, e dondolava i piedi nella corrente.
Aveva il volto rigato di lacrime.
- Non c'era bisogno che venissi - disse. - Me la caver. Dimentichiamo quello che  successo e amen.
- Non posso farlo - disse J. J. - Mi dispiace per tutto quello che  successo.
Willa alz gli occhi. - S, beh... ho sbagliato anch'io. Pensavo che ci stessimo innamorando.
Si allung per prendere un sasso e lo fece rimbalzare sulla liscia superficie del torrente. Poi ne lanci un altro.
- Il record  di 38 rimbalzi - disse lui. - Lo hanno realizzato a Wimberley, in Texas. E successo quasi un...
Lei fece un cenno con la mano. Basta.
- Ho cercato il Taj Mahal - disse poi. - Hai detto che  il posto pi bello del mondo per via dell'architettura, della simmetria e dello stile.
- S, ricordo.
-  questa la differenza tra noi due. Tu vedi le statistiche, la superficie. Io vedo altro. - Lanci un sasso. - E stato l'amore a fare il Taj Mahal, non il marmo - disse. - Un principe amava una principessa al punto che, quando lei mor, costru quel monumento funebre per onorarla.
Guardare Willa gli faceva male. Era bella in un modo che non c'entrava con la distanza tra gli occhi o con le misure del seno e dei fianchi. Sapeva vedere in profondit, dove lui non arrivava. Avrebbe potuto guidarlo in quei luoghi, e mostrargli quelle sensazioni.
- Tu badi solo alle statistiche e alla stazza - continu Willa.
- Forse  per questo che non siamo fatti l'uno per l'altra.
La brezza soffi un po' di lanugine dei pioppi sull'acqua.
- Hai ragione - disse J. J. - E Wally che ti sta costruendo un monumento. Non ha mai desiderato il record mondiale, non ha mai voluto tanta attenzione. Voleva solo dimostrarti quanto ti ama. Ho rovinato qualcosa di puro e bello. Sono piombato qui con il Libro, non ho ascoltato lui, non ho ascoltato te.
Ho distrutto qualcosa di veramente grande.
Le libellule sfrecciavano sull'erba.
Quando Willa parl, la sua voce era tesa. - Credo sia meglio che tu te ne vada.
J. J. le rivolse un ultimo sguardo. Si impresse nella memoria la sua faccia, i suoi occhi, la sua aureola di capelli selvaggi.
- Non dimenticher i momenti che abbiamo passato insieme - disse.
Avrebbe voluto baciarla, ma lei si scost. Come se volesse cancellarlo, come se lui avesse semplicemente cessato di esistere, fiss lo sguardo su un masso del torrente molto pi a valle.
J. J. si sent morire.
- Mi dispiace - ripet.
Poi cominci la lunga, triste risalita del sentiero, e scomparve.
Willa rimase in riva al torrente tutto il pomeriggio. Era il suo rifugio, dove aveva pescato con suo padre e navigato sulle camere d'aria con i suoi amici. Ora doveva affrontare quel ricordo: J. J. il volto gonfio e livido, mentre le diceva che se ne andava, che non l'avrebbe mai dimenticata. Le parole gli erano uscite di bocca come se avessero avuto un senso perfettamente compiuto.
Andarsene, ricordare, dire addio.
Cammin in punta di piedi nell'acqua e guard una carpa che cercava di mordere i batuffoli di cotone che fluttuavano in superficie. Si sciacqu la faccia e se la asciug con la maglietta del Guinness dei Primati che le aveva dato J. J. Si era innamorata di lui in fretta, e qualche buona ragione c'era. La sua mondanit. Qualcosa nella sua buffa mania di tirare fuori statistiche su tutto, come se i numeri lo proteggessero dai sentimenti.
Qualcosa nel modo in cui mangiava il mais, girando la pannocchia come un tornio. Qualcosa nei suoi colletti logori.
L'aria dolce che aveva quando pronunciava il suo nome, Willa, quasi volesse trattenere la parola in bocca il pi a lungo possibile.
Per...
Lo odiava per averla ingannata, per non aver mantenuto le promesse, per aver reso Superior peggiore perch gli aveva
creduto. Avrebbe dovuto conoscerlo meglio prima di cedergli cos in fretta, di aprirsi, di volergli bene.
J. J. aveva ragione. Wally era l'uomo che le stava costruendo il Taj Mahal. Era l'unico che l'avrebbe costruito. E lei sapeva esattamente che cosa doveva fare.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Una nuvola di polvere si alz sulla strada. Wally riconobbe il camioncino dal fracasso del motore prima ancora che il vecchio Ford verde si fermasse davanti al portico. Si sarebbe dovuto offrire di aggiustarlo, ma quando vide Willa la gola gli si secc, cos allung la mano per prendere la sua bibita e si strozz con i sedimenti di alluminio.
Willa scese dal camioncino e sbatt lo sportello. Aveva i capelli sciolti e bagnati. Indossava una camicetta bianca, una gonna semplice e scarpe da ginnastica.
- Ehil - disse. Arf scodinzol, trott gi dagli scalini e le lecc una mano. - Ciao, piccolo.
- Ciao - disse Wally. - Non ti aspettavo.
- Scusa. Avrei dovuto chiamarti.
- No, figurati. Sono felice di vederti. - Non sapere perch era venuta lo tormentava, ma la semplice possibilit di guardarla lo riempiva di gioia. Era un'apparizione, una splendida apparizione.
- Vuoi qualcosa da bere?
- S - rispose lei.
- Spremuta? Birra? Stabilizzatore?
- Una Bud andr benissimo.
Wally entr nella fresca penombra della casa. Era sbalordito.
Che cosa ci faceva lei l? Si era accorta che il 747 era quasi finito, che era ridotto a poco pi di un mucchietto d'ossa? Andando in cucina si guard allo specchio. Aveva i capelli in disordine e delle briciole sul mento. Non era esattamente cos che avrebbe voluto farsi vedere da Willa. Era la prima volta che veniva a trovarlo, escludendo quella in cui gli aveva fatto le condoglianze per la morte dei suoi genitori. Si appiatt i capelli e si lav la faccia sperando di avere un aspetto abbastanza umano, nonostante la faccia asimmetrica.
Sciacqu i residui di metallo dal fondo di un bicchiere, lo riemp di birra e lo port in veranda.
Willa era seduta sui gradini, la schiena contro una colonna, le gambe allungate su un sacco di granaglie.
- Come va? - gli domand.
- Bene - rispose Wally. - Speriamo che il raccolto sia buono.
Incrociamo le dita.
Willa guard i campi. - Certo che  tranquillo qui.
- Altroch. Tutta quella gente faceva un sacco di rumore, avevo le idee confuse, e quasi non riuscivo a dormire.
- Sei contento che se ne siano andati?
- S. Siamo di nuovo io e Arf da soli. Come piace a noi.
Wally bevve un sorso. - Allora, - disse poi - che cosa ti ha portato qui in campagna?
La guard: sembrava che Willa stesse cercando le parole giuste. Lei osserv la deriva del 747 levata contro il cielo blu.
L'ultima sezione dell'aereo. Il resto, ogni centimetro del telaio e del rivestimento, era stato divorato dall'insaziabile amore di Wally.
Finalmente Willa parl.
- Voglio che la pianti subito. Che tu smetta di mangiare l'aereo.
Lui valut le sue parole, fermandosi a riflettere per un attimo.
- Ma ho quasi finito, Willa - disse infine. - Mi manca poco.
- Basta. Non ci sar nessun record. Non c' scopo.
- S che c' uno scopo. Non mi  mai importato di tutto il resto. Lo sai perch l'ho fatto. Volevo la tua attenzione.
Willa lo guard dritto negli occhi. - Ce l'hai la mia attenzione.
Lui lasci quell'istante in sospeso. - Non ero sicuro che te ne fossi accorta.
- Certo che me ne sono accorta. Come potevo non accorgermene?
Willa rise e Wally sghignazz un po' troppo forte. Il vento si era alzato e faceva stormire gli aceri. Arf ansimava. Una bella armonia. Forse sarebbe durata ancora un po'. La fortuna aiuta gli audaci.
- Ti va di fermarti a cena? - domand. - Ho del prosciutto.
- Ne sarei felice - rispose lei.
Willa si raggomitol sul vecchio divano. Wally not con un sorriso che aveva lasciato le scarpe ben allineate sul tappeto persiano che era appartenuto a sua nonna e suo nonno. I loro ritratti, delle vecchie foto seppiate, contemplavano la scena dall'alto del com malandato. Di solito avevano un'espressione arcigna, ma quella sera sembravano sorridere.
- Wally, come ti  venuto in mente di mangiare l'aereo? -
domand Willa finita la cena e lavati i piatti.
Era notte. Willa era a casa sua. Aveva mangiato alla sua tavola, aveva riso alle sue battute, si era sdraiata sul suo divano.
Quella era la serata pi straordinaria della sua vita. Lo ripagava di tutte le serrature, di tutti i bulloni e di tutte le chiavi che aveva inghiottito.
-  una lunga storia - le disse.
- Non ho fretta.
Wally riemp due tazze di caff e ne port una a Willa. Appoggi la sua sul tavolo ricavato da un grosso pezzo di quercia e si sedette accanto alla donna dei suoi sogni.
- Tutto  cominciato con Otto - disse.
- Hornbussel?
- Ha lavorato in un circo per tutta la vita, soprattutto come clown, e ha girato il Paese in lungo e in largo. Quando era a casa per le vacanze io lo seguivo dappertutto.
Arf salt sul divano in mezzo a loro e pos il muso in grembo a Willa.
- Ti ricordi il giorno che ho mangiato il termometro? - le domand Wally.
- Certo.
- Beh, quando Otto lo ha saputo mi ha raccontato di certe stelle dello spettacolo che mangiavano cose pericolose.
- Per esempio?
- A Londra c'era un tale che mangiava sabbia e sassi. Lo chiamavano Litofago. E greco, o roba cos, significa uno che mangia le pietre. Era famoso in tutto il mondo. Un altro tipo mangiava ferro. La gente arrivava ai suoi spettacoli con chiavi, spilli, schiaccianoci e bulloni, e lui se li sgranocchiava.
- Non ho mai sentito niente del genere.
-  tutto in un libro che ho letto. Un francese, un certo Dufour, si  fatto un nome ingurgitando olio incandescente, catrame bollente e acido.
- Incredibile.
- Finiva il suo spettacolo mangiando i candelieri e le candele, e lasciava il teatro al buio.
-  tutto vero?
- Certo. All'inizio Otto mi ha aiutato a fare a pezzi delle chiavi d'automobile con un paio di cesoie. Le ho mangiate, e ho mangiato anche dei chiodi. Allora ho capito che cosa volevo fare da grande.
- Poi cos' successo?
- Volevo unirmi al circo, - continu lui - ma Otto non me lo ha permesso. Diceva che avrei fatto la sua fine. Sempre ubriaco.
Povero. Solo. Diceva che dovevo restare a piantare e coltivare granturco. Come mio padre e mio nonno.
- Pensi di aver fatto la scelta giusta?
- Certo - disse Wally guardandola in faccia. - Ecco perch quella notte, quando l'aereo  precipitato nel campo, ho pensato che fosse un dono del cielo, un segno divino. - La guard nei suoi occhi dolci.
- E adesso so che lo era.
Nonostante la sua stazza e la sua forza, Wally era molto sensibile.
Parlarono per ore. Era un uomo buono e gentile, un uomo che l'amava. Era piuttosto in gamba, e anche divertente.
Le stava sbucciando un'arancia con un coltello a serramanico.
Willa gli guard le mani. Mani rovinate e consumate. La sua faccia non era bella, ma non era brutta. Aveva le spalle robuste e trasmetteva una calma rassicurante.
- Ho fatto qualche danno permanente a J. J. quando gli ho dato quel pugno? - domand.
- Gli hai rotto il naso, ma sopravvivr. Ha lasciato Superior oggi per non so dove.
- Non posso dire che mi dispiaccia.
- Preferirei non parlare di lui - disse Willa, poi per non riusc a trattenersi. Cominci a descrivere la prima volta che lo aveva visto in ufficio. - Pensavo che fosse soltanto un imbonitore, hai presente?
Wally annu. - Avevi ragione.
- S, ma...
Willa si ritrov a descrivere come l'avesse colpita dritta al cuore.
- Poi siamo finiti nel campo di Righty. Avresti dovuto vedere tutte quelle uova che mi volavano addosso roteando...
Abbiamo cercato di battere il record mondiale. Non  stata un'idea sua. E stata mia! Poi Blake ha cercato di andare in Kansas in aquilone, e J. J. si  arrampicato sul serbatoio pensile e l'ha portato gi. Ha fatto scendere dalle nuvole quel piccolo pazzo e l'ha depositato sano e salvo a terra.
- Il minimo che potesse fare - disse Wally.
Willa guardava nel vuoto. Vedeva un fulmine, poi una candela
in una Spartanette. Ventiquattro ore prima pensava di aver trovato l'amore...
Wally toss. All'improvviso la sua faccia era diventata cadaverica.
Willa non avrebbe voluto ferirlo, ma non era riuscita a fare a meno di parlare di J. J. Infine cerc la mano di Wally e gliela strinse.
- Hai fatto una cosa molto bella per me - disse. - L'ho apprezzata.
Ogni ragazza vorrebbe che il suo principe azzurro mangiasse un 747 per lei. Lo confesso, mi faceva sentire speciale.
 da egoisti, ma ogni volta che sentivo il rumore della macchina sapevo che tu mi volevi bene. - Aveva le lacrime agli occhi.
- Non avrei mai dovuto lasciartelo fare.
Avrei dovuto fermarti molto tempo fa.
- Ma io ti amo.
Lei gli si avvicin.
- Se mi ami, allora fermati - lo supplic. - Lo sai che io non ti amo allo stesso modo.
- E se mi dessi una possibilit?
- Il Taj Mahal dev'essere costruito dalla persona giusta -
disse Willa.
- Il Taj Mahal? - ripet lui, confuso.
- Quello che hai fatto per me  sensazionale. Ma non  giusto, e non lo sar mai.
Willa sentiva il polso di Wally che pulsava con violenza. - Mi dispiace - disse.
- Lo so - fece Wally. - Dispiace anche a me. - La voce gli tremava.
Lei lo prese fra le braccia e lo strinse. Sent la sua forza, la sua potenza, poi il suo corpo scosso dai brividi. Wally la stringeva come se non volesse lasciarla andare mai pi.
Erano le due di notte passate. I minuti continuavano a lampeggiare sul display del videoregistratore. Wally era ancora seduto sul divano. Dopo il loro lungo discorso Willa voleva andarsene,
ma era troppo stanca per guidare. Si era appisolata con la testa sulla sua spalla. Arf aspettava davanti alla porta. Aveva bisogno di uscire da pi di un'ora, ma Wally non voleva muoversi per paura di svegliare Willa. Aveva sognato a lungo quel momento: Willa che dormiva a casa sua. Ripercorse mentalmente tutta la sua vita immaginaria con lei. Cercando di capire quello che gli aveva detto, di capire dove aveva sbagliato. Sul suo conto no, non si era sbagliato. Willa era in tutto e per tutto meravigliosa come l'aveva pensata fin da quel magico giorno in cui era scesa dal pick-up del padre nel suo vestito da festa azzurro. Non lo amava, ma lui aveva sempre sperato che conoscendolo meglio potesse cambiare idea. Se fosse riuscito a dimostrarle la forza e la profondit della sua devozione, Willa lo avrebbe ricambiato, almeno un po'. Poi quel sentimento sarebbe cresciuto giorno dopo giorno, finch avrebbe provato per lui ci che lui provava per lei.
Ma ora aveva davanti la dura verit. La sua luce viva amava un altro.
Wally pens che non le avrebbe dato fastidio se le avesse toccato i capelli, e le accarezz i riccioli con il dorso della mano.
Erano morbidi, ogni cosa di lei era morbida, e questo gli fece scendere delle grosse lacrime gi per le guance. Si affrett ad asciugarle per timore che cadendo la svegliassero. La tristezza lo invase. Willa era a casa sua, sul suo divano, addormentata sulla sua spalla come nel pi ardito dei suoi sogni. Ma non gli sarebbe mai appartenuta.
Wally non piangeva dal giorno del suo decimo compleanno al City Park. Allora Willa era stata il motivo per cui aveva smesso. In qualche modo era giusto che fosse il motivo per ricominciare.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
L'isola di Folegandros spuntava a prua dalle acque dell'Egeo.
Fin dai tempi di Troia quello scoglio frastagliato era stato un desolato rifugio di reietti ed esiliati. Gli spruzzi d'acqua pungevano il viso di J. J. e lo ricoprivano di un velo di sale, i gabbiani volteggiavano in cielo. J. J. si appoggi al parapetto del traghetto di legno gocciolando tristezza. Un carico di turisti pieni di entusiasmo vacanziero gli saltellava intorno. Lui per era solo, infelice, abbandonato, quasi fosse diretto a Tristan da Cunha, nell'Atlantico meridionale, la pi remota isola deserta della Terra.
La nave scivol verso il molo e lo urt fra le grida incomprensibili del capitano e dell'equipaggio; i passeggeri scesero.
Il porticciolo di Karavostassis era a quasi cinque chilometri dall'albergo. I sentieri erano troppo ripidi e stretti per le auto, cos J. J. intraprese la salita sotto il sole cocente. I pi piccoli lo superavano ridendo.
- Mamma, che cos'ha il naso di quel signore? - grid un bambino americano, indicandolo.
- Non essere maleducato, Ricky - disse la donna. Poi, rivolgendosi a lui: - Scusi.
- Non si preoccupi - rispose J. J.
La sua faccia livida aveva tutti i colori del tramonto mediterraneo.
Ovvio che i bambini lo guardassero incuriositi. Era vestito in modo assurdo per quel caldo terribile, se ne rendeva conto: stava arrostendo nel suo blazer blu con lo stemma dorato.
Continu ad arrancare tra le casette imbiancate a calce, rallegrate dai vasi di gerani alle finestre e dalle buganvillee che scendevano a cascata dai balconi di legno. Segu le strette curve delle stradine di pietra finch non arriv nella parte pi vecchia della citt di Hora.
Ecco l'Hotel Castro, il pi bell'albergo dell'isola, un castello veneziano costruito su una rupe come difesa dai pirati.
La proprietaria, Despo Danassi, accolse l'ospite d'onore sul nobile portone. Lo attendeva un buon pranzo: la matsata, pasta fresca con il coniglio, una specialit della casa.
- Che caldo, eh? - disse Despo. E gli diede la camera migliore.
Non c'erano n l'aria condizionata n il televisore, ma la vista dal balcone, sospeso a trecento metri d'altezza sul mare, era splendida.
J. J. contempl la vasta distesa d'acqua senza quasi badare al pranzo. Era stato un viaggio lungo, a tappe forzate: Superior, Omaha, New York, Atene. Poi aveva preso il traghetto al Pireo.
Una settimana in quel minuscolo villaggio di pescatori gli avrebbe fatto bene. Nessuna notizia dal resto del mondo. Il posto e il momento ideali per togliersi Willa dalla testa. Lui era un maestro nel cancellare i ricordi, nello smorzare i sentimenti, specialmente se aveva una buona distrazione per le mani. E nulla lo distraeva pi di un tentativo di record.
J. J. disfece la valigia, si lav cautamente la faccia e si cambi.
Poi scese dabbasso. Despo gli aveva spiegato come raggiungere la taverna, e lui usc in strada. Alcuni bambini gridarono eccitati. Erano allineati con i loro yo-yo pronti a partire.
Cerc di superarli rapidamente, ma loro lo accerchiarono tirandolo per il blazer blu.
- Guarda - disse uno. - Record del mondo. Yo-yo!
I bambini erano uguali dappertutto. J. J. stir le labbra in un
doloroso sorriso, salut, ma risparmi loro la verit. Non avevano alcuna possibilit. Fast Eddie McDonald, di Toronto, aveva blindato il record mondiale con 21 663 giri di yo-yo in tre ore.
Con un seguito che cresceva passo dopo passo, J. J. riusc ad arrivare nella piazza principale e alla taverna Nikolaos, dove si sarebbe svolta la sfida al record del mondo. Era un semplice ristorante con un pergolato ricoperto di vite. Tutti i duecento abitanti di Hora erano accorsi per l'occasione. Giovani e vecchi gli si raggrupparono intorno, intimiditi dall'importante uomo di New York. Il Controllore dei Record.
J. J. fu contento di vedere una solida sedia con lo schienale di fronte al tavolo preparato per lui. Per il resto la stanza era stata svuotata dei mobili. La folla sedeva sul pavimento, in fila per dieci lungo il perimetro. Apr il regolamento e accett una bottiglia d'acqua e un piatto di fichi.
Nello spazio vuoto al centro del ristorante, Mitros Papadapolous,
l'aspirante primatista, eseguiva dei piegamenti sulle ginocchia e dei salti. Aveva gli occhi scuri e penetranti, e dei baffi prodigiosi; una striminzita canottiera dell'Adidas e un paio di pantaloncini gli fasciavano il corpo muscoloso. Spesse fasce elastiche gli adornavano la fronte e i polsi. Si era preparato con cura per l'impresa.
-  pronto? - chiese J. J.
- S, - rispose Mitros - sono pronto.
J. J. si alz e si rivolse alla folla, assistito da una graziosa e giovane interprete. - Il record mondiale in questa categoria  di 18 ore, 5 minuti e 50 secondi. E detenuto da Radhey Shyam Prajapati, India.
Quindi si rivolse a Mitros e sollev la mano.
- Buona fortuna - gli disse. - In posizione, pronti...
Mitros fece un respiro profondo e alline attentamente testa, spalle, braccia e gambe.
-Via!
J. J. fece partire il cronometro.
Mitros rest assolutamente, risolutamente immobile.
Stavolta Tappo si era preparato all'assalto. Poteva anche mancargli qualche chilo per riempire bene l'uniforme, ma non era un vigliacco. Sapeva che, appena si fossero diffuse le novit su Wally, i camion delle televisioni sarebbero tornati di volata a Superior. Che branco di sciacalli. Avevano fatto i bagagli e se l'erano svignata quando non c'era stato il record; adesso, per, tornavano all'assalto.
Tappo li sconfisse all'ospedale. Alz delle barriere nel parcheggio e fece appostare i suoi uomini alle porte dell'ala ovest e della rianimazione. Scacci con le sue stesse mani un aitante cronista di St. Louis che, travestito da inserviente, cercava di sgattaiolare all'interno.
Wally si fidava solo di Doc Noojin, perci Tappo lo chiam e gli disse di fare un salto in ospedale. Stettero insieme al capezzale di Wally, inorriditi dal groviglio di sonde e monitor lampeggianti attaccati al loro amico. Perfino i rami della grande quercia davanti alla finestra sembravano tendersi verso Wally,
quasi volessero aiutarlo.
Doc scosse la testa. - Non c' stata nessuna avvisaglia. Non capisco come sia successo. - Si asciug gli occhi. - Quando un animale  ridotto cos, beh, lo sai che cosa si fa.
La conferenza stampa del mattino fu desolante. Sulla scalinata davanti all'ospedale, di fronte al muro di telecamere e macchine fotografiche, Buri Grimes assunse la sua espressione pi funerea. Comunic alla nazione che le notizie non erano buone. Wally era in stato di incoscienza. Le funzioni vitali erano deboli. Sperava che gli specialisti fatti arrivare in elicottero da Omaha potessero fare qualcosa.
-  un altro avvelenamento alimentare? - domand un giornalista.
- Me lo auguro - disse Buri. - La situazione  critica. Vi invito a pregare per Wally. Adesso gli serve l'aiuto di Dio.
Entro mezzogiorno il paese era pieno di nastri argentati, avvolti
intorno ai tronchi degli alberi, legati alle antenne, appuntati sui risvolti della brava gente di Superior. Entro sera tutti, in Nebraska, portavano un nastro argentato per Wally.
La stanza 239 era silenziosa, tranne che per il costante bip del monitor.
Rose era seduta sulla sponda del letto di Wally. Un grosso grappolo di palloncini rimbalzava contro il soffitto. C'erano mazzi di fiori ovunque, come quella volta a casa sua. Ma adesso, invece di festeggiare il tentativo di battere il record mondiale, parevano ornare una tomba.
Rose fece alcune annotazioni sulla cartella di Wally e la riappese in fondo al letto. Lui aveva l'aria tranquilla, un gigante addormentato. Gli tolse con delicatezza i capelli dagli occhi e fece scorrere un dito sulla cicatrice della spalla, quella lasciata dalla freccia di Cupido, la ferita che si era autoinferto.
Gli prese una mano, la mano che avrebbe desiderato toccare per tutta la vita. Era la mano di un agricoltore, la mano di un uomo buono. Gli esamin i calli, le unghie rovinate, i segni lasciati da anni di duro lavoro. Gliela accarezz per qualche minuto, poi la baci dolcemente. Si chin su di lui, appoggiando il naso contro il suo collo, e lo annus. Sapone, terra, carne. Non gli era mai stata cos vicina, o cos lontana.
Si asciug gli occhi, abbandon la mano di Wally sulle coperte e gli lisci il lenzuolo. Voleva che fosse comodo.
- Ti prego, Wally, combatti - sussurr. - Ti prego, apri gli occhi e vivi.
Gli baci la guancia. Era ruvida.
- Ti prego, non lasciarmi - disse. - Riprenditi, per favore.
Sent dei passi nel corridoio e si alz di scatto. La porta si spalanc. Il primario era una cinquantenne con corti capelli neri e occhiali dalla montatura violacea. La seguiva la squadra di specialisti di Omaha.
- Ci sono novit? - domand.
- Le funzioni vitali sono stabili - disse Rose. - Non sta fingendo.
Le pupille sono uguali e reattive.
Gli esperti esaminarono in controluce la Tac di Wally. Uno gli auscult il cuore e i polmoni, gli rivolt le palpebre, gli pieg braccia e gambe per valutare i riflessi. Un altro gli controll la circolazione sanguigna.
- Non c' traccia di avvelenamento da metallo - disse un medico. - Le funzioni del fegato sono normali. Non si tratta di encefalopatia epatica. - Alz le spalle. -  la cosa pi maledettamente strana che abbia mai visto.
- Non c' alcuna spiegazione medica - disse il primario.
- Lo sa solo Dio cos'ha. - Si volt verso Rose. - Mi chiami se c' qualche cambiamento - aggiunse, e usc dalla stanza assieme agli altri.
Non servivano a niente. Non ci capivano un accidenti. Il monitor fece bip, e Rose guard Wally. - Lo sa solo Dio... - ripet.
Eppure lei aveva capito. Quando era arrivata la chiamata al 911 era di turno in ospedale, ed era corsa con l'ambulanza alla fattoria. L aveva trovato Willa china su Wally, che giaceva paralizzato sul pavimento del bagno.
Pi tardi, al pronto soccorso, Rose gli aveva tenuto ferma la testa mentre lui si agitava urlando che Willa non lo amava e gli aveva chiesto di smettere di mangiare l'aereo.
Wally aveva continuato a gemere per tutta la notte...
J. J., quell'intruso, aveva rapito il cuore di Willa. Invece di tenersela stretta come un tesoro, se n'era andato. L'aveva ferita.
Un naso rotto non era abbastanza e avrebbe dovuto soffrire di pi. Che cosa aveva fatto per meritarla? Aveva lanciato qualche uovo? Scalato un serbatoio? Che cos'era quello, in confronto alle prove d'amore che le aveva dato Wally?
Stordito dalla febbre, Wally aveva mormorato che avrebbe cercato di trovare conforto nella consapevolezza che ora Willa faceva parte della sua vita come persona reale, non come fantasia.
Ma dove prima c'era il sogno - l'amore - adesso c'era un buco enorme. Da quel vuoto era scaturito un brivido che aveva attraversato il suo corpo massiccio; Wally aveva chiuso gli occhi, come per dormire, ed era caduto in coma. Era cos da diversi giorni...
Rose gli rimbocc le coperte sotto il mento ispido. - Buonanotte, mio principe - sussurr. Poi and alla porta e spense le luci.
Gett un ultimo sguardo nel buio a quel tenero gigante.
La ragione per cui era caduto in coma era semplice e dolorosa.
La sua immunit era finita. Senza la protezione del suo amore smisurato per Willa, era vulnerabile alle fatali conseguenze di aver mangiato un 747.
Allo scoccare della sedicesima ora, Mitros Papadapolous non aveva niente da invidiare a una colonna corinzia. Perfettamente fermo, senza nemmeno una goccia di sudore, era sulla buona strada per battere il record mondiale d'immobilit.
Ma i suoi concittadini si annoiavano a stare seduti. Uno sgangherato gruppo rebetiko cominci a suonare contro il volere dei locandieri. Un uomo nerboruto ball lo zeibekikos, l'antica danza di guerra, compiendo ampi gesti circolari. Rallent accanto a J. J., s'inginocchi, afferr il tavolo con i denti e lo sollev.
J. J. agguant il regolamento prima che cadesse in terra. Il ballerino riabbass il tavolo, salut e si allontan piroettando verso l'altro lato della stanza, dove tenne in equilibrio sulla testa un bicchiere di vino. Durante tutta la scena, Mitros rimase immobile e imperturbabile. Era sereno, come il David di Michelangelo, gli occhi fissi davanti a s.
Una bella ragazza, con una fascia color mandarino intorno al seno prosperoso, corse leggiadra da J. J. con un bicchiere di ouzo. - Perch non bevi?
- Sto lavorando.
- Non lavorare, bevi! - disse lei gettandoglisi fra le braccia.
Lui la scost. - Grazie, ma ho da fare.
Lei mise il broncio e spar tra la folla ondeggiante.
J. J. controll il cronografo: 2 ore e 27 minuti al record. Poi guard Mitros, l'uomo immobile. Sembrava cos calmo nel turbine dei ballerini, cos tranquillo nonostante il ritmo dei tamburelli.
Anche J. J. desiderava la pace. Fiss gli occhi incredibilmente ipnotici di Mitros, e subito la sua mente fugg da Folegandros.
Era di nuovo nel suo appartamento di New York. Una vecchia annaffiava un vaso di girasoli di plastica sul davanzale, sudice imitazioni di quelli veri. Poi si ritrov seduto sotto un portico, mentre imbruniva, a guardare dei girasoli enormi, striati di grigio, alti tre metri, che giravano il capo verso i raggi.
Il nome di Willa rimbalz per tutti i neuroni della sua corteccia cerebrale. Sent la voce di Emily che lo accusava. Non sai qual  la cosa pi importante dell'amore. Nel cielo scoccavano i fulmini, e la sua mente fu rischiarata da un lampo. Per la prima volta vide con chiarezza la sua vita. Aveva girato il mondo alla ricerca della grandezza, e alla fine l'aveva trovata davvero, e con la G maiuscola. Ma siccome non era quantificabile n verificabile, non aveva saputo riconoscerla.
Adesso era seduto come una statua di pietra a guardare un uomo che tentava di passare alla storia non facendo assolutamente nulla. Stava verificando l'inerzia. Autenticando il niente. Tutto quel cercare, tutto quell'andare a caccia, tutte le strade lo avevano portato in questo vicolo cieco. C'era da chiedersi chi fosse il vero detentore del record mondiale di immobilit.
Usc dalla trance al suono di chitarre e liuti, di mani che applaudivano, di piedi che battevano il tempo, di piatti e bicchieri che si frantumavano. Non c'era alcuna titubanza nello sguardo di Mitros, maJ.J. scosse lentamente la testa. Non aveva scelta.
Si alz dalla sua postazione ufficiale al tavolino. Chiuse con decisione il regolamento. Gett a terra con forza il portablocco e il cronografo. Si sfil il blazer blu e lo lanci in aria.
Sgusci fra i ballerini, si avvicin a Mitros, lo fiss nei suoi occhi penetranti. - Mi dispiace - gli disse.
Quindi, senza nemmeno dire antio, addio, si gir e corse alla porta.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Willa si era seduta nell'ultima fila della chiesa metodista.
Pregava per Wally pi intensamente di quanto avesse mai pregato in vita sua. Un uomo cos buono. Un uomo dolce. Un uomo onesto. Non poteva morire adesso. Si sentiva colpevole per non aver preso abbastanza sul serio la sua devozione. Una devozione epica, che lei non aveva capito. Quanto male doveva avergli fatto. Ora implorava Dio di aiutare Wally. E chiedeva perdono.
Non aveva mai visto tante persone in ansia per lo stesso motivo. Secondo i vecchi, nemmeno la grande alluvione del
1935 reggeva il confronto. Da giorni sul paese regnava il silenzio, una quiete sovrannaturale, e quasi nessuno usciva di casa. Non si beveva nei bar il venerd sera, non si giocava a keno
da Jughead's, n a tombola al Circolo dei veterani della Grande Guerra.
La sera prima Willa si era addormentata con una sensazione di malessere, e si era svegliata piena di paura. Aveva fatto la doccia e si era vestita in fretta e furia. Perfino il vecchio Ford aveva capito che non era il momento di fare storie e si era messo in moto senza lamentarsi. Willa aveva acceso la radio e sentito la voce di Righty Plowden su Country 104. Stava lanciando un appello.
Le ultime notizie dall'ospedale erano brutte.
Le condizioni di Wally erano critiche e andavano peggiorando.
Nate Schoof e Otto Hornbussel erano stati chiamati al suo capezzale alle tre di notte, il pastore era pronto. Nessuno si riprende da un coma cos profondo disse solennemente Righty.
Dedichiamo questo giorno a Wally. Preghiamo per lui in chiesa, pregate per lui ovunque vi troviate.
Willa aveva spento la radio e rallentato per via del traffico intorno all'ospedale. Sul ciglio della strada erano allineati veicoli provenienti da tutto lo Stato, e il parcheggio era bloccato.
Gli scalini dell'ingresso principale erano coperti di mazzi di fiori e cartoline per Wally.
Anche la vecchia chiesa di mattoni all'angolo tra Kansas Avenue e Fifth Street era gremita. Willa aveva notato i suoi nell'ultima fila. Le avevano tenuto il posto, e lei si era infilata in mezzo a loro. Una pallida luce dalle sfumature rosse e blu grondava dalle vetrate istoriate. Si stava bene, ci si sentiva al sicuro.
Dopo i canti e il sermone, i fedeli pregarono in silenzio.
Willa riusciva a sentire l'intensit delle loro suppliche. Riusciva a sentire sua madre che sussurrava rivolta a Dio. Qualcuno toss.
Un bambino piagnucol.
Poi la tranquillit fu interrotta da un suono straordinario, lontanissimo, che cominci debole, zoppicante, e via via divenne pi forte. Le teste in preghiera si risollevarono. La gente si alz in piedi. Willa strinse convulsamente la mano di sua madre. Non potevano credere a quel rumore, eppure era chiaro e inconfondibile: il ringhio del trituratore di Wally. Rimbombava in chiesa e in tutta Superior. Com'era possibile? Wally
era in coma profondo all'ospedale. Ma lo stridio cresceva.
Per anni si erano voltati tutti dall'altra parte, tentando di ignorare quel frastuono, ma adesso Willa gli correva incontro seguita dagli altri fedeli, usciti dalla chiesa dietro di lei. Vide amici che sciamavano dalle loro case. Da ogni direzione la gente si precipitava verso il richiamo che proveniva dalla fattoria di Wally.
Insieme seguirono la strada che dalla citt conduceva a nord, superarono il mulino a vento, poi presero la scorciatoia, marciando attraverso i campi della famiglia Bargen. Sottobraccio, gli abitanti di Superior si affrettarono verso il prato dove era precipitato l'aereo.
L, di fronte al granaio di Wally, accanto alla grande macchina, videro un uomo. Aveva delle enormi cesoie in una mano e un grosso pezzo di aereo nell'altra. L'espressione della sua faccia pesta era risoluta. Quell'uomo, lo straniero, stava triturando gli ultimi resti del 747.
J. J. non avrebbe mai immaginato che un giorno si sarebbe messo a mangiare lamiere. Ma all'improvviso il mondo intero gli era apparso sotto una luce completamente nuova.
Era andato e tornato dalla Grecia per raggiungere quel posto e quel momento. Per la prima volta sapeva che cosa voleva dalla vita, dove voleva stare, anche se non sapeva se lo avrebbero riaccettato, se gli avrebbero permesso di far parte di quel luogo speciale.
Il viaggio di ritorno a Superior gli aveva ricordato un altro record mondiale: la pi lunga corsa carponi. Il record era di
50,5 chilometri, l'avevano stabilito nel 1992 gli scozzesi Peter McKinlay e John Murrie; per regolamento un ginocchio doveva sempre essere a contatto con il suolo. J. J. si sentiva come se avesse percorso carponi pi di dodicimila chilometri per tornare in quella cittadina.
Vide le persone che si ammassavano nel campo di granturco e lo guardavano in silenzio mentre spingeva il metallo fra i denti della macchina. Poi sollev il dito dal pulsante rosso e la macchina smise di triturare. Si schiar la gola.
- So di avervi deluso - cominci. - Mi dispiace per quello che ho fatto.
Cerc Willa tra la folla, ma non riusc a trovarla. E se non era venuta? Se aveva lasciato Superior? Voleva spiegarsi con lei
pi che con chiunque altro. Le parole continuarono a uscirgli spontaneamente di bocca...
- Non avevo capito quello che Wally stava facendo con questo aereo. Ma adesso lo so.  stato un atto d'amore disinteressato, e io l'ho dirottato perch era un'ottima occasione per il mio lavoro.
Vide Nate Schoof che teneva le braccia conserte.
- Spero che accettiate le mie scuse, - disse J. J. - e che mi perdoniate per il male che vi ho fatto.
Ci fu appena un mormorio. Forse non esistevano parole per convincerli che era sincero. Non gli restava che fare la sola vera cosa che sapesse e sentisse.
Prese il secchio rosso da sotto il trituratore. Aggiunse dell'acqua ai trucioli e prepar una specie di pappa che mescol con il cucchiaio di legno di Wally.
- Questo  per Wally - disse, e mangi il suo primo boccone di 747. Quando la inghiott, la sbobba granulosa gli graffi la gola, ma lui continu a mangiare. Cucchiaiata dopo cucchiaiata.
Si sentiva gli occhi del paese addosso, ma non gli importava quello che pensavano. Avrebbe finito il 747 da solo, non importava quanto tempo ci sarebbe voluto.
L'avrebbe fatto per Wally. L'avrebbe fatto per s stesso.
Poi vide Nate staccarsi dalla folla e venirgli incontro. J. J. si alz senza posare il cucchiaio. Chiss cosa avrebbe detto o fatto il migliore amico di Wally. La faccia dell'insegnante di scienze era imperscrutabile. Poi Nate allarg le braccia e lo strinse a s. Un bell'abbraccio forte.
- Bentornato a casa - disse, e si diresse velocemente verso la scala appoggiata ai resti della deriva dell'aereo. Sal qualche piolo, strapp un pezzo pendulo della carcassa spoglia e torn alla macchina. Aveva guardato Wally che dava da mangiare a quel bestione un migliaio di volte; gir la manopola e spinse il metallo nel trituratore. Era passata solo una settimana, ma quanto gli era mancato quel ruggito ripugnante. La macchina si agit, sbuff e sput un bel secchio di tritume.
Servendosi del vecchio cucchiaio di legno, Nate mescol ai trucioli una scatoletta di Spaghetti Os trovata in casa di Wally.
Infine ripul il piatto. Conosceva i rischi per la salute, aveva visto gli articoli allarmisti ammucchiarsi nella cucina dell'amico, ma non gli importava. Se l'amore aveva protetto Wally, avrebbe protetto anche lui.
Nel campo si form una lunga e serpeggiante fila indiana.
Tutti volevano mangiare un pezzo di aereo. Tutti volevano dare una dimostrazione d'affetto a uno di loro. Tappo fu il secondo a farsi avanti. Trascin un grosso pezzo di stabilizzatore verticale - circa tre chili, calcol - fino alla macchina e lo spinse fra i denti rotanti. Poi, dopo aver mescolato i trucioli con qualche scatola di piselli dolci Green Giant, mangi fino all'ultimo boccone. Si trascin verso la sua auto imbottito d'alluminio.
La prova del peso per gli agenti di polizia era quel giorno. Il 747 sarebbe stato un dono del cielo anche per lui.
La notizia fece il giro del paese. Iniziarono ad arrivare camioncini con famiglie armate di casseruole e Tupperware pieni di avanzi del pranzo. La colonna zigzagava per la campagna, superava il mulino a vento e due morbide colline. A uno a uno gli orgogliosi abitanti di Superior avanzavano per partecipare a un immenso, spontaneo picnic a base di jumbo jet.
La signora Crispin, famosa per il suo ricettario, stava accanto alla grande macchina. Mescolava in alcuni pentoloni le conserve fatte in casa che aveva preso dalla sua dispensa - fragola, pesca e prugna - e il metallo triturato.
Meg Nutting guardava dubbiosa le ciotole di marmellata.
- Peccato che non ci sia la ciliegia - disse, e prese un'abbondante porzione di quella alla pesca.
Anche Otto Hornbussel, in pigiama, vestaglia e pantofole, scelse la pesca. - Spero che non provochi l'Alzheimer - disse con una strizzatina d'occhio. Poi strinse la mano a J. J. - Per me sei un tipo a posto.
Righty diede a J. J. una pacca sulla spalla. - Ci hai fatti fessi mica male - disse.
La cameriera dalla faccia inespressiva del Git-A-Bite sorrise, forse per la prima volta in vita sua. I cinici cronisti abbandonarono il loro distacco e si unirono alla fila.
Early e Mae Wyatt mangiarono alcuni bocconi. Il giovane Blake s'ingozz a pi non posso, e tent anche di mettersi in tasca un po' di trucioli da conservare come ricordo. J. J. lo ferm. - Niente imbrogli - disse.
Per tutto il giorno, e fino a sera, vecchi e giovani, mariti e mogli, fratelli e sorelle banchettarono con le ultime briciole del 747, mentre le immagini venivano trasmesse in tutta la nazione, attraverso mari e monti, e s'irradiavano via satellite in ogni angolo della Terra.
Wally sent la triturazione perfino nel coma.
Il rumore si fece strada fino al suo inconscio e lo svegli.
Quando apr gli occhi, vide uno spettacolo orribile. Mille persone stavano calpestando il suo campo. La sua grande macchina vomitava fumo. Aveva promesso a Willa che avrebbe smesso di mangiare l'aereo. Le aveva giurato che era finita. Adesso, per...
L'immagine assunse contorni pi definiti, e la vista di Wally
si schiar. Era in una foresta di fiori e palloncini. Il suo campo era un'immagine su uno schermo televisivo appeso sopra il suo letto d'ospedale.
La porta si spalanc e Rose irruppe nella stanza.
- Dio sia lodato - disse. - Sei sveglio.
- Cosa diavolo sta succedendo? - domand Wally.
- Sei stato in coma per una settimana. Pensavamo di averti perso.
Lui si stropicci gli occhi e si sfreg la faccia ruvida. - Intendevo dire cosa sta succedendo alla fattoria.
Rose gli si avvicin e alz gli occhi sullo schermo. - Finiscono quello che tu hai cominciato, Wally. Ti fanno vedere quanto ti vogliono bene e quanto desiderano che tu guarisca.
Wally si lisci il mento. - Non posso crederci - disse. - Ho sentito il trituratore. Era come se la mia macchina mi stesse chiamando.
- Fece un po' di zapping. Le immagini in diretta dal campo erano dappertutto.
Sulla CNN, Michel Lotito piagnucolava che nessuno lo aveva mai aiutato a mangiare niente.
Poi vide Willa, l'ultimissima persona della fila. Tutti gli altri avevano inghiottito una porzione dell'aereo. Non restavano che le luci intermittenti e i fanali di via. Lei li raccolse, li port alla macchina e li tritur. Poi mise un po' di marmellata di fragola in una scodella, vi mescol la graniglia e, con un grande sorriso, mangi gli ultimi bocconi dell'aeroplano.
Il 747 era finito.
La folla raccolta nel campo applaud.
Con un solo colpo della sua manona, Wally si asciug le lacrime dalle guance, poi schiacci il pulsante del telecomando per togliere l'audio. Si gir verso Rose. Era tutta rosa, graziosissima, con un nastro argentato fra i capelli. E teneva gli occhi fissi su di lui.
- Ho fatto una figura da scemo mondiale - disse Wally. - Ho mangiato un aereo per una donna che non mi ama. Quanti possono dire la stessa cosa?
- Se amare qualcuno che non ti ricambia significa fare una figura da scemi, allora di scemi ce ne sono due in questa stanza.
- Non capisco - disse Wally. - Di cosa stai parlando?
- Pensaci. Chi ti piega i calzini, chi ti pulisce il frigo, chi toglie le zecche ad Arf?
Wally prese in considerazione tutti i brasati comparsi come per magia sulla sua tavola, le camicie stirate, gli armadi in ordine e, soprattutto, le lunghe passeggiate e le chiacchierate che lui e Rose avevano fatto nel corso degli anni.
- Spero di averti ringraziata - disse. - Senza di te vivrei nell'immondizia. Ma non ho mai pensato...
- Non importa - lo interruppe lei, affaccendandosi intorno al suo cuscino. Lo sprimacci e glielo risistem sotto la testa.
- Non volevo fare la sdolcinata sapendo che eravamo soltanto amici.
Ora Wally guardava Rose con occhi nuovi. Not i suoi lucidi capelli castani, le dolci curve che riempivano la sua uniforme.
Improvvisamente vide una persona che si era presa cura di lui mentre lui guardava da un'altra parte. Una persona che gli stava accanto senza chiedere nulla. Rose era un'amica cara e leale, eppure la conosceva appena.
- Mi sento di nuovo uno scemo - disse. - Me ne sarei dovuto accorgere molto tempo fa, ma immagino che ci fosse un
747 a impedirmelo.
Le prese la mano. - Rose, mi dispiace.
- Beh, ormai l'aereo  bell'e finito - disse lei.
Wally aveva uno sguardo malizioso. - Quando smonti?
- Adesso.
- Sai cosa manger per te? Ho visto una locomotiva nel deposito di rottami di Hastings...
Lei accenn appena un sorriso.
- Ehi, non cos in fretta, bell'uomo. Prima di metterti a mangiare qualcosa per me devi guarire.
Wally si agit sotto l'enorme montagna di lenzuola bianche.
- Per favore, Rose, non lasciarmi.
- Perch dovrei farlo proprio adesso? - Gli si fece pi vicina e gli poggi una mano sulla fronte. - Come ti senti?
- Ho avuto giorni migliori, ma ho fiducia.
- Cos va bene. Anch'io ho fiducia.
Wally sollev lo sguardo sulla flebo che gli gocciava nel braccio.
- Ho fame. Quando mi faranno uscire di qui posso portarti a cena?
- Certo, Wally - disse lei, soffocando una risata. - A patto che sia una cena a basso contenuto calorico e metallico.
- Non vedo l'ora.
Quindi accadde la cosa pi straordinaria. Wally afferr Rose e, prima che lei potesse protestare, la tir a s. E la baci.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Buri Grimes si era issato su una cassa di lattine d'olio lubrificante piazzata in mezzo al campo. C'erano trentatr gradi, ma l'amministratore delegato dell'ospedale era vestito dalla testa ai piedi di un color nero funerale. Willa si sent svenire dall'ansia.
- Ho un altro annuncio - disse Buri.
La folla gli si radun intorno. Cadde il silenzio. Quando fu sicuro di avere l'attenzione di tutti, quando tutte le telecamere furono puntate su di lui, Buri attacc.
- A nome del consiglio d'amministrazione dell'ospedale, sono felice di annunciare che Wally  uscito dal coma. Ci sta guardando in diretta alla televisione proprio in questo momento.
Il nostro amico  tornato.
L'intero paese cominci a gridare e a saltare. Willa, colta alla sprovvista, combatteva contro le lacrime.
Grazie, Signore, per aver accolto le nostre preghiere.
Abbracci i suoi genitori, poi si gir e si ritrov a faccia a faccia con J. J. Smith.
- Ciao - disse J. J.
- Ciao - disse Willa sommessamente.
Negli occhi di Willa c'era dolore, e qualcosa che gli confondeva i pensieri. Per tutto il viaggio di ritorno dalla Grecia si era preparato delle frasi sull'entit e la qualit dei propri sentimenti, ma adesso testo e dati erano svaniti. Frug nel puzzle dei suoi pensieri spezzati, sperando di dire la cosa giusta. Non voleva spaventarla, non voleva metterla in imbarazzo se non avesse provato le stesse cose che provava lui. Soprattutto non sapeva come cancellare il male che aveva fatto.
- Sono contenta che Wally stia bene - disse Willa.
- Anch'io - disse J. J.
- Il tuo naso va meglio.
Lui sorrise, poi disse una cosa sola, ma vera: - Mi sei mancata.
Era un modo semplice di cominciare. Quelle prime, poche parole lo avrebbero portato alle altre.
- Non ho smesso di pensare a te nemmeno un minuto -
continu. - Io... io... io ti amo 65.
Le labbra di Willa si sollevarono in un sorriso ironico. Infil le mani nelle tasche dei jeans. -  solo la tua ossitocina che parla.
Bang. Dritto al lobo frontale.
- Me lo sono meritato - disse J. J.
- Non vedevo l'ora di poter usare questa frase.
- Beh,  pi della mia ossitocina. Molto di pi. Solo che non so come esprimerlo a parole.
- Non provarci - disse lei.
- Ti prego, facciamo due passi. Solo un minuto. - Era disperato.
Cominciava a scendere la notte. La bruma si posava sui campi. Le lucciole brillavano.
- Solo due passi - rispose Willa.
Si incamminarono verso la ferita nella terra, il grande squarcio nel suolo, le ultime vestigia del 747.
- Pensavo di aver capito l'amore - cominci J. J. - Dopo tutte le ricerche che ho fatto, e le volte che mi sono scottato,
avevo deciso che non esisteva, che tutto si risolveva in un mucchio di neurotrasmettitori e qualche istinto primitivo.
La guardava esitante, un po' di sbieco, ma se la mangiava con gli occhi. Willa. La donna pi bella che avesse mai visto.
Con lei, aveva tutto. Senza di lei, l'oblio.
- Adesso so la verit - disse.
- Che cosa stai dicendo? Come potrei amare qualcuno di cui non posso fidarmi?
Bang, di nuovo.
Avrebbe voluto dirle di Mitros Papadapolous e del lampo che gli aveva illuminato la mente, di tutte le scoperte che aveva fatto a Superior. L'amore non consisteva nel trovare una persona con particolari requisiti. Non significava aspettare uno straniero per farsi trascinare in una fuga romantica verso la citt. Non si risolveva in eccessi, grandi gesti, o sacrifici disinteressati.
Non era questione soltanto di feromoni e simmetria.
Si sentiva goffo e stupido e senza speranza. Avrebbe voluto raggiungere Willa... ma come?
Si fermarono ai margini dello squarcio nel terreno. Il vento faceva stormire gli alberi. Fino a quel momento J. J. non si era mai legato a nessun posto. Adesso voleva restare accanto a Willa per sempre.
Stava per parlare quando Blake arriv correndo attraverso il campo. J J., - grid - ti vogliono al telefono! Un tizio con uno strano accento. Dice che  urgente. Muoviti!
- Merda - disse J. J.
Non poteva che essere lui, l'ultima persona al mondo che avrebbe voluto sentire.
J. J. si prepar a una sfuriata. Aveva piantato in asso Mitros
Papadapolous nel bel mezzo di un tentativo di record. Aveva messo in imbarazzo il Libro. Nigel Peasley aveva sicuramente escogitato qualche sadico modo di licenziarlo; di dichiararlo in soprannumero, come elegantemente dicevano gli inglesi.
Corse in casa di Wally e prese il cordless accanto alla porta d'ingresso.
- Cosa diavolo crede di fare? - attacc Peasley con la sua voce stridula. - Le avevo detto che non doveva esserci record!
Adesso guardi cos'ha combinato.  un disastro. Il mondo intero  di nuovo l che vi guarda...
- Ma signore - cominci lui. Signore... Era un riflesso: inginocchiarsi davanti al capo e incassare la punizione. Sent una mano sulla spalla. Era lei.
- Io me ne vado - disse Willa. - Tu hai del lavoro da fare e io ho un giornale che deve uscire.
- Aspetta - la ferm J. J. - Ti prego, aspetta.
- Allora? - Peasley urlava. - Come pensa di giustificarsi?
J. J. usc sotto il portico con il cordless. Guard Willa, poi la gente di Superior nel campo. I suoi occhi si posarono su Blake. Un bambino che aveva disperatamente desiderato un record mondiale, un bambino che aveva la stessa et di J. J.
quando aveva deciso che il Libro sarebbe stato la sua vita. Quattordici anni, quattordici edizioni. Dall'Australia a Zanzibar, una moltitudine di avventure si affollarono nella sua mente...
una moltitudine di trampoli che rimbalzavano, di salti con la corda, di partite a domino.
Le parole gli sgorgarono dalla bocca...
- Mi dimetto.
Silenzio all'altro capo del filo.
- Non ce ne facciamo niente dei suoi record mondiali - disse J. J. Poi ricord ci che Willa gli aveva detto al bar. - Non ci serve il vostro genere di grandezza.
- Sciocchezze - disse Peasley. - Non pu dimettersi! C' la prossima edizione da...
J. J. lasci cadere il telefono, che rimbalz gi dagli scalini e atterr nell'erba. Poi porse il braccio a Willa, e quando lei accett si sent prendere da una tale euforia che gli sembr di volare. Insieme si avviarono nel prato.
Al tramonto, nella valle del fiume Republican, torn la pace.
La voce acuta che continuava a strillare in mezzo all'erba non poteva vincere il vecchio vento.
Si sedettero sul tronco del pioppo che si protendeva sul torrente.
La luna era alta nel cielo. Si erano tolti le scarpe e facevano dondolare i piedi nell'acqua bassa. Willa stava pensando di fare una nuotata. Forse l'acqua fredda le avrebbe chiarito le idee.
C'erano cos tante cose che non capiva. Perch J. J. era tornato a Superior? Voleva solo portare a termine ci che Wally aveva cominciato? O voleva di pi? Accidenti, aveva lasciato il suo lavoro proprio davanti a lei. E adesso parlava d'amore. Cosa gli era capitato in Grecia? Stava dicendo la verit o aveva bevuto qualche ouzo di troppo? Doveva sapere.
- Allora, - disse - mangeresti un aereo per qualcuno che ami?
- Per carit - rispose J. J. - Non ci sarebbe qualcosa di pi facile?
Poi si chin verso di lei. - Certo che mangerei un aereo per te, ma solo se tu mi amassi.
Willa non sapeva se credergli. I salici stormivano nella brezza. Artie Shaw inizi a suonarle in testa...
Love walked right in and drove the shadows away;
Love walked right in and brought my sunniest day.
- Questa  pura follia - disse infine. - Ci conosciamo appena.
-  proprio questo il punto. E una follia. Non ha nessun senso.
- Allora come fai a essere sicuro di quello che senti? Come lo sai?
- Lo so e basta - disse lui. - Conosco spiegazioni scientifiche e formule, ma alla fin fine  solo una sensazione...
Ascoltando la sua voce, Willa si accorse che cominciava di nuovo a credergli.
One magic moment and my heart seemed to know That love said hello, though not a word was spoken.
- Ho bisogno di sapere che cosa ti  successo quella mattina nella roulotte - disse. - Perch te ne sei andato in quel modo?
- Avevo paura.
- Ti ho fatto scappare io?
- No. Sono io che ho fatto scappare me stesso.
J. J. abbass gli occhi verso la propria immagine riflessa nell'acqua. - Sono un semplice John Smith dell'Ohio. Come posso essere degno di te?
Lei tese una mano, gli tocc la camicia sgualcita e gli scompigli i capelli disordinati. - Mi piaci, John Smith dell'Ohio.
- Mi piaci, Willa Wyatt del Nebraska.
Il punto di partenza era buono. Si erano tirati le uova e avevano inseguito i lampi. Forse era ora di aprirsi un po' di pi. La notte era silenziosa, a parte una rana toro che gracidava in riva all'acqua. Willa pieg la testa all'indietro e guard il cielo.
One look and Iforgot the gloom of the past;
One look and I hadfound my future at last.
- Mi permetterai di rientrare nella tua vita? - disse J. J. nel silenzio.
Willa si era persa tra i ricordi. Un rappresentante di libri rilegati in pelle. Il figlio di un banchiere con tutti i soldi del mondo.
Un uomo con uno stemma dorato sul blazer blu.
- Anch'io ho paura - disse.
- Dammi un'altra possibilit. Dove saresti se tua madre non avesse dato una seconda occasione a tuo padre?
Si lasci scivolare dal tronco nell'acqua bassa e si gir verso
di lei. Gli occhi di J. J. erano di un blu assoluto, e perfino il suo naso sembrava di nuovo quello di prima. Willa gli toccava la vita con le ginocchia. Vedeva quanto lui la desiderasse. J. J. era a braccia aperte, in attesa. Lei si lasci avvolgere dal suo calore.
- Viviamo un giorno perfetto - disse J. J. - E, se funziona, viviamone un altro domani.
Tutte le sostanze chimiche del cervello di Willa stavano bruciando, e lei sapeva che, nel profondo, c'era quella sensazione speciale. Sent di nuovo la musica.
One look and I had found a world completely new...
J. J. si chin su di lei. Le loro labbra si sfiorarono. Un dolce, tenue bacio che prese fuoco. Poi lui spost la bocca sulla faccia e sul collo di Willa, si immerse nei suoi capelli e le sussurr parole che sciolsero le sue ultime resistenze.
- L'amore  entrato con te - disse J. J.
- S - disse lei. - L'amore  entrato con te.
...
.
...
EPILOGO.  tardi.
...
.
...
Il sole sta tramontando sui campi. Da un momento all'altro Willa torner dal giro dei giornali, e io sentir il Ford che risale la stradina sferragliando come tutti i vecchi catorci che girano qui intorno.
Adesso vivo in mezzo al nulla assoluto, o in mezzo al tutto assoluto. Dipende da come si guarda la cartina. Questo  il luogo cui appartengo, e credo sia una benedizione del cielo se, dopo aver vagato per il mondo, ho finalmente trovato il mio posto.
Mentre scrivo sono seduto in una piccola casa di legno a pochi metri dalla vecchia Spartanette. La luce che si affievolisce sfiora le fotografie sulla parete. Sono tre quelle che mi sono pi care.
La prima  del mio amico Mitros Papadapolous. Rimase immobile per due giorni senza accorgersi che avevo lasciato l'isola di Folegandros. Batt il record mondiale, si guadagn un posto nel Libro e, quando ebbe mie notizie, fu cos gentile da mandarmi una pregiata bottiglia di ouzo.
Questa storia mi porta alla seconda fotografia. Venne scattata davanti al Taj Mahal il giorno in cui chiesi a Willa di
diventare mia moglie. Guardandola attentamente, sullo sfondo si riconoscono due vecchi amici. Uno sta in equilibrio su una gamba sola, l'altro agita le unghie pi lunghe del mondo.
La terza fotografia viene dal campo di un agricoltore. Mostra
1104 persone vicino a un granaio rosso e a un grande squarcio nella terra lungo 70 metri e 66 centimetri, la lunghezza esatta di un Boeing 747. Queste persone portarono a termine il lavoro di un brav'uomo, loro amico e vicino, che si era messo in testa di mangiare un jumbo jet. Impiegarono 8
ore e 41 minuti, e ogni secondo fu seguito in televisione da oltre un miliardo di spettatori. E posso affermare con assoluta autorit che in quell'occasione non fu battuto alcun record ufficiale.
Non fu battuto alcun record ufficiale...
Ma naturalmente la verit  un'altra. Quell'estate, a Superior, furono battuti moltissimi record, e di quelli che contano sul serio, anche se non finiscono nei libri, nei giornali o in televisione.
Un uomo aiut il suo migliore amico a costruire un magico marchingegno perch potesse mangiare un aeroplano.
Una donna non lasci mai il capezzale di un amico in coma.
Un ragazzino voleva che sua sorella trovasse la felicit e le port il mondo sulla soglia di casa.
All'inizio la maestosit di quei momenti mi era sfuggita, non  facile distinguere certi valori in un'epoca in cui tutti pensano che una cosa  tanto migliore quanto pi  grande.
Questa, credo,  la sfida. Riconoscere la vera grandezza quando la vediamo. Apprezzarla quando l'abbiamo. Coglierla finch dura.
E questo  esattamente ci che Wally e Rose hanno fatto da quel giorno in ospedale quando lui si  svegliato dal coma.
Non si sono quasi mai separati, e vivono felici alla fattoria. Wally
sta lavorando sodo a una nuova idea: la Jacuzzi bovina. Mucche rilassate e contente uguale mucche sane, insiste lui. Insieme con Nate Schoof sta realizzando un prototipo nel granaio.
Ora torniamo all'affermazione esagerata che ha aperto il libro. Questa  la storia del pi grande amore di tutti i tempi. Potreste smentirla citando Romeo e Giulietta, Antonio e Cleopatra, o forse perfino la vostra storia personale. E questa  precisamente la mia tesi. Ciascuno di noi - perfino un comune mortale di nome John Smith - pu vantare il record per l'amore pi grande di tutti i tempi, deve solo sbarazzarsi delle sue contraddizioni ed essere capace di riconoscerlo quando lo incontra.
Puro. Vero.
Sulla mia bacheca tengo appuntato un pezzo di carta con una poesia giapponese, anche se le parole le ho imparate a memoria molto tempo fa.
Ho sempre saputo che alla fine avrei preso questa strada, ma ieri non sapevo che sarebbe stato oggi.
La mia vecchia strada  finita qui a Superior, e mi sono avventurato su un nuovo cammino. Ho iniziato a scrivere un nuovo libro dei record. Non  quello che vi aspettereste. Dio sa che non batter mai Peasley al suo gioco, ma non mi importa.
Io lo chiamo Il libro delle meraviglie.
 una cronaca di tutti i fatti straordinari che passano inosservati in questo mondo, delle imprese che non entrano nei libri, che non vanno in diretta TV, che non diventano attrazioni di strada.
Conosco un'anziana donna di New York che compare in questo libro: annaffia ogni giorno dei girasoli di plastica. A
qualcuno pu sembrare strano, ma io so qual  la verit. Lei  una cui le cose stanno a cuore.
Cerco storie vere sulle meraviglie quotidiane, sugli autentici momenti di grandezza e splendore nel mondo, e accetto volentieri le vostre domande di iscrizione. Ho messo in
piedi un Comitato, sapete a che cosa mi riferisco, e mi impegno a rispondere, con cortesia e a giro di posta.
Forse qualcuno ha costruito il Taj Mahal per voi, o addirittura mangiato un aereo. O pu darsi che abbia fatto qualcosa di pi piccolo, ma altrettanto straordinario. Magari, ogni sera, risalendo la strada, una persona speciale suona il clacson per voi. Non sembra granch, ma ascoltate attentamente...
La porta di casa si apre e sentite i suoi passi frettolosi.
Per favore inviate le vostre domande a The Book of Wonders, P.O. Box 51, Superior, Nebraska 68978-0051. Oppure mandate le vostre iscrizioni via e-mail a recordkeeper@thebookofwonders.com.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Nota dell'autore.
...
.
...
Sono grato a Mark Young, ex amministratore delegato ed editore della Guinness Media Inc., e al suo staff di Stamford
(Connecticut) per avermi guidato e per avermi offerto informazioni e incoraggiamenti. Devo molto anche alla Guinness World Records Ltd. di Londra. I record e molte delle vicende descritte in questa storia provengono dai suoi libri straordinari e dalle sue banche dati. Le lettere dei bambini contenute nel secondo capitolo sono ispirate alle vere domande inviate ai Controllori dei Record.
Sono grato ai vari primatisti che mi hanno raccontato le loro esperienze, soprattutto a Michel Lotito il pi grande onnivoro del mondo (quasi nove tonnellate di metallo dal 1966), e ad Ashrita Furman, detentore del record del maggior numero di record battuti (sessanta, e sta andando avanti). Ricorder sempre con piacere l'immagine dell'indomabile Ashrita in un fine settimana di ottobre. Stringendo in mano per 30 ore e 52
minuti un mattone di 4 chili e mezzo, senza cambiare la posizione delle dita e con i polpastrelli rivolti verso il basso, batt il record mondiale di trasporto del mattone camminando per 136
chilometri e 84 metri sulla decrepita pista di un liceo del Queens, a New York.
Agli abitanti di Superior, Nebraska, va tutta la mia stima.
Per la loro saggezza e amicizia, e per avermi insegnato a fare il bracciante, sono particolarmente grato a Sandy e Lefty Bothwell e a Beth e Chuck Fowler. Joyce, Sam e Scott Baird mi hanno generosamente accolto, come molti altri a Superior. Il personale del mattino al Gas'N Shop, la folla del pranzo all'Hereford Inn
e l'irreprensibile Russell Thomas, con la sua squadra, al silos dei cereali di Webber (Kansas) mi hanno sempre fatto sentire a casa. Per le informazioni sugli usi locali, e per le risposte che mi ha dato a qualsiasi ora, sono in debito con Bill Blauvelt, redattore ed editore del Superior Express, e con sua moglie Rita.
Per le informazioni tecniche sul jumbo jet ho consultato il libro Boeing 747: Design and Development Since 1969 di Guy Norris
e Mark Wagner. Ho anche consultato Glenn Farley, esperto aeronautico per la King-TV di Seattle, e Dan Gellert, ex pilota di 747.
Per la chimica dell'attrazione sessuale ho fatto ricorso a pi fonti, tra cui Le radici della sessualit di Simon Levay, Sex on the Brain di Deborah Blum, The Science of Love: Understanding Love and Its Effects on Mind and Body di Anthony Walsh e The Science of Love di Claudia Glenn Dowling, pubblicato sulla rivista Life.
Ho tratto ulteriori notizie su Michel Lotito, Monsieur Mangetout, dall'articolo di Robert Chalmer Guess Who's Coming
to Dinner, uscito sull' Observer di Londra. Per la secolare storia dei mangiatori di pietra e ferro, Learned Pigs of Fireproof Women di Rickyjay  un classico.
...
.
...
Ringraziamenti.
...
.
...
Devo molto a molte persone per aver fatto spiccare il volo al
747. I primatisti del mio libro sono...
Chrissy Colvin per l'ispirazione, e Norman e Priscilla Colvin.
Debra Goldberg per avermi indicato la strada per Superior.
Robin Jonas per 65 e pi meraviglie, e Virginia Jonas. Kristin Mannion e H.P. Goldfield per avermi portato sulla loro barca, un bellissimo Whimsea. Amici e lettori: Julie Bergman, Barry Edelstein, Tiffany Ericksen, Arthur Drooker, Richard Haass, Alan Levy, Susan Mercandetti, Jeffrey Rosen, Gary Ross, Dov Seidman, Dylan Sellers, Stuart Sender, Allison Thomas ed Elizabeth Guber Stephen.
Tom Brokaw, David Doss e i miei colleghi alla NBC News per avere assecondato la mia mania per la rotazione dei raccolti agricoli nel bel mezzo della guerra e dell'impeachment.
Gwyn Lurie per avermi dato un grande incoraggiamento nella prima fase, e tutti quelli della Bel-Air and Junction Entertainment.
Maxine Paetro per la grande perspicacia e l'incoraggiamento lungo il cammino. Harriet Braiker per le sue riflessioni sul cuore. Phyllis Levy per la sua saggezza da vera romantica. Michael Gendler e la sua squadra per l'agguerrito patrocinio legale. L'onnisciente Irwyn
Applebaum e l'inarrestabile Beth de Guzman per l'energia dedicata all'editing e alla pubblicazione negli Stad Uniti. La radiosa Ursula Doyle per la cura dedicata alla pubblicazione in Gran Bretagna. Jennifer Sherwood, un nome un mito, per l'entusiasmo e l'attenzione.
Joni Evans, incomparabile agente e amico, che prima si  messo a ridere poi  partito in quarta e ha seguito il libro pagina per pagina; l'uomo che fa avverare i sogni.
E infine la mia famiglia: Elizabeth, Jeffrey, Richard e William Randall per quello che conta di pi, e Dorothy Sherwood per la sua matita implacabile e il suo amore per le parole.
...
.
...
FINE.